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UNA MACCHINA PARLANTE COMPLETAMENTE ITALIANA

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Sopra: Il fonografo Giacardi in tutta la sua maestosa bellezza
Largo 88 alto 122 profondo 43 diam. tromba 38

Nella mia oramai lunga storia di collezionista, ho sempre avuto un particolare interesse per le macchine usate nei locali pubblici.
Probabilmente è una deformazione professionale, infatti produco e vendo mobili . Quindi sono abituato ad occuparmi della forma degli oggetti e i grammofoni fatti per i locali pubblici hanno dimensioni, forme e cosmesi di grande interesse.
In parole povere la macchina che si usava in una bettola era diversa da quella usata in un grande ristorante o in una casa di tolleranza.
In più é chiaramente interessante lo sviluppo tecnico di tali macchine.

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Targa in ottone fissata sul coperchio.
Il numero di serie probabilmente va letto diviso in due.
20 sta per 1920 e 14 è il numero progressivo di produzione

L’Edison Phonograph fu prodotto a partire dal 1890 come macchina da ufficio e come macchina a gettone per soddisfare la curiosità dei frequentatori di Fiere.
Legge un solo cilindro, per cambiare musica bisognava sostituirlo, impresa non complicatissima ma delicata data l’estrema fragilità dei cilindri in cera.
Esempi di macchine in grado di selezionare diversi cilindri prima di inserire la moneta sono abbastanza rari.
Vale la pena di citare il colossale “Multiphone” con 24 cilindri, di produzione americana e soprattutto l’unica macchina che ha avuto una certa diffusione “Regina Exaphone” del 1910.
Sempre americana, suona sei cilindri diversi e ne esistono fondamentalmente 2 modelli – uno per cilindri da due minuti ed uno per gli “Amberol “ infrangibili da 4 minuti.

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Sopra: Dettaglio del braccio e del motore.
In primo piano la canalina per la moneta.
E’ chiaramente visibile il pezzo che spostato dal passaggio
della moneta dava inizio ai contatti elettrici.

L’esemplare che posseggo da più di 20 anni suona magnificamente. Gli “Amberol”, si possono leggere centinaia di volte senza che si manifesti tracce di usura, purtroppo quando fu prodotto l’Exaphone, il cilindro era al tramonto, anzi, tranne che in America in tutta Europa era oramai sparito.
Le macchine a disco sono più pratiche delle macchine a cilindro, la sostituzione del disco era molto semplice, quindi fino al 1920 il gran numero di grammofoni a disco non avevano la possibilità di scelta con un meccanismo automatico.
Generalmente era lo stesso avventore che metteva sul piatto il disco, girava la manovella e inseriva la moneta.
L’automatismo riguardava unicamente la partenza/ arresto del motore e il sollevare/ abbassare il diaframma!

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Sopra: Regina Exaphone 1910
Largo 62 alto 125/160 profondo 46

Nel 1920 Enea Giacardi, Milano, costruì e brevettò la macchina che vediamo nella varie fotografie. La lunetta vetrata da cui si vedono i dischi e tutta la struttura del mobile, fanno del “Giacardi “ un autentico Juke-box a dischi.
Ed è anche una delle pochissime macchine completamente di progettazione e costruzione italiana .
Ha una dotazione di 15 dischi che vengono scelti ruotando il pomello centrale.
I dischi sono di tipo Pathé a incisione sussultoria, con lettura partendo dal centro.
La puntina di lettura è in zaffiro e quindi indistruttibile, il che risolve il problema del cambio di puntina. Per i dischi a incisione laterale solo dopo il 1930 furono disponibili puntine in tungsteno, di durata pressoché illimitata.
Mi sembra interessante conoscere anche il relativo Brevetto, inglese, datato 1922.
Il brevetto italiano è sicuramente di almeno 2 anni prima, ma non sono riuscito a rintracciarlo.

Marco Contini