La storia di Villa Silvia di Lizzano
(Cesena).
Sopra:
Villa Silvia nel 2007 (prima del restauro)
Villa
Silvia deve il suo nome a Silvia Baroni contessa Semitecolo
di Bassano, che, avendo
sposato nell'aprile del 1874 il conte
Giuseppe Pasolini Zanelli di Faenza,
divenne proprietaria della villa settecentesca e ne fece
una delle sue residenze estive.
Sopra:
La contessa Silvia (in primo piano a sinistra) con i suoi
ospiti
Dalla villa,
situata tra le verdi colline di Lizzano, si può contemplare
uno dei panorami più suggestivi della Romagna: la natura
rigogliosa, i campi coltivati degradanti fino alla vicina
Cesena e al mare, che si scorge in lontananza.
Sopra:
Alcuni componenti del circolo culturale della contessa.
Si possono notare Giosuè Carducci (il 2° seduto da
sinistra)
ed il tenore lirico Alessandro Bonci (il 3° seduto da
sinistra)
Qui la contessa
Silvia, imitando la madre Marina Sprea che nel suo salotto
letterario aveva accolto il Capponi, il Tommaseo,
l'Aleardi,
invitò a frequentare la sua dimora gli uomini più illustri
della Romagna del tempo come gli
scrittori Nazzareno
Trovanelli, Antonio Messeri, Paolo Amaducci,
musicisti come Balilla
Pratella, Achille Turchi, Federico Sarti e
cantanti come Alessandro
Bonci;
qui Giosuè Carducci trascorse ben undici soggiorni, dal
1897 al 1906, durante i quali
godette della quiete del parco, della mitezza del clima,
dell'ascolto della musica, della compagnia stimolante degli
ospiti e della calda
amicizia della famiglia Pasolini Zanelli, cui si legò al
punto da esprimere
il desiderio di chiudere la sua vita nella tranquilla pace
di Lizzano[1].
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Sopra
: (Foto a sinistra) Giosuè Carducci a Villa Silvia
Sopra: (Foto a destra)Giosuè Carducci e Alessandro Bonci a
Villa Silvia
A testimonianza
del sodalizio nato fra il poeta e i conti
rimangono la camera che gli era riservata, ancora
intatta e
visitabile, piena di ricordi e di cose sue...la finanziera
che avrebbe dovuto indossare in occasione della visita che
doveva fare nel 1905 la
regina Margherita, visita che poi fu disdetta [2], le
fotografie scattate da un fotografo d'eccezione, Pietro
Pasolini Zanelli figlio della contessa, che lo ritrasse in
passeggiata lungo i sentieri del parco da solo o in
compagnia , a tavola come ospite d'onore, in gita nelle
vicine località a visitare le bellezze artistiche.
Fra queste è da ricordare la visita alla
chiesa di Polenta, già citata da
Dante e amata particolarmente da Carducci; fu appunto
l'interesse per questa pieve bisognosa di restauri che
convinse il poeta ad accettare l'invito a Lizzano dei conti
Pasolini Zanelli, impegnati in una campagna di
sensibilizzazione e raccolta di fondi a favore della
chiesa. L'iniziativa fu seguita dalla composizione
dell'Ode
alla chiesa di Polenta, quasi
sicuramente concepita fra i colli dell'amenissimo Lizzano
[3]e pubblicata nel 1897, che fu mezzo efficace per avere i
fondi per erigere il campanile mancante[4].
L'Ode (con
la sua trasposizione musicale ad opera di Balilla
Pratella) sarà
protagonista della seconda edizione di
SaporInMusica
2007, organizzata
dall'AMMI.
Sopra :
La camera da letto di Giosuè Carducci a Villa Silvia
Sopra :
Giosuè Carducci a Villa Silvia pochi giorni prima della
morte
Il poeta
ritornò volentieri a villa Silvia, che egli preferiva a
tante altre ospitalità, perché qui poteva
alternare i profondi silenzi con
le parole della contessa, donna di
spirito e di vasta cultura che passava dagli onesti
favellari alle burlette infantili e ingenue che piacevano
tanto al poeta [5]; qui ritornò anche quando, ormai
infermo, era costretto in una poltrona a ruote e la parola
non era più sciolta come un tempo; qui,
alla sua morte nel 1907, i conti
Pasolini Zanelli posero una lapide (ancor oggi visibile) a
perpetua memoria della devota ammirazione e della fedele
amicizia.
Alla sua morte,
avvenuta nel 1920, la contessa Silvia lasciò per testamento
la Villa, con annessi
quattro poderi, in legato al Comune
di Cesena, perché in essa vi sorgesse
un'opera benefica, atta a lenire le umane sofferenze della
popolazione del luogo ed oltre [6],in memoria
di Giosuè Carducci e del figlio Pietro; da allora e fino ad
oggi il Comune di Cesena, fedele esecutore della volontà
testamentaria di Silvia Baroni Pasolini Zanelli, ha
promosso in questo luogo varie iniziative sociali e
culturali soprattutto a favore dei bambini: alla villa ha
funzionato per oltre un cinquantennio un preventorio
tubercolare per i fanciulli meno abbienti e di particolari
condizioni disagiate [7], scuole materne, una ludoteca,
attività ricreative e manifestazioni culturali;
dalla primavera 2007 la villa è divenuta la sede operativa
dell'AMMI (Associazione
Musica Meccanica Italiana) che svilupperà l'attività di
divulgazione, salvaguardia e restauro degli strumenti
musicali meccanici e curerà l'allestimento di un museo
permanente di strumenti musicali di particolare interesse,
attività didattiche per ragazzi, un laboratorio ed una
scuola di restauro.
Memore del glorioso passato di Villa Silvia, AMMI è onorata
di poter interpretare la volontà e l'ultimo desiderio della
contessa Silvia facendosi promotrice di iniziative ed
attività che diffondano la cultura e la tradizione
musicale, e rechino ristoro...alle anime.
Roberta Montavoci -Aprile 2007-
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Note.
1- Angela Fabbri, Polenta di Dante, guida turistica e
storica, Faenza 1969
2- Umberto Foschi, Antiche ville della provincia di Cesena,
Forlì.
3- Lettera autografa di Giosuè carducci a Silvia Pasolini
Zanelli, Bologna, 27 Dicembre 1905 in Da un carteggio
inedito di Giosuè Carducci a cura di Antonio Messeri
Zanichelli-Cappelli 1907.
4- Angela Fabbri, op.cit.
5- Umberto Foschi, op.cit.
6- Angela Fabbri, op.cit.
7- Angela Fabbri, op.cit.
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