L'Organo a canne
Brevi cenni di storia e di tecnica organara
di Ugo Leoni

Capitoli:
1- Brevi cenni storici
2- Sviluppo ed evoluzione
3- Tecniche di trasmissione
4- Descrizioni Tecniche
5- Conclusione

Capitolo 1:Brevi cenni storici
L' Organo e' uno strumento aerofono (funzionante per mezzo di aria).
Venne inventato, nel III secolo a.C., da CTESIBIO, un giovane di Alessandria nell' Egitto, al quale diede il nome di "Hydraulos" , poiché il funzionamento avveniva per mezzo di un ingegnoso meccanismo idraulico (ad acqua).
Inizialmente era adibito ad uso profano: era diffuso anche nell' antica Roma, ove se ne servivano per allietare banchetti ed accompagnare danze.
Per questo motivo, la Chiesa tardò diversi secoli, prima di accettarlo come strumento adatto per le Celebrazioni Liturgiche: ciò avvenne solamente verso la fine del 900 d.C.
Le dimensioni degli organi di quell' epoca erano molto contenute (disponevano di un numero di canne molto limitato) ed erano suddivisi in due tipi:

a)PORTATIVI (che venivano portati 'a tracolla')
b)POSITIVI (che venivano appoggiati su di un ripiano)

a) I portativi, come dice la parola stessa, erano di ingombro talmente limitato (spesso disponevano di una sola fila di canne e di una tastiera con poche note) che era possibile suonar li portandoli a tracolla (su un fianco) in modo che la mano sinistra azionasse il mantice mentre la mano destra agiva sulla minuscola tastiera.
Grazie alla loro maneggevolezza, questi piccoli organi venivano largamente utilizzati nelle Sacre Processioni.

b) I positivi, invece, erano strumenti più grandi dei precedenti: potevano disporre di diverse file di canne ed avevano una tastiera con un maggior numero di note: ciò comportava peso ed ingombro maggiori.
Gli spostamenti, pertanto, erano più' difficoltosi: in genere erano limitati all' interno della chiesa in cui erano installati (in modo da poter dare, agli organisti, la possibilita' di trovarsi a diretto contatto con le assemblee, nell' accompagnamento dei canti).
Venivano chiamati "positivi" perchè, per poterli suonare era necessario appoggiarli su di un ripiano qualsiasi, che fosse in grado di sorreggerne il peso.

I portativi ed i positivi avevano un fattore in comune tra loro: erano totalmente sprovvisti di pedaliera (che comparirà nel 1400 circa).



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Sopra: Hydraulos. l'organo di Ctesibio descritto da Vitruvio. Sezione longitudinale dello strumento; sezione trasversale del somiere; particolare di detta sezione con tasto abbassato.


Annotazione:
ORGANO PORTATIVO o NINFALE
(fr. portatif, orgue portatif; ingl. portative organ; ted. Portativ; sp. portativo).
Strumento aerofono a tastiera. Si tratta di un piccolo organo portatile usato dal x sec. ca. fino a tutto il XVII sec.
Di impiego chiesastico (soprattutto per le processioni) e domestico, era costituito da una piccola cassetta rettangolare che portava infisse una, due o anche tre file di canne ad anima, solitamente di altezza decrescente da sinistra a destra. Le canne - di legno, piombo, rame o stagno - erano alquanto corte e abbracciavano una modesta estensione (4', 2' e 1'); la tastiera recava da 9 a 12 tasti, che in alcuni modelli potevano salire fino a una ventina. Lo strumento produceva dapprima solamente suoni diatonici; in seguito furono aggiunti suoni cromatici. L'esecutore reggeva l'organo portativo appeso al collo mediante una cordicella; lo strumento poteva però essere posato su una mensola o sulle ginocchia dell'esecutore, il quale con le dita della mano destra muoveva i tasti, mentre con la sinistra azionava il mantice.
Nel XIV sec. in Italia l'organo portativo fu chiamato anche organetto.

ORGANO POSITIVO o POSITIVO
(fr, positif; ingl. positive organ; ted. Positiv).
Strumento aerofono a tastiera. Si tratta di un organo di limitate proporzioni, così chiamato perchè si posava a terra, o su un tavolo, o, comunque, nella posizione più favorevole per l'esecutore. Diffusosi successivamente al portativo, ebbe largo impiego dal XII fino al XVIII sec.
Nei confronti del portativo aveva canne ad anima di lunghezza maggiore e una tastiera più estesa, che abbracciava da 3 a 4 ottave; si suonava con entrambe le mani, mentre i mantici, più ampi di quelli del portativo e contenuti nel cassone su cui era collocato lo strumento, venivano azionati da un'altra persona. Provvisto di un numero esiguo di registri (in genere da 3 a 8), era solitamente privo di pedaliera: quando l'aveva era spezzata e comunque ristretta alla prima ottava.

L' ORGANO PIU' ANTICO DEL MONDO
Notre Dame a Sion - Svizzera-
Il più antico organo del mondo ancora utilizzabile è quello della chiesa di Notre-Dame de Valère a Sion (Svizzera).
Alcuni elementi dello strumento risalgono al 1400 circa (cassa e tre dei sette registri). L’ estensione originale era si' - fa'. Matthias Carlen la estese nel 1718 (do1 - do5) e aggiunse una pedaliera. Le pitture delle ante sono opera di Peter Maggenberg, di Friburgo, e risalgono al 1434-37. Quest'organo “in nido di rondine” dà un esempio della cura che, nei secoli XIV e XV, si aveva per l’aspetto di un organo; è evidente che si è voluto evocare un altare. I merli che sovrastano le due torrette riprendono il tema della “fortezza di Sion”, presente su tutta la facciata occidentale della chiesa stessa.

N.B. Lo strumento sopra descritto e' stato ampliato nel corso dei secoli, quindi non e' integralmente originale.
Nella chiesa di S. Petronio, in Piazza Maggiore a Bologna, invece vi si trova l'organo più' antico d'Italia, costruito da LORENZO DA PRATO, nel 1475 (!) ed e' perfettamente funzionante, e non ha subito alcuna modifica da quando e' stato costruito (eccezion fatta per l'applicazione di una elettroventola, LASCIANDOGLI comunque L'ORIGINALE IMPIANTO DI POMPAGGIO D'ARIA).

Capitolo 2:Sviluppo ed evoluzione

Nel 1400 si iniziano a costruire organi più' grandi che, a causa della loro imponente mole, non potevano essere assolutamente trasportati da un luogo all' altro, come i precedenti.
Così nasce l' "Organo Maggiore" (o "Grande Organo"), la cui installazione diviene fissa: generalmente veniva collocato in cantorie sopraelevate, nei presbiteri o sopra i portali d'ingresso delle chiese (raramente veniva collocato a pavimento).
Contemporaneamente comparivano le prime rudimentali pedaliere (quasi sempre prive di registri propri) che svolgevano il compito di tenere premuti i tasti delle note più' gravi delle tastiere.
Nel 1600 inizia il vero sviluppo tecnico e fonico dell' organo, che si evolve in maniera diversa tra i vari paesi europei.

I T A L I A

La maggior parte degli organi che venivano costruiti in Italia avevano una sola tastiera (anche se ne furono costruiti di 7 tastiere, come a S. Pietro di Trapani, dopo il 1700): questa tastiera era costituita di poco più di 40 tasti, e l'ottava più grave era "in sesta" (o "scavezza", se vogliamo usare il termine in voga a quell' epoca).
Cio' significava la la 1° ottava non aveva la successione di note come le ottave regolamentari (che sono le altre che seguono ad essa): questa ottava inizia dal tasto “Mi”a cui, pero', corrisponde la nota “Do”; al tasto “Fa #” corrisponde la nota “Re”; al tasto “Sol #” corrisponde la nota “Mi”.
Pertanto i salti, tra il nome del tasto alla nota effettivamente corrispondente, che devono essere considerati in modo ascendente, sono di sei note, o "in sesta" (es. “Mi - Do”= Mi/Fa/Sol/La/Si/Do).
A causa di questo, in questa ottava mancavano Do#-Re#-Fa#-Sol# : quindi era denominata anche “scavezza” (scavezza = priva, mancante).
La pedaliera degli organi italiani, inoltre, era di piccole dimensioni ("in sesta" anch' essa) con pochi registri propri di 'basso'.
Quasi tutti gli organi, pero', erano caratterizzati dal fatto di avere i registri "spezzati": cio' significava che ogni registro, invece di agire su tutta l'estensione della tastiera, veniva diviso a meta' (la parte medio-bassa e la parte medio-acuta) con due comandi separati.
Cosi', con una sola tastiera, si potevano ottenere due timbri diversi: uno per l'accompagnamento e l'altro per la parte solista.
La composizione fonica degli strumenti d'allora era costituita da serie di registri appartenenti alla famiglia dei "Principali" (Principale, Ottava, Decima-Quinta, Ripieno, ecc.) e quelli appartenenti alla famiglia dei “Flauti” (Bordone, Nazardo, Ottavino, ecc.): i registri appartenenti alla famiglia delle "Ance" (Tromba, Clarino, Oboe, Bombarda, ecc.) erano molto rari.
Dal 1600 al 1800 gli organari italiani (organaro = costruttore d’organi) più' rinomati furono: ANTEGNATI, CALLIDO, SERASSI, INZOLI, BOSSI.

S P A G N A

Nell' organo spagnolo, nel 1600 troviamo uno strumento più' complesso e avanzato tecnologicamente, rispetto a quello italiano (anche se sovente era sprovvisto di pedaliera).
Esso, infatti, dispone gia' di due o più' tastiere e, non di rado, dispone di un corpo (corpo = gruppo di canne) staccato dal corpo principale: il "Positivo Tergale".
Questa denominazione era dovuta ai seguenti fattori:
- "Tergale" perche' si trovava a ridosso della schiena dell' organista;
- "Positivo" perche' era più' vicino all' assemblea, rispetto al grande corpo principale.

L'organo spagnolo fu quello sul quale comparvero, per la prima volta, le "Trombe a squillo" (o "Trombe orizzontali", o "Trombe en chamade"). Praticamente erano canne, imitanti il suono delle trombe, appartenenti alla famiglia delle ance.
A questo punto e' necessario spiegare la differenza che esiste tra le canne di tipo "labiale" e quelle di tipo "ad ancia".
Nelle canne labiali (es. Flauto, Principale, Viola, etc.) il suono viene emesso dal taglio trasversale ( che è situato poco al di sopra della imboccatura delle canne stesse): quindi l’aria entra in vibrazione e genera il suono.
Nelle canne labiali, quindi, il suono e' generalmente molto armonioso, ma di scarsa potenza.
Nelle canne ad ancia (es. Tromba, Clarino, Fagotto, Bombarda, ecc.) il suono viene generato dalla vibrazione di una lamina, o "lingua" (l' ancia, che e' situata all' interno dell' imboccatura, alla base delle canne appartenenti a questa famiglia) e fuoriesce dall' estremita' superiore.
Pertanto le canne ad ancia, essendo gia' potenti di per se stesse, se vengono posizionate orizzontalmente, in direzione della chiesa, acquistano ancor più' potenza ed il loro timbro più' squillante.

Per dare meglio un' idea della loro potenza, riportiamo un fatto verificatosi alcuni anni fa nella chiesa di S. Giustina a Padova (la 7° chiesa più' grande del mondo !).

Una ditta organaria, incaricata alla costruzione di un nuovissimo grande organo (8.000 canne circa), installo' una fila di queste canne ("trombe a squillo") nelle cantorie laterali dell' Altare maggiore; a lavoro ultimato, dopo le prime prove di collaudo, si vide costretta a retrocederle nell' abside, a più' di 20 metri di distanza rispetto alla collocazione primaria.
Questo perche' IL LORO SUONO PREVARICAVA sul resto di tutto lo strumento (ben 8.000 canne, come e' stato asserito poc' anzi), a grave scapito della omogeneita' ed amalgama timbriche.

Tornando alle caratteristiche tecniche dell' organo spagnolo del 1600, nonostante fosse più' ricco di timbri e di effetti rispetto all' organo italiano, disponeva di una pedaliera decisamente rudimentale: in genere si presentava come una serie di grossi pulsanti aventi il compito di tenere premuti i tasti della parte più' grave delle tastiere.

N O R D - E U R O P A

Lo strumento che ha lasciato un' impronta decisiva sullo sviluppo tecnico e fonico nella storia, fu l'ORGANO NORVEGESE.
Esso, gia' nel 1600, disponeva di due o più' tastiere (spesso erano tre) con pedaliera di 27 note, ed un numero di registri abbondante ed equilibrato in tutti i manuali (manuale = tastiera) e nella pedaliera.
Possedeva anche tutte quelle famiglie di registri, che fanno di un organo uno strumento veramente completo (Principali-Flauti-Mutazioni-Ance).
Gli organi norvegesi ebbero tale importanza sull' evoluzione tecnologica dello strumento, che DA ESSI DERIVARONO GLI ORGANI TEDESCHI (ancor oggi considerati i migliori in assoluto) sui quali rifulse l' incommensurabile ingegno musicale di J.S. Bach.

Gli organi francesi ed inglesi, invece, non ebbero molta influenza sulla evoluzione storica dello strumento.

A tale riguardo possiamo solo accennare quanto sotto riportato:

- In Francia, nel secolo scorso, vennero costruiti diversi organi mastodontici (es. S. Sulpice a Parigi: 5 tastiere, 117 registri, 9.000 canne circa)

-In Inghilterra, sempre nel secolo scorso, si iniziarono a realizzare organi aventi, nella propria composizione fonica, dei registri alimentati da aria ad elevatissima pressione (circa 1.000 millibar)
(La pressione ordinaria dell’aria, negli organi tradizionali, oscilla da 45 a 75 millibar)

C'e' pero' da sottolineare che gli organi di colossali dimensioni (definiti "mastodontici" o, per usare il termine dell' organologo Corrado Moretti, "eclettici"), hanno generalmente un appiattimento timbrico, anche se dispongono di una elevatissima potenza sonora.

Infatti in questi strumenti si cerca più' l'impatto sonoro, invece che la purezza timbrica e la caratterizzazione di ogni singolo registro.

Conseguentemente a cio', possiamo trarre la conclusione che in campo organario, il termine "mastodontico" e' quasi sempre l'inverso del termine "qualitativo".

Capitolo 3:Tecniche di trasmissione


Fino alla seconda meta' del 1800, tutti gli organi esistenti nel mondo avevano una fattore in comune: erano tutti a
TRASMISSIONE MECCANICA.
Questo significava che l'apertura delle valvole di immissione dell' aria nelle canne, era azionata da fili di ferro (o listelli di legno), collegati ai tasti delle tastiere e della pedaliera.
Cio' comportava dei pregi, ma anche alcuni problemi:


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Trasmissione dal tasto al somiere, a riposo e in movimento.
Tipo meccanica.



- il pregio maggiore consisteva nel fatto che questo sistema di trasmissione dava la possibilita', all' esecutore esperto, di poter dosare a piacimento l'immissione dell' aria nelle canne, in modo graduale od immediato (cosa impossibile per qualunque altro tipo di trasmissione, come vedremo in seguito);

- il problema più' grave, invece, era determinato dalla durezza dei tasti che aumentava a mano a mano che l'organo aumentava di dimensioni: cio' costringeva le Case organarie alla ricerca di sistemi di contrappesi atti ad equilibrare il peso delle trasmissioni stesse, in modo che fosse meno difficoltoso azionare i tasti;

- un altro problema era costituito dal fatto che la consolle era condizionata a trovarsi a diretto contatto con il corpo fonico dello strumento: se questo e' un pregio nell' uso concertistico dello strumento, non lo e' affatto, invece, nell' uso liturgico.

Nella citta' di Parma vi sono diversi organi a trasmissione meccanica, ma purtroppo sono quasi tutti strumenti piccoli, con una sola tastiera. Per citarne qualcuno: Conservatorio (Merulo del 1600 e Formentelli del 1978), Steccata (Negri-Poncini del 1780), S. Quintino (Cavalli di 1890), S. Michele ( ? del 1750 circa), ecc.

Verso la seconda meta' del 1800, comparvero i primi organi a
TRASMISSIONE PNEUMATICA.

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Trasmissione dal tasto al somiere, a riposo e in movimento.
Tipo pneumatico-tubolare


Questa trasmissione era costituita da tubicini, che erano collegati tra i tasti e le valvole di immissione dell' aria alle canne.
Quindi, premendo un tasto, si faceva entrare in pressione l'aria contenuta all' interno del tubicino, collegato ad esso, in modo che facesse da servocomando nell' apertura della relativa valvola sotto le canne.

Ancor oggi. a Parma vi sono alcune chiese che dispongono di organi con questo tipo di trasmissione: SS. Annunziata, S. Sepolcro, S. Antonio.

Questo tipo di trasmissione comportava alcuni pregi, ma anche dei gravi problemi (che ne determinarono la decadenza):

- il pregio maggiore era costituito dal fatto che il tocco dei tasti era leggerissimo e, quindi, era possibile realizzare organi di grandi dimensioni, senza che si dovesse faticare per poterli suonare;

- un altro pregio era derivato dalla possibilita' di poter collocare la consolle distante dal corpo fonico, in modo che l'organista si trovasse più' vicino all' assemblea;

- per contro, invece, la trasmissione pneumatica comportava un gravissimo ed irrisolvibile problema: il ritardo di 'attacco' dovuto al tempo che l' aria impiegava per entrare in pressione all' interno dei tubicini che collegavano i tasti alle valvole;

- un altro serio problema era derivato dal fatto che questo tipo di strumenti necessitava di un frequente e laborioso servizio di manutenzione straordinaria (leggasi riparazioni) : bastava una piccola perdita d'aria nel sistema, per non far più funzionare una parte dello strumento stesso.

Il sistema di trasmissione pneumatica venne utilizzato per pochi decenni, anche perche', poco dopo l'inizio del nostro secolo, si iniziarono a costruire organi con
TRASMISSIONE ELETTRICA (da non confondere con gli organi elettronici o, meglio definiti, "elettrofoni")



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Trasmissione dal tasto al somiere, a riposo e in movimento.
Tipo elettrica.


Con quest' ultimo sistema si potevano unire i seguenti pregi:

- immediatezza d'attacco (come gli organi a trasmissione meccanica);

- dolcezza di tocco (come gli organi a trasmissione pneumatica)

Nella citta' di Parma, attualmente vi sono diverse chiese che dispongono di un organo a trasmissione elettrica: Cattedrale, Steccata, S. Vitale, S. Giovanni EvangelIsta, Oratorio Dei Rossi, ecc.

In questi organi, quando l'esecutore preme un tasto, da' corrente ad un filo elettrico collegato ad un elettromagnete: quest' ultimo e' agganciato al tirante della valvola di immissione d'aria e ne comanda la relativa apertura.

Inoltre, con il sistema elettrico si sono potuti realizzare dei congegni che erano impensabili precedentemente: circuiti di memorizzazione dei registri, raddoppi gravi ed acuti delle ottave, ecc.

Un' altra possibilita' (prerogativa unica di questi organi) e' quella di poter spostare la consolle da un punto all' altro: la deambulazione e' permessa da un cavo elettrico di lunghezza predeterminata, che collega la consolle stessa, e funge da "cordone ombelicale".

Purtroppo, pero', questo sistema ha un (solo) punto a suo sfavore: anche se ha immediatezza di attacco, non puo' disporre di poter dosare la gradualita' di apertura delle valvole (che e' prerogativa unica degli organi a trasmissione meccanica): cio' perche' esse vengono a trovarsi solo nella posizione di 'tutta aperta' o 'tutta chiusa' (senza posizioni intermedie).
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Per ovviare all' inconveniente soprammenzionato, ultimamente si e' iniziato a costruire organi a
TRASMISSIONE ELETTROMECCANICA (cioe' viene applicata la trasmissione meccanica alle tastiere, e quella elettrica ai registri, in modo da riunire i pregi di entrambe le trasmissioni).

Nella citta' di Parma non vi sono organi con questo tipo di trasmissione: il più' prestigioso in Italia si trova nella chiesa di S. Maria Dei Servi, nel centro storico della citta' di Bologna.