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Parte II

FRA MUSICA MECCANNICA E ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE


2.1 Introduzione

Nei secoli che hanno preceduto l’invenzione del fonografo, la musica non veniva riprodotta (come il disco più tardi consentì) ma pro dotta. La sua espressione era affidata normalmente ad una manualità esecutiva di tipo tradizionale; più eccezionalmente alla meccanizzazione dello strumento attraverso la quale lo strumento poteva suonare in completo o parziale automatismo. Le realizzazioni del genere costituiscono un affascinante capitolo della intera storia della musica e dell’ingegno umano. È questo il dominio della Musica Meccanica. L’Italia ha fornito grandi contributi a questa storia; se le notizie sui meccanismi dell’era antica sono assai lacunose, molte invenzioni geniali costellarono gli ultimi cinque secoli di realizzazioni sbalorditive. Nel XVI secolo destarono sensazione gli organi idraulici automatici ed i numerosi prodigi musicali e non musicali collocati in parchi e giardini dei quali appena oggi si ritrovano alcune tracce. Nel XVII secolo la Wunderkammer, il gabinetto delle meraviglie creato e costruito a Roma da Michele Todini, stupì per la esibizione di una spettacolare ingegneria meccanica in grado di collegare sette strumenti (tre spinette, un clavicembalo, un organo, un violino e una lira ad arco) ad una sola tastiera. Tra i secoli XIX e XX apparvero i piani a cilindro (che furono popolari fino all’ultimo dopoguerra) e gli spettacolari organi da fiera, ideati dal modenese Ludovico Gavioli. Quando nel primo decennio del XX secolo vennero prodotti dalla F.I.R.S.T. in Italia i primi rulli per pianoforte meccanico, le parole più importanti su questo tema erano state già dette in Germania e negli Stati Uniti. Se quindi l’iniziativa cremonese non si poneva come operazione storica di assoluta novità, nondimeno essa merita davvero di essere raccontata. Se più tardi Tito Ricordi fiutò la validità commerciale dell’iniziativa, essa si deve tuttavia per intero alla intraprendenza di una brillante coppia: Michele d’Alessandro e Aminta Manfredi.

2.2 Nascita della F.I.R.S.T.

Michele d’Alessandro era nato il 14 dicembre 1859 nel Sannio,in provincia di Campobasso (circondario di Larino, nel Molise), da Pasquale e Teresa Scocchera. Avendo vinto il posto di prima cornetta presso la banda di Cremona, trasferì la sua residenza in quella ittà dal 15 agosto 1882. Michele suonava anche la tromba e il violino. Nel 1897 succedette a Raffaele Coppola nella direzione della Banda Municipale di Cremona; e più tardi ad Amilcare Ponchielli. Michele d’Alessandro fu anche compositore: a lui si deve un’opera teatrale, della musica vocale da camera, diverse trascrizioni per banda e un brano in morte di S. M. Umberto I, un’elegia, pubblicata da Ricordi. Nella nuova residenza conobbe Aminta Manfredi, che presto divenne sua moglie. Dalla coppia doveva nascere, oltre al figlio Alessandro, una preziosa collabo razione. Essa fu un poco inusuale per i motivi che tra poco vedremo. Egli volse presto la sua attenzione al mercato degli autopiani, e a poco a poco gli maturò l’idea di d’iniziare con una propria ditta la produzione di rulli sonori traforati, tenendo soprattutto presente quella che era in quel momento la situazione del mercato.

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Figura 9: Affiche pubblicitaria della F.I.R.S.T. del 1914.


Infatti, grazie ad una robusta penetrazione commerciale, la americana Farrand Organ Company di Detroit aveva quasi monopolizzato il mercato italiano del pianoforte meccanico, nella sua doppia versione di pianoforte con la meccanica automatica incorporata e di robot a pedali, modello Cecilian1 (denominato come abbiamo più volte ricordato — push-up in inglese e Vorsetzer in tedesco), entrambi azionati da rulli di carta perforata. Michele d’Alessandro già dal 1903 aveva acquistato appunto un Cecilian e sembra che lo adoperasse con notevole perizia, conoscendo lo strumento già dal 1898, ed essendone perdutamente innamorato.2 A proposito di questo strumento così scrive nel novembre 1908 il periodico Natura e Arte:

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Figura 10: Contenitore di un rullo F.R.S.T.


Il Cecilian — lo saprete — è una specie di strumento supplementare che si colloca davanti alla tastiera del pianoforte: mettendolo in movimento, coi due pedali; una serie di dita di legno corrispondenti ciascuna a un tasto del pianoforte, sostituiscono le dita del manovratore, e tali dita, occorrendo, possono essere molte più di quelle delle due mani, e dare una fusione di suoni irraggiungibile in altro modo. Le mani nel Cecilian come nella Pianola ed in altri simili strumenti sussidiari, non servono che a dare l’espressione al pezzo eseguito, coi piano, i forte, ogni sfumatura indicata sul rotolo che si svolge attorno a un cilindro dentato (sic!) in movimento, come quello degli organetti girovaghi.

È interessante notare come l’articolista di quel tempo, dopo aver descritto con una certa precisione il funzionamento di quello che ancora non era in Italia uno strumento diffuso, confonda più avanti il meccanismo del nuovo congegno con quello del piano a cilindro che nel nostro paese era estremamente popolare da almeno cinquanta anni; il cilindro non è che l’anima di cartone intorno alla quale si avvolge la carta del rullo, che l’articolista definisce rotolo. L’aggressività della Farrand Organ Company è da ammirare quanto più il mercato internazionale era a pieno appannaggio della americana Aeolian Company che, quale prima produttrice del modello Pianola, aveva facile gioco già dal 1898. Due fotografie (databili tra il 1902 e il 1904: vedi figure 11 e 12) documentano i primi passi della non ancora nata F.I.R.S.T. Aminta d’Alessandro è al tavolo di lavoro nella sua abitazione privata di Corso Garibaldi, 21. Essa assolve alla preparazione di un master (allora definito modello); l’operazione avviene con estrema artigianalità: un punzone, percosso da un martello, esegue i fori uno ad uno.

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Figura 11: Aminta d’Alessandro al lavoro: vedi testo.


Alle perforazioni lunghe (asole) Aminta procedeva con l’impiego di temperini e coltelli. Un giornale del tempo menziona fra gli strumenti usati: un bulino da calzo- laio, un temperino, un minuscolo martelletto. La presenza di un martello lascia arguire che il master veniva realizzato con un cartone abbastanza spesso. Questa manualità lenta e paziente faceva un grande contrasto con la com- plessa tecnologia di cui si giovava — proprio tra il 1901 e il 1902 — la fabbrica tedesca Hupfeld.3 Le due fotografie di Aminta d’Alessandro documentano il vero inizio delle migliaia di perforazioni che sarebbero state in seguito eseguite dalla F.I.R.S.T. Sotto una delle due fotografie (12)si legge un attestato di stima da parte di alcune operaie della ditta: All’attività del lavoro, unendo la soavità dell’affetto - Le collaboratrici della First all’Artefice iniziatrice. Nel 1903 Michele d’Alessandro aveva già posto le basi della F.I.R.S.T. quando unì le sue forze con quelle di un altro cremonese, Pietro Anelli, e acquistò all’estero un macchinario primitivo (così almeno riportano gli articoli del tempo). Il primo sostegno commerciale venne da questi in quanto già da anni l’Anelli era impegnato nella costruzione di pianoforti e di organi. Nel gennaio 1904 d’Alessandro acquistò poi una macchina perforatrice tedesca; il laboratorio dove essa era ospitata si trovava in una cameretta attigua all’appartamento dove i coniugi abitavano, in corso Garibaldi, 21. I primi rulli uscirono nell’aprile 1904 sotto la ragione Fabbrica Rulli Musicali Traforati Anelli e C. . La produzione — a leggere gli articoli apparsi al tempo — si basava su una suddivisione dei compiti piuttosto precisa: Michele d’Alessandro si occupava della parte artistica (cioè degli arrangiamenti dal pentagramma al linguaggio perforato),

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Figura 12: Altra foto di Aminta d’Alessandro al lavoro: vedi testo.


Aminta seguiva tutta l’attività meccanica, ed Anelli era invece occupato nel settore commerciale. Ciò rivela che i coniugi d’Alessandro potevano fidare soltanto sul loro entusiasmo e sul loro potere di iniziativa.

2.2.1 La questione dei diritti d’autore e la vertenza con la casa Ricordi

All’inizio non vi era un preciso programma nelle perforazioni, ma una parte importante della produzione concerneva le musiche di Ponchielli e di Franchetti, meglio conosciuti a Cremona. Per queste, come per altre musiche prodotte su rulli non venivano pagati i diritti d’autore. Fu proprio la problematica del diritto d’autore a destare le attenzioni della casa Ricordi che nel 1906 intentò una causa per rivendicare i propri diritti, che allora — per la prima volta in Italia — venivano applicati alla traduzione grafica (cioè alla carta perforata). La controversia legale scatenata dalla casa editrice milanese aveva certamente dei fondamenti giuridici, ma la dice lunga sull’interesse suscitato — dopo solo appena 4 anni di attività — dalla pioneristica impresa cremonese. Ricordi vinse la causa (la sentenza, citata su Ars et Labor del Marzo 1906, è riportata nella pagina successiva e successive), ed in questo modo la casa editrice entrò nella società. Di essa facevano parte: il Sig. Sonzogno, il Cav. Ugo Finzi, il banchiere Sullam, il duca Visconti di Modrone, essendone lui stesso il presidente, ed il cav. Vittorio Scotti, consigliere delegato.4 Il nome di Michele d’Alessandro appare in secondo piano poiché il respon- sabile del tempo era Pietro Anelli, il noto costruttore di cui abbiamo appena detto sotto il cui nome furono pubblicati i primi rulli cremonesi. Poco più tardi i rulli furono prodotti dalla F.I.R.S.T.

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Figura 13: Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio 1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa dall’editore Ricordi. (Segue)


In figura 30 è presente il primo supplemento dei Rulli musicali traforati prodotti dalla Anelli & Co. di Cremona. Il formato dei rulli F.I.R.S.T. e la loro formulazione tecnica erano quelli del Cecilian. Le prime difficoltà dell’impresa consistettero, da una parte, nel superare una certa diffidenza da parte del pubblico, dall’altra, nel produrre un rotolo affidabile nel tempo, in quanto la carta, che spesso non era di eccelsa qualità, risentiva sensibilmente delle variazioni atmosferiche. La società fu ufficialmente costituita nel 1906. Nel 1907 il Consiglio di Am- ministrazione (presieduto da Tito Ricordi) deliberò l’acquisto di un terreno presso l’allora Teatro Concordia (oggi Teatro Ponchielli). Le lettere di Michele d’Alessandro ci faranno sapere (vedi più avanti) che i primi passi della F.I.R.S.T. risalivano al 1902. Tra il marzo 1907 e l’ottobre 1908 quantunque con macchinario limitatissimo la F.I.R.S.T. pubblicò un migliaio di numeri che compongono il suo primo catalogo e i relativi supplementi. Il capitale sociale di £. 200.000 fu portato più tardi a £. 300.000.

2.3 Lo stabilimento della f.i.r.s.t.

Nel frattempo si dava mano alla costruzione dello stabilimento (su progetto di Giovanni Feraboli) e alla messa in opera di un importante macchinario, che avrebbe costituito la base per aumentare sensibilmente la produzione.

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Figura 14: Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio 1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa dall’editore Ricordi.


Il grande fabbricato, appositamente costruito, aveva linee eleganti, ed al- l’interno esibiva , lo stabilimento esibiva una serie di prestigiosi macchinari (figure 21, 22 e 23), e di appositi banchi di lavorazione (figure 24, 25 e 26). Nell’immagine a pagina 33 è visibile un reparto di distribuzione dei rulli. È da sottolineare come l’iniziativa cremonese fosse per quel tempo una assoluta novità per l’ltalia, ciononostante, il catalogo generale edito (senza data) tra il 1910 ed 1912 elenchi 3767 titoli (rulli a 65 note) su 258 pagine. Si arrivò finalmente alla solenne inaugurazione della fabbrica (vedi figure a pagina 27) che, ampiamente pubblicizzata, ebbe luogo il 24 ottobre 1908 alle ore 14. In figura 18 è riprodotto un biglietto d’invito a presenziare all’inaugurazione. Vi partecipò la Banda Comunale, si ascoltò poi un pianoforte Apollo costruito da Anelli ed azionato dal Marchese Marano che suonava i rulli F.I.R.S.T. Un articolo ci informa che le macchine perforatrici erano delle Macchi-Passioni italiane. Nei procedimenti meccanici furono adoperate in seguito macchine

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Figura 15: Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio 1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa dall’editore Ricordi.


tedesche, inglesi e italiane, ma con quale successione cronologica non è chiaro. Le 15 operaie, tutte giovani ragazze, provvedevano alle operazioni di produ- zione (notare che anche le altre fabbriche, segnatamente la Aeolian Company inglese, si giovavano di maestranze femminili, che a quel tempo erano pagate pochissimo: nel 1919 tre lire al giorno). Lo stabilimento cremonese era in via del Teatro n 3; la sede legale di Milano in via S. Maria della Porta n. 5 (più tardi in via Berchet, 2). Nei documenti raccolti da Pietro Anelli appare quello che è il primo catalogo che ci è stato conservato datato — per mano stessa di Anelli — 1905, e il primo master fatto da Aminta appare essere — con il n°103 — il terzo della produzione; con maggiore precisione veniamo informati che il primo master si riferiva a due estratti dal Carnaval op. 9 di Schumann, precisamente il n. 16 comprendente il valse allemande e l’intermezzo (Paganini). L’inaugurazione della F.I.R.S.T. costituì per Cremona un avvenimento e vi parteciparono le più illustri personalità locali e dell’editoria musicale: vedi figure 17, 19 e 20 Dopo l’inaugurazione, la F.I.R.S.T. cercò il consenso estero di autori ed editori. Per quanto riguarda il nostro Paese, era ampiamente prevedibile che essa ottenesse in esclusiva i diritti di proprietà di casa Ricordi e Sonzogno: come abbiamo visto, fu in realtà la Ricordi a esercitare la sua longa manus sulla F.I.R.S.T. attraverso un vincolo commerciale.

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(a) Stabilimento della F.I.R.S.T.


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(a) Altra vista dello stabilimento della F.I.R.S.T.
(b)
(c) Figura 16: Viste dell’epoca (1908) dello stabilimento F.I.R.S.T.


Per il centenario verdiano del 1913 fu pubblicato un catalogo di tutti i rulli disponibili con la musica del bussetano (vedi figura 31), iniziativa questa che si aggiunse alle campagne pubblicitarie a favore della F.I.R.S.T. già da tempo in atto: vedi figura 9. 2.4 l a p r o d u z i o n e m u s i c a l e d e l l a f. i . r . s . t. Se all’estero erano attive da circa dieci anni le grandi case che producevano pianoforti meccanici e rulli, si rimane oggi sorpresi nel constatare che la pro- duzione della F.I.R.S.T. fosse destinata prevalentemente ad una nazione dove i pianoforti meccanici erano tutti di importazione. Solo più tardi la Anelli, la FIP (Fabbrica Italiana Pianoforti) e altre ditte ne intrapresero la costruzione. La Racca di Bologna, da parte sua, dopo aver realizzato un prototipo (o campione) di robot a rulli di carta di cui s’è già detto al capitolo precedente, non promosse mai la sua produzione commerciale (vedi anche lettera del 18 dicembre 1909, a pagina 46.). La F.I.R.S.T. impiantò invece delle rappresentanze anche all’estero, segnata- mente in Argentina.

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Figura 17: Inaugurazione della F.I.R.S.T., Cremona 1908. Da sinistra: una scono- sciuta, Tito Ricordi, il Marchese Morano, Aminta d’Alessandro, un giornalista, quattro ignoti, un’operaia.


Michele d’Alessandro svolgeva il suo lavoro con grande entusiasmo, ma, certamente non poteva da solo reggere il grande impatto della preparazione dei master, specie se si tiene presente che dal 1906 al 1929 i numeri prodotti furono ben 5564. È più che evidente allora che molti arrangiamenti venivano curati da Michele d’Alessandro, mentre tanti altri erano prodotti, occorre dirlo, — con risultati più modesti — da altri arrangiatori o adattatori, rimasti, così sembra oggi, anonimi. Vi erano poi, come risulta dal carteggio del manager della F.I.R.S.T. dei casi, non sappiamo quanto numerosi, in cui alcuni rulli venivano copiati da rulli prodotti all’estero da altre ditte. Ecco perché, nonostante la conclamata professionalità della ditta, alcuni rulli della casa cremonese risultano poveri nell’arrangiamento in codice perforato. Il catalogo del 1914 elencherà poi 4557 rulli (65 e 88 note su 256 pagine, quello del 1920 ne listerà 5040 rulli, e quello del 1926 presenterà 5525 titoli su 123 pagine. I frontespizi dei cataloghi sono riportati alle figure 28, 29.

invito
Figura 18: Biglietto d’invito all’inaugurazione della F.I.R.S.T. - 1908.

funzionamento
Figura 19: Inaugurazione della F.I.R.S.T.: Michele d’Alessandro (al centro) spiega il funzionamento della macchina per preparare i modelli (o master.)

bozzotti
Figura 20: Inaugurazione della F.I.R.S.T.: si distinguono, da sinistra: E. Bozzotti, U. Finzi, Q. Sulam, L. Origoni, Tito Ricordi, V. Scotti, A.d’Alessandro.


Oltre al catalogo di 1000 numeri, prima nominato, apparso nel 1908, appar- vero i cataloghi prima detti del 1910-12 circa, del 1914, del 1920 e del 1926: in molti di essi erano compresi i rulli Vocalist (che recavano stampato sulla carta perforata il testo delle romanze o delle canzoni) i rulli comprendevano entrambi i formati (65 e 88 note) e vi erano versioni specialmente destinate agli autopiani Angelus e Simplex. Se i rulli classici erano generalmente ben fatti, qualche defaillance si nota sopratutto nei brani relativi a canzonette, ballabili del tempo o canzoni popolari italiane, inni, marce, canti celebrativi di avvenimenti sociali o politici e così via. Restando in questo settore, occorre dire che alcune piccole iniziative commer- ciali italo-americane del tempo producevano rulli di esecuzione tecnica assai doviziosa (fino al punto da essere a volte eccessiva), nei quali gli arrangiamenti erano assai più ricchi, avendo davvero considerazione per le possibilità illimi- tate che l’esecuzione meccanica consentiva. In questo i riduttori d’ America

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Figura 21: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: macchine perforatrici (1914).

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Figura 22: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: macchine perforatrici (1914).


dei brani musicali (che erano di origine italiana) avevano ben presenti gli ar- rangiamenti (ricchi ben oltre qualsiasi virtuosismo) delle musiche per i piani a cilindro che a migliaia — tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento — attraversavano le strade di città e paesi. La materia tematica era la stessa, ma la riproduzione assai diversa: sul cilindro di legno si trattava di martellare dei chiodi, sulla carta di operare dei fori. Assai emblematiche le denominazioni commerciali delle ditte italo-americane che producevano dei rulli di grande qualità: Italianstyle Music Roll Company, I Quattro Siciliani, Artista, E. Pennino, La Canzonetta Napoletana, Schettino Music Roll Company, Virtuoso Music Roll Company, Edizione Riccio, Connazional (sic!) Music Roll Company, Music Rolls E. Rossi, Vittoria Music Publishing Company, Rialto Rolls, Mongillo Rolls, Cusenza e Risalvato, Lo Bianco Special, Voco Word- Roll, Biondo Special, Pagani Roll, Carpiniello Special, Il Canzoniere Moderno, Tommasello and Co., Guida Special, Russo’s Music Roll, Avitable Bros, Le Due Sicilie Music, Buffa

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Figura 23: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T. Macchine perforatrici (1914).

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Figura 24: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di lavorazione (1914).


Bros. Special, Calafiura Special. Sul tema dell’arrangiamento così bene si esprime un articolo apparso su La Patria degli Italiani il 22 novembre 1908: Gli è che il d’Alessandro non si serve delle solite trascrizioni per pianoforte, come i produttori inglesi, nordamericani e tedeschi, sebbene delle partiture, dalle quali egli cava ogni effetto, moltiplicando le note come non è possibile fare con solo dieci dita, e fondere i suoni come quelli di diversi strumenti di un’orchestra. Con accenti insistenti, l’articolista dell’epoca calcavano la mano sulla pretesa superiorità dei rulli italiani dovuta alla doviziosità degli arrangiamenti, tema ricorrente. Sempre nel 1908, il già citato articolo apparso su Natura e Arte così riporta:
La superiorità dei rotoli cremonesi su quelli nordamericani consiste appun- to nella moltiplicazione e nella fusione dei suoni, col moto interpretativo di un artista come il Maestro d’Alessandro, il quale nel preparare gli originali, guarda sulle partiture, sfruttandone abilmente e con risultati meravigliosi, sinora mai ottenuti, ogni effetto orchestrale.

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Figura 25: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di lavorazione. Seconda immagine (1914).

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Figura 26: Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di lavorazione. Terza immagine (1914).


Il procedimento di produzione dei rulli avveniva sotto la direzione e super- visione di Michele d’Alessandro, che veniva coadiuvato da operaie, quelle che negli articoli del tempo vengono definite, con termologia antiquata, graziose operaiette. Ecco il procedimento descritto in Natura e Arte del novembre 1908.
Tracciato l’originale, a matita, egli lo passa a una graziosa operaia, la quale, coi begli occhi neri appuntati sulla zona cartacea, fa su di esso, a macchina, i tagli delle note che, per mezzo del cilindro dentato, dovranno esser battute sulla docilissima tastiera del Cecilian. La zona cartacea, dopo un’accurata revisione del Maestro, passa a un’altra macchina, dove un’altra graziosa operaietta la moltiplica senz’alcuna difficoltà e quindi un’altra operaietta l’avvolge, sempre meccanicamente, compiendo l’opera- zione, e i rotoli vanno depositati a decine e a centinaia negli scaffali del magazzino in altrettante scatole di cartone col titolo del pezzo riprodotto. Le macchine sono, nella loro base, le stesse adoperate in Inghilterra, dove i coniugi d’Alessandro si recarono appositamente per studiarle; ma il loro ingegno provvide alle modificazioni da apportare ad esse, perchè meglio rispondessero alle esigenze del loro gusto e dessero quel risultato che mette il nostro Paese, anche per questa produzione, alla testa di tutti gli altri

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Figura 27: Interno dello stabilimento: reparto di distribuzione della produzione. Appaiono i nomi delle località di destinazione: Milano, Roma, Palermo, Napoli, Torino, America ed altre etichette illeggibili (1908).


che la preparano e la diffondono. Il titolo “First”, dunque fu ben scelto e ben augurante, e come il “Fiat” volerà trionfalmente per il mondo, tanto più che la benemerita fabbrica cremonese ha ottenuto il diritto esclusivo della musica delle Case editrici Ricordi e Sonzogno, sì che alcun altro rullo potrà effondersi, deliziando, il genio melodico italiano.
In questo scritto notiamo ancora una volta l’equivoco tra cilindro dentato e carta perforata già prima notato in un articolo apparso nel 1908.

catalogo
Figura 28: A sinistra, catalogo F.I.R.S.T. (1910 - 1914 circa); a destra, istruzioni per l’operatore dallo stesso catalogo.

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Figura 29: A sinistra, catalogo F.I.R.S.T. del 1920, a destra catalogo F.I.R.S.T. del 1926


2.5 Crisi della f.i.r.s.t. e chiusura dello stabilimento

L’attività della F.I.R.S.T. fu ininterrotta fino al 1930 quando (vedi documenti riprodotti a pagina 37 e a pagina 38) la grande crisi di Wall Street, che aveva determinato le ben note difficoltà in tutto il mondo, colpì anche la fabbrica cremonese. Sembra che poco prima o poco dopo la cessazione dell’attività, le macchine furono trasportate da Cremona a Milano, in locali che facevano capo alla ditta Ricordi. Secondo notizie fornitemi da Luigi Nazzari di Cremona, le macchine furono colpite nel bombardamento di Milano. Michele d’Alessandro scomparve a Cremona nel 1918 quando la direzione dell’intero stabilimento fu assunta dalla vedova Aminta. Il vecchio edificio liberty dove era la fabbrica è stato profondamente rimaneggiato: esso è visibile in figura 34.

2.6 Il repertorio dei rulli f.i.r.s.t. (1907-1929)

Fra Salotto Borghese e Novecento Industriale
Prima ancora di esaminare i cataloghi generali della ditta, mi attendevo di trovare una stragrande maggioranza di rulli dedicati al tradizionale repertorio lirico italiano ( che difficilmente si muoveva in aree precedenti a Bellini e suc- cessive a Mascagni) e da quel repertorio classico assai masticato che al tempo

supplemento
Figura 30: Supplemento al catalogo della F.I.R.S.T.


era ritenuto dare corpo alla vera cultura musicale: molto Bach (50 rulli), moltis- simo Beethoven (195), moltissimo Chopin (138), poco Mozart (32), abbastanza Schubert(42), moltissimo Schumann (105) e molto Mendelsshon (53). Questi compositori sono posti nella sezione “classici”. Una successiva sezione definita “composizioni originali” elenca una serie di autori cronologicamente vicini a quel 1926 in cui venne pubblicato il catalogo. Diversissima è l’estrazione e la levatura di questi autori: si va dal cremonese G. Anselmi (ben 25 rulli) a Marco Enrico Bossi (6 rulli), nientemeno a Brahms (38 rulli) e a Bruckner (V sinfonia in sei rulli); ma ci sono anche Jules Burgmein (alias Giulio Ricordi) (34 rulli), e Cecile Chaminade (25 rulli). In questa sezione Debussy conta 16 rulli, Faurè ne conta 25 e Godard ben 34; è ovvio che, per il

frontespizio
Figura 31: Frontespizio del catalogo F.I.R.S.T.


dei rulli dedicati a Giuseppe Verdi in occasione del I centenario della nascita (1813 – 1913). gusto del tempo, Grieg fosse rappresentato da 35 titoli, ma è meno prevedibile che Liszt sia rappresentato da soli 36 rulli; mentre Saint-Saëns figura con ben 55 rulli; ben rappresentato è anche Moszkowski (20 rulli), che all’estero godeva di una considerazione ben maggiore che in Italia, e Anton Rubinstein con 16 rulli. Se in questa curiosa graduatoria antecedente al 1926, l’autore più perforato risulta Beethoven, è scontatissimo che dopo di lui appaiano i mostri sacri del melodramma che al tempo dividevano opposte fazioni: Verdi (135 rulli) e Wagner (80 rulli). Discretamente rappresentati sono i compositori che operano tra la fine del secolo XIX ed il primo del XX: Sgambati (5 rulli) Martucci (15 rulli), Bazzini (3 rulli), Rendano (1 rullo), Mancinelli (4 Rulli), Faccio (1 rullo), Sinigaglia (2 rulli), Busoni (1 rullo). Ma le vere soprese arrivano nel repertorio cinque-settecentesco e nel reper- torio moderno. I 4 rulli di Frescobaldi (pubblicati negli anni Venti si pongono come la prima operazione di riscoperta del ferrarese; ma sorprendono anche i 31 rulli dedicati alle sonate di Domenico Scarlatti che a quel tempo (anni dieci e venti) sembravano esclusivo dominio di quelle che Bruno Barilli avrebbe poco più tardi definite vecchie beghine del clavicembalo, sospettandole di d’annunzia- nesimo estetizzante; ma vi sono anche Boccherini (3 rulli), Cimarosa (4 rulli), Clementi (15 rulli) e persino Paër (2 rulli). Per ragioni più che comprensibili, pur trattandosi di un compositore cremonese, è assente del tutto il nome di Monteverdi:. La musica seria coeva a quella stagione appare dignitosamente rappresentata: Respighi (23 rulli), Pick Mangiagalli (7 rulli), Pizzetti (2 rulli), Perosi (10 rulli) e persino de Sabata, Alaleona e Dudreville, che si segnalò anche come pittore vicino alla tematica futurista. La produzione successiva, dal 1926 al 1929 merita alcune considerazioni. Da uno sguardo generale ci interessa comprendere il mercato a cui la F.I.R.S.T. si indirizzò durante i suoi ultimi tre anni di vita; ciò aiuta a comprendere quali fossero le predilezioni del tempo o, più ancora a comprendere come la casa di Cremona contribuisse a diffondere la musica di alcuni giovani autori. Appaiono: Victor de Sabata (tre pezzi per pianoforte e Juventus), Respighi (Antiche danze e arie, Trittico botticelliano, Vetrate di Chiesa, Gli Uccelli, ouver- ture Belfagor), Pick Mangiagalli (Basi e Bote, Casanova a Venezia), Castelnuovo

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Figura 32: Lettera di casa Ricordi che decreta la fine della F.I.R.S.T.:destinataria Aminta d’Alessandro.


Tedesco (Piedigrotta 1924), Casella (toccata e barcarola), Pizzetti (concerto dell’estate). La produzione della F.I.R.S.T. termina nel 1929 con i cinque rulli dedicati al concerto dell’estate di Ildebrando Pizzetti (5521-2-3-4-5). Essa si era affacciata intorno al 1908 con l’aria dal II atto della Manon Lescaut di Puccini: è infatti questo il rullo n. 1. Il repertorio europeo novecentesco è scarsamente rappresentato. Compaiono soltanto i nomi di Richard Strauss (17 rulli), Strawinski (4 rulli), Sibelius (4 rulli), Rachmaninov (4 rulli), De Falla (2 rulli) e Widor (4 rulli). Nessun rullo fu dedicato a musiche di Bartok, Hindemith, Schönberg, Scriabin. L’esame generale del repertorio classico perforato rivela insomma un passati- smo deciso che d’altronde, riflette fedelmente il clima culturale dell’epoca. Sono rimasto meravigliato nel leggere 1’annunciazione del rullo n.4279: W. J. Paans: Aereophone -captif: la ronde des aèreoplanes; se reperissi il rullo mi troverei forse davanti a un piacevole pezzo salottiero. Nondimeno, potrebbe essere un titolo futurista, creato da un compositore peraltro del tutto sconosciuto.

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Figura 33: Lettera della casa Ricordi che decreta la fine della F.I.R.S.T.: destinatario Ing. d’Alessandro.


È doveroso informare, infine, che la casa di Cremona fu attivissima anche nel repertorio non classico. Accanto a ben 59 titoli di musica araba si trovano: tanghi (94), 200 tra two-step, one-step, fox trot, blues, etc. e alcuni inni nazionali: russo, inglese, egiziano, venezuelano, inno detto la Quadruplice e Inno dei lavoratori. Figura anche con il numero 5490 l’Inno pontificio, prodotto — con tempestività — nel febbraio del 1929, quando furono siglati i patti lateranensi. Una larga produzione (circa 100 titoli) fu dedicata anche a rulli di accompa- gnamento per canto ma anche per violino. Ben 600 furono i rulli Vocalist sulla cui carta erano stampati i testi delle arie, delle romanze o delle canzoni. Appaiono infine molti inni e marce: tra essi due composizioni dello stesso Michele d’Alessandro: Un saluto a Larino (n. 2897) e Salve Cremona! Inno e marcia (n. 4763). Questi due titoli, considerata la tarda numerazione, sembrano essere stati curati quando la vedova era direttrice dello stabilimento intorno al 1925. Reperire questi due rulli e suonarli sarebbe il migliore omaggio alla memoria di Michele e Aminta d’Alessandro.

2.7 Michele d ‘Alessandro animatore della f.i.r.s.t.

Una serie di 134 lettere del fondatore della ditta (ma l’ultima decina è della vedova Aminta) mi sono state gentilmente sottoposte dai nipoti di questo vero e proprio personaggio del tempo.

fabbricato
Figura 34: Il fabbricato ex F.I.R.S.T. come si presentava nel 1988 dopo il rimaneggiamento del secondo piano.


Esse rivelano non solo un uomo appassionato del suo lavoro, dedito ad una disciplina musicale particolarissima, bensì anche un profondo legame con la propria moglie, ed altresì una mente attenta a quanto accadeva intorno a lui dal punto di vista tecnico, artistico e sociale. Le sue attenzioni di carattere commerciale erano finalizzate esclusivamente alla possibilità di svolgere la propria attività. Infatti, la ineludibilità del diritto d’autore che la Ricordi reclamava attraverso vie legali e la necessità che la F.I.R.S.T. aveva di appoggiarsi ad un solido capitale ( come quello dell’editore Ricordi stesso) costrinsero il fondatore della F.I.R.S.T. ad accettare il ruolo di impiegato-manager, ciò che gli permetteva una vita soltanto decorosa. Nel 1912 lo stipendio per lui e la moglie ammontava a 900 lire mensili. Tuttavia egli, quale socio, aveva diritto agli utili che nondimeno raramente venivano distribuiti. Da alcune ricevute apprendiamo che per ogni trimestre del 1913 la coppia d’Alessandro riceveva 1350 lire, mentre, a seguito di motivate richieste di miglioramenti economici, la Ricordi decise di devolvere la somma di £. 1600 a titolo di qualificazione per prestazioni relative al 1912. Il primo trimestre del 1914 vide per la coppia un ulteriore miglioramento a £. 1500. Nella lettera del 19 febbraio 1909 (più avanti riportata integralmente) Michele d’Alessandro così precisa i compiti suoi e della moglie per gestire l’attività della F.I.R.S.T.: . . . tutto ciò che viene fatto dal personale deve essere da noi preparato, corretto e controllato. . . , soffermandosi anche a menzionare i suoi doveri nel lavoro intellettuale e nella riduzione nei singoli rulli. Alla morte di Michele d’Alessandro la direzione del laboratorio fu assunta dalla vedova Aminta. Quale riduttore (o arrangiatore) fu prescelto, a 300 lire mensili, un certo Maestro Agresti, membro dell’orchestra (probabilmente del Teatro dell’Opera). È stato motivo di grande interesse leggere le dichiarazioni di gradimento dei rulli della F.I.R.S.T. scritte da musicisti più o meno illustri e rinomati dell’epoca. Se sono ben note le dichiarazioni, più o meno sperticate, per il pianoforte meccanico espressivo (reproducing piano), assai meno note e ben più rare sono le dichiarazioni relative agli arrangiamenti per player piano: non vi è dubbio che questa documentazione costituisca un unicum storico.

cartolina
Figura 35: Cartolina autografa di Riccardo Zandonai. Trascrizione del testo nella lettera del 25 settembre 1918.


Tra gli autografi ne appaiono qui dieci:
1. cartolina autografa di Riccardo Zandonai, del 1918 (vedi trascrizione
testo nella lettera relativa);
2. autografo di Umberto Giordano -1915;
3. lettera autografa di Francesco Cilea, del 1915;;
4. autografo di Giacomo Puccini del 1916;
5. autografo di Marco Enrico Bossi del 1915;
6. lettera autografa di Felice Boghen del 1916;
7. due cartoline autografe di Ottorino Respighi del 1914;
8. dichiarazione autografa di Enrico Mainardi del 1919;
9. dichiarazione autografa di Riccardo Pick-Mangiagalli.

2.8 Testimonianze di musicisti

Qui appresso presento dunque le lettere di musicisti illustri del tempo alla F.I.R.S.T. Le lettere sono presenti nella loro (quasi) totale integrità: sono state omesse soltanto alcune parti di nessun interesse e gli scritti illegibili.

Lettera di Riccardo Zandonai
Pesaro 25 settembre 1918 Al Maestro Michele d’Alessandro - Cremona
Caro Maestro, tornato ieri qui dopo un po’ di campagna, ho trovato il pacco da Ella fattomi spedire contenente i 5 rulli di Primavera in Val di Sole. Mentre La ringrazio del graditissimo dono e aspetto il momento di poter risentire sull’autopiano di qualche mio amico quella Suite a ricordo dei miei monti. Le rinnovo i miei rallegramenti per la Sua veramente magistrale riduzione e Le invio i miei affettuosi saluti. Suo Zandonai

Lettera di Ottorino Respighi 16 maggio 1914 Al Maestro d’Alessandro
Egregio Signore,sarò felicissimo di avere alcuni pezzi della mia Semirama riprodotti coi celebri rulli sonori e sono molto lusingato del- la di Lei proposta. Lei potrà scegliere nell’opera i pezzi che crederà opportuni e più adatti per la riproduzione: io posso consigliare il duetto finale del primo atto, la danza dell’amore (II atto) ed il finale del terzo. Potrò indicare anche le pagine dell’edizione Sonzogno, cioè il punto preciso ove si potrebbe cominciare e finire il pez- zo appena avrò un esemplare dello spartito che in questo momento non ho con me ma l’avrò quanto prima. Mi farà piacere d’avere, dirò così, un bozza della riproduzione per poterla provare avanti che sia licenziata. Qua a Roma troverò certamente un autopiano sul quale poterla provare. La ringrazio e La saluto distintamente. (Non ho ancora ricevuto il catalogo che Ella mi scrive d’aver spedito) Ottorino Respighi Liceo S. Cecilia -Via dei Greci, 18

cartolina02
Figura 36: Cartoline autografe di Ottorino Respighi. Testo nelle lettere del 16 e del 20 maggio 1914.


Lettera di Ottorino Respighi
Roma 20 maggio 1914 Egregio Sig. Rag. Scotti, eccole le indicazioni delle pagine di Semirama. per i pezzi che io ho proposto: per il duetto dell’atto I: cominciare a pag. 42 dal n. 32 fino alla fine dell’atto ( oppure per essere più brevi dall’Adagio sulla pag. 50 fino alla fine). Danza dell’amore al principio della 4 riga (pag. 103) levando il fa nel basso ecc. sino a tutta la pag. 109). Per il III atto: a pag. 184 (Più presto) (la 2a in testa dal n. 153 sino alla fine)

dichiarazione
Figura 37: Dichiarazione autografa di Riccardo Pick-Mangiagalli.


In quanto alla partitura d’orchestra non credo che l’editore Sonzogno abbia difficoltà a lasciarla al loro Direttore artistico; in ogni modo può dirgli che per parte mia sono felicissimo che alla povera riduzione per piano si possano aggiungere le parti o gli accordi come nell’orchestra. Ho ricevuto i cataloghi (anche il primo inviatomi). Grazie mille. La saluto distintamente. (da domani 6 giugno sarò a Bologna: via Castagnoli, 23) suo Ottorino Respighi

2.9 Lettere di Michele ed Aminta d ‘Alessandro .1907-1919

Delle lettere rimasteci, abbiamo scelto alcune lettere selezionandole secondo un criterio storico, tecnico, commerciale e umano: confidiamo che le note di corredo, allegate in fondo, diano le spiegazioni appropriate. Nelle lettere sono riportate fedelmente le dizioni originali del tempo, qualche virgola mancante e così via. Abbiamo la concreta speranza che, con l’aiuto dei discendenti di Michele d’Alessandro, nuovi documenti storici appaiano per rivelarci la storia completa di questa coppia appassionata, prima del 1907 e dopo il 1919. I destinatari di queste 24 lettere sono, oltre ai titolari della Ricordi:


lettera03
Figura 38: Lettera autografa di Umberto Giordano.


a) Vittorio Scotti, ragioniere, contabile dello stabilimento; b) Ugo Finzi, al tempo della corrispondenza socio della Casa Ricordi; c) Origoni, presidente della Casa Ricordi dopo il 1918; d) Pietro Anelli, costruttore di pianoforti.

A Vittorio Scotti17 maggio 1907
Egregio Sig. Rag. Vittorio Scotti - Milano Ho ricevuto or ora la tua graditissima contenente vaglia di Lire Mille delle quali segnerò £. 500 in conto copia e £. 500 pei mesi di aprile, maggio come tu mi suggerisci, per conto mio e delle quali ti accludo regolare ricevuta. “Etichette” Per tutti i nuovi numeri faccio fare le etichette col nome. di battesimo dell’autore, cosa che non troverai nei pezzi che tengo già confezionati, perché sostituendo una nuova etichetta, si corre il rischio di rovinare la punta al pizzo.5 Le etichette in bianco delle officine Ricordi erano pochissime specialmente quelle di grande misura, e le più occorrenti. Farò ripetere le esaurite e le farò applicare doppie alle scatole. I pezzi che si fabbricano ora sono tutti con carta di diversi spessori e di diversa larghezza. Riesce perciò difficilissimo con questi ultimi scampoli di carta far correre i fogli perfetta- mente, e dubito che troverai nella musica che mando, qualche copia difettosa. Noi non possiamo ripassarli essendo assorbiti entrambi completamente nella preparazione del lavoro del personale, perciò ti prego di fare tenere i pezzi difettosi da parte ché li sostituiremo colle nuove riproduzioni. Attendo da Klingenthal6 dei rocchetti di metallo per evitare appunto gli spostamenti delle carte che precedono con quelli di legno che si applicano alla perforatrice. Se il Barozzi7 crede di mandarmi il rimanente del campione di Carta la useremo almeno pei pezzi piccoli. In tal caso ce la mandi subito. Darò subito ordinazione a Ziegler per 20 o 25 quintali. Contemporaneamente alla tua gradita ho ricevuto risposta dal fabbricante della macchina da tagliare la carta. Dall’elenco numerosissimo delle forniture fatte da altra casa in Europa rileviamo che in Milano ce ne sono due e cioè una alla ditta E. Bertetti & Co., l’altra, E. Lambertenghi & Co. [?] Essendo il prezzo un po’ elevato non sarebbe il caso che tu potessi vederla in azione? “Rocchetti” Al Davoglio8 abbiamo mandato espresso da alcuni giorni e speriamo non ci farà più oltre attendere. “Rendiconto cassa” Nel rivedere i bollettini può capitare, che tu possa trovare qualche errore e nel caso ti prego di segnare la differenza, per- chè il registro viene tenuto dalla ns. Signorina ed il più delle volte non posso controllare. Come pure sul registro mi venne all’occhio la notazione di danaro consegnato all’ortolano che mia moglie aveva fatto segnare per nostro conto particolare e che in sbaglio venne messo a registro per la First. Ho ricevuto pure l’avviso del nuovo versamento e se non avrò occasione di venire a Milano spedirò a te con preghiera di provvedere all’operazione. Sono impaziente di una tua visita che potrà assodare molte cose, specialmente sulla necessità dei nuovi ed adatti locali, da approntare pel prossimo inverno. Nel contraccambiare i doveri da parte di mia moglie, ricevete un saluto affettuoso dal tuo aff.mo Michele d’Alessandro

A Giulio Ricordi 20 luglio 1907
— Omissis — Il pezzo difettoso n. 1021 lo farò sostituire con un altro esem- plare e purtroppo siamo ben lungi dall’avere pel momento un macchinario perfetto che ci permetta di far procedere le carte coll’assoluta indispensabile precisione; e fosse soltanto questo! Ogni lavoro che la macchina riproduce deve essere corretto non trovandosi in perfetto accordo l’avanzamento del cartone dei modelli col movimento dei ponzoni (sic!).9 At- tendo una seconda macchina che mi si promette più perfetta. Speriamolo! — Omissis —
Michele d’Alessandro

lettera04
Figura 39: Lettera autografa di Francesco Cilea.


A Giulio Ricordi
21 febbraio 1908
Leggo la di Lei pregiatissima del 20 e mi affretto a rispon- derLe a volta di corriere. Il quartetto del Rigoletto venne fatto dietro ripetute ed insi- stenti richieste e perciò copiato integralmente da un pezzo americano del Cecilian. Per quanto mi spiaccia d’averLe pro- curato uno scatto di giustissima indignazione, mi sento forte- mente confortato che Ella abbia potuto constatare con quali differenze d’intendimenti si lavori da Case industriali che sono ritenute le più importanti. Di queste barbare riduzioni ne abbiamo in catalogo altre tre o quattro che vennero ripro- dotte da pezzi americani10 per le stesse urgenti ed insistenti richieste, ma che verranno col nuovo sistema di riproduzione completamente eliminate. Sarò felicissimo avere la partitu- ra d’orchestra che Le richiederò appena mi sarà possibile per ridurre il quartetto del Rigoletto, e sarà mia cura farLe dimenticare con questo la disgustosa impressione provata dall’infelice riproduzione americana. Riguardo ai difetti della carta posso dirLe solo che questa è una nostra principale afflizione, non avendo la possibilità di adoperare carta sufficientemente stagionata, e perciò sensibi- lissima alla differenza di temperatura. Abbiamo fiducia che presto risolveremo anche questo problema che ci preoccupa grandemente.11 Sempre disposto e onorato di soddisfarLa in ogni suo desi- derio mi pregio di ossequiarLa distintamente e segnarmi con profonda stima di Lei. Dev.mo Michele d’Alessandro

A Vittorio Scotti 19 febbraio 1909
— Omissis — Allo stabilimento non si viene ad ore perse, ma vi si filano 10, 11 ore al giorno non escluse le feste, perchè tutto ciò che viene fatto dal personale deve essere da noi preparato, corretto e controllato. L’iniziare un’industria affatto nuova con personale completamente digiuno di ogni cosa e giungere a dare una produzione che non teme concorrenza non è compito tanto lieve come si può supporre e pertanto desidero che mi sia concesso da codesto On. Consiglio uno onorario adeguato alla mia responsabilità di Direttore ed al lavoro intellettuale non lieve di riduttore e di correzione, inoltre un equo compenso a mia moglie che indipendentemente dal mio lavoro deve dirigere la pubblicazione dei rulli, formare la maestranza, che non costa poca fatica e sorvegliare continuamente il lavoro e l’andamento generale dello stabilimento. — Omissis — Michele d’Alessandro

A Vittorio Scotti 18 dicembre 1909
Per assecondare il desiderio da te espresso e a maggiore conferma di quanto ti ho verbalmente riferito dopo la visita allo stabilimento Racca di Bologna,12 mi affretto a scriverti quanto in appresso. Mercoledì della corrente settimana ho conosciuto il Sig. Racca e venuto al suo stabilimento, abbiamo passato insieme la giornata. Esaminammo la sua produzione, le macchine, nonchè i due autopiani avendo io avuto cura di spiegargli i vantaggi e i difetti degli autopiani affinchè procurasse di evitarli nella costruzione del suo. Al giorno appresso, vale a dire quindi, in compagnia dello stesso Racca siamo andati a Bologna e dedicai tutto il tempo disponibile alla visita di quello stabilimento, ma più che tutto alla prova dell’autopiano. Come ti dissi a voce le mie impressioni riuscirono conformi perfettamente alle tue perché provato e riprovato l’autopia- no lo trovai buono come pedali perché sensibile e pronto a trasmettere le gradazioni della forza alla tastiera leggero e obbedientissimo alla ripercussione delle note a brevissima distanza.13 Ho desiderato di vedere anche la costruzione per formarmi un concetto della diversità dei mantici interni in confronto degli altri autopiani e parmi siano ben studiati nei loro par- ticolari, ma non potrei dire precisamente della loro bontà di costruzione non essendo tecnico in proposito. Ritengo però che la nota capacità del Racca, visti anche gli strumenti che già sin da oggi sanno fabbricare, molto più definiti che non siano gli autopiani, è facile prevedere che sappia lo stesso stabilimento costruire già bene un autopiano, il quale poi in fondo è molto meno difficile di quanto si possa credere in linea di una stima. Il Racca ha studiato il suo autopiano in tutti i particolari pro- curando d’assicurarsi il materiale buono e nello stesso tempo non molto costoso. Anche dal lato estetico il nuovo strumento si presenta bene per la semplicità della linea che ricorda il Cecilian il primo modello senza gli ornamenti che oggi sono in massima ab- bandonati dalla ebanisteria. Il modello presentato è di colore nero, ma potrà essere fatto anche di altro colore se si desidera dipendendo dall’impelliciatura (sic!) Ritengo che nella costruzione su vasta scala l’istrumento mi- gliorerà perchè è opportuno ricordare che questo è stato fatto in diverse riprese e da persone che non avevano sufficiente pratica come avviene sempre per un campione.14 La Racca è impaziente di mettersi all’opera per questo nuovo ramo d’industria che gioverà allo stabilimento senza dubbio potendo presentare un gran margine di utile. Alla mia volta faccio voti che il nuovo istrumento che come tu dicevi potrebbe chiamarsi “First” abbia ad aprire un varco ai nostri rulli che ormai da troppo tempo attendono di essere conosciuti. Ed ora che comincio a vedere la possibilità che si avverino i tuoi pronostici io e mia moglie ringraziamo il Cielo d’aver avuto un Consigliere Delegato che ci ha ripetutamente sostenuti moralmente durante questi due anni, giacchè diversamente tutto il nostro entusiasmo sarebbe stato completamente soffocato dall’apatia dei committenti, e questa industria che ha raccolto tutta la nostra energia morale e materiale, sarebbe miseramente perita. Il nuovo autopiano così a lungo sospirato sarà senza dubbio argomento di diffusione degli autopiani e dei rulli insieme, specialmente in Italia dove, ad eccezione della Lombardia,15 gli autopiani sono pressoché sconosciuti. E visto che siamo alla fine d’anno chiudo con un augurio e cioè che il 1910 segni l’inizio di quelle soddisfazioni morali e di quelle ricompense materiali alle quali dopo tante cure e tanto lavoro riteniamo di avere ormai il diritto se non altro di aspirare, non solo noi ma anche tu che fino ad oggi hai lavorato in gran parte. . . per la gloria. Sempre in attesa di frequenti tue lettere che ci fanno sempre un gran bene mi pregio di inviarti i migliori saluti anche per incarico della mia Signora. Sempre con affetto credimi sempre tuo. Michele d’Alessandro

A Ugo Finzi 8 febbraio 1910

In risposta alla di Lei graditissima del 7 corrente posso dirLe che venni informato dal mio amico Ing. Luigi Ricci che suo fratello Adelio Ricci (Capitano di Fregata) voleva acqui- stare un autopiano, ma che desiderava prima sentire la mia opinione sui vari istrumenti che figurano in commercio con detto nome. In risposta al detto Ing. Ricci,scrissi che fra gli autopiani il Cecilian16 è per me l’ideale, e che mi riserbava a convincerlo

lettera05
Figura 40: Lettera autografa di Felice Boghen (prima parte) - 1916.


di persona se avesse avuto occasione di venirmi a trovare come per una sua promessa. Altro non posso dire. Forse si sarà deciso per il Cecilian ed avrà accennato il mio nome lusingan- dosi d’un trattamento di favore per la scelta dell’istrumento. Mi è grata l’occasione per riverirLa distintamente anche per parte della mia signora e dichiararmi sempre di Lei aff.mo. Michele d’Alessandro

A Ugo Finzi 24 aprile 1911
— Omissis — . . . giovedì mi recherò a Milano per sottoporLe i campioni dei nuovi rulli da 88 note. In quella circostanza Le sarò preciso in proposito.

lettera06
Figura 41: Lettera autografa di Felice Boghen (seconda parte) - 1916.


Sempre al piacere di leggere tue graditissime ti saluto affet- tuosamente e credimi il tuo Michele d’Alessandro

A Vittorio Scotti 24 febbraio 1912
Carissimo Vittorio, Ho ricevuto la tua carissima ove parmi scorgervi un velato rimprovero sul mio apprezzamento. Ti assicuro invece che non mi sono mai inteso di mettere in dubbio lo zelo, la volontà e l’abilità benintese ad allargare lo sviluppo di quest’industria — anzi i risultati delle recenti commissioni mi spingevano a mandarti un plauso di cuore con l’augurio che questa tua opera sia coronata da pieno successo ed apprezzata come si merita —. Dal canto mio non mi sento più la forza di attendere di anno in anno quei lati utili che dovevano migliorare il mio modesto bilancio che invece si ritrae. Col lavoro sempre crescente e col continuo pensiero nascente del medesimo, che si vuol conseguire, sono costretto a perdere sempre più terreno verso la banda alla quale non mi dedico più con quella passione e con quell’attività necessaria a sostenere il prestigio, e potrei fermarmi dall’oggi al domani di fronte alla necessità di dare anche le dimissioni come Maestro, per non transigere col mio amor proprio. Anche l’ingegno continuo di mia moglie nello stabilimento la obbliga ad abbandonare completamente la casa a persone mercenarie. . . (parole illegibili). Sono ormai dieci anni che io e mia moglie ci siamo dedicati a questo lavoro, e tu sai con quanta abnegazione e non si arriva ancora a ritrovare un provento sufficiente ai bisogni della famiglia pur lavorando in due, senza alcuna garanzia di contratto e di qualunque altra promessa e affidamento. Qui il capitalista va completamento digiuno da colui che lavora. Come socio quindi non ho niente a ridire sulle deliberazioni del Consiglio al quale tributo l’intera mia fiducia approvando senza eccezione ogni suo operato. Come lavoratore desidero mi si metta nella condizione di attendere con tranquillità il cammino più o meno fortunato di questa nostra azienda col darmi il modo di sbarcare il calendario senza guai. Queste sono le ragioni del mio scoraggiamento che intendo esporre al nostro Egregio Presidente alla prima occasione. Sempre al piacere di leggere tue graditissime ti saluto affettuosamente e credimi il tuo Michele

A Tito Ricordi 21 gennaio 1913
— Omissis — Nello scorso 1912 senza aumento di personale si sono fabbricati 10.000 rulli in più dell’anno precedente e 1000 modelli di 88 note pei quali io faccio un lavoro di preparazione (dalle strisce da 65) onde evitare la spesa di una nuova disegnatura.17 Con questo buon risultato e col movimento di vendita dell’annata, davvero incoraggiante, mi ero lusingato di un risveglio finanziario, invece il deficit di cassa è rimasto costante sino ad oggi, e mi si è fatto intravvedere che l’utile dell’esercizio è stato assorbito dalla spesa del cartone!. . . Di questo passo sono convinto che di utili non ne avremo mai, utili sui quali io facevo assegnamento per provvedere senza preoccupazioni al bilancio della mia famiglia. Per quanto tempo mi dovrò accontentare del solo stipendio assegnatomi di £. 3600, lavorando senza limiti di orario ed anche di festa per mantenere costantemente il lavoro preparato al personale? — Omissis — Quest’industria dato l’appoggio di Casa Ricordi a quest’ora avrebbe dovuto conseguire ben altro successo finanziario. Come socio subirò la bassa marea, ma come lavoratore ho bisogno di essere incoraggiato, indipendentemente dall’esito del bilancio per continuare nel mio compito colla passione e coll’entusiasmo che mi hanno guidato sin qui. — Omissis — Michele d’Alessandro a t i t o r i c o r d i 18 marzo 1913 Sentiamo profondamente il dovere di esprimere a cotesto On. Consiglio ed a Lei specialmente i nostri più vivi sensi di riconoscenza per aver preso in considerazione i nostri desideri ed averli pienamente esauditi.18 — Omissis — Michele d’Alessandro

A Vittorio Scotti 11 settembre 1914
Caro Vittorio, Sono ossequiente agli appunti che il Maestro Respighi19 ha

biglietto
Figura 42: Biglietto autografo di Giacomo Puccini.


fatto sulla riduzione della sua opera Semirama. Egli l’ha scritta e ne ha impressi nella mente, come nessun altro, tutti i più piccoli particolari, i tempi e gli effetti e le eventuali convenzioni che si stabiliscono prima dell’esecuzione fra autori e direttori. Non posso quindi far nessuna obiezione alla sua critica. Però dalla prima riduzione ne ricevetti un effetto così meschino da farmi richiedere insistentemente la partitura, fiducioso che coll’aiuto della medesima avrei potuto ottenere un effetto migliore. Anche della II edizione non fui contento per la troppa confusione ed ho cercato di eliminare ed adattare sino ad ottenere un risultato che credeva soddisfacente. Il rilievo e l’effetto delle varie parti dipendono principalmente dall’abilità dell’autopianista e non so se il Maestro Respighi ne ha ricavato tutto il contenuto. Inoltre essendo troppe vaghe le indicazioni che mi giungono pel tuo tramite non potrei neppure volendo modificare ciò che all’autore è parso difettoso. Dovrai anche tu necessariamente convenire che in nessun altra occasione come nelle manifestazioni artistiche le osservazioni sia anticipate che posteriori devono essere fatte direttamente, onde venga immediatamente trasmesso il concetto dell’ideatore a chi debba attuarlo. Per conseguenza lo scopo morale di questi lavori, essendo il finanziario molto dubbio, i Maestri compositori dovrebbero sentire le loro opere (in rulli eseguiti da chi sa sfruttare e dominare l’autopiano ritraendone tutti gli effetti che può dare solo la riduzione). Solo a questa condizione potrai ottenere dalla prima impressione che ne riceverà l’autore, la dichiarazione che ne desideri ed io non avrò di questi magri risultati a tanta fatica. Se questa volta lo scopo è andato fallito, speriamo che l’accaduto serva d’ammaestramento pel futuro. Coi più cordiali saluti credimi sempre il tuo Aff.mo Michele

A Vittorio Scotti 30 settembre 1914

Caro Vittorio, i tristi momenti che la politica internazionale ci fa attraversare rendono anche gli animi più calmi sospettosi ed aspri, e perciò forse a torto io mi allarmo e sento il bisogno di aprirti l’animo. Da un po’ di tempo in qua ogni tua lettera contiene un rimprovero o una imposizione inopportuna o delle osservazioni ancora più inopportune in quanto esse tentano di entrare in un campo esclusivamente mio. Col sistema diplomatico di tacere sempre per quieto vivere adottato sino dalla famosa rappresentazione della Francesca a Torino, finiremo per reazione coll’arrivare ad una rottura dannosa per ambo le parti. Ad evitare questa minaccia dobbiamo venire ad una spiegazione senza reticenze onde mettere le cose a posto e riprendere ognuno le proprie attribuzioni fondendole in un accordo perfetto indispensabile al bene della Società. Con la lettera del 31 agosto mi dicesti che Casa Ricordi non licenzia il personale. Da qui la necessità di usufruire del lavoro già ridotto alla metà nel miglior modo possibile. Non si devono fare lavori di autori sconosciuti e sta bene, ma si direbbe che i Vocalist20 su musica di Verdi, Puccini e Leoncavallo appartengano a questa categoria, così dalla tua lettera di stamane, dalla quale si capisce che non ricordi più i rulli Vocalist proposti con lettera del 14 Agosto.21 Sul Grillo del Focolare22 dissi già altra volta, che il nostro Presidente aveva segnato i punti da farsi, e che era lavoro di pregio. Queste contraddizioni mi confermano il dubbio che troppo poco si sappia a Milano ciò che conviene di fare a Cremona, e che si dimentica con troppa facilità l’esperienza mia nata dalla vita trascorsa da 12 anni in qua in una fabbrica che da me è sorta, esperienza che ho il dovere di possedere ed il diritto di far riconoscere. Non mi sono mai permesso d’intromettermi menomamente nell’ambito amministrativo ed ho quindi il diritto di pretendere che non venga menomata la mia dignità di Direttore. Come azionista sono anch’io interessato, e forse più degli altri, affinché non un metro di cartone nè un minuto di lavoro siano consumati, quindi anch’io so applicare l’economia senza però passare ad eccesso di ribadire l’appunto per la stampa ben giustificata di qualche indirizzo di spedizione. Io da te in special modo accolgo con vero piacere ogni impressione, giacché so che è l’impressione dì un fine buongustaio, ma non tollero la proibizione di fare, oltre i lavori ordinatimi, qualche rullo dì mia soddisfazione, pel valore artistico e per opportunità o per altre ragioni che però non sono mai dì interesse personale. Ricordati della Messa di Verdi per la quale ho dovuto insistere non poco, ed ora si ripete il caso col Grillo del Focolare, per il quale mi si costringe a ripetere il come il quanto ed il perché. Ho lavorato parecchi anni senza retribuzione, pago della sola soddisfazione morale. Se questa mi dovesse venire anche in minima parte menomata, non ci sarà nessuna cifra di stipendio che me ne ricompensi. Ho piacere che a risparmio di tempo mi siano stabiliti i brani da ridurre o dal nostro Presidente o dagli autori stessi, ma i rulli li faccio io esclusivamente io, e se devono provocare qualsiasi apprezzamento da parte degli autori, questo deve essere fatto a me direttamente senza intermediari. Coi migliori saluti Michele d’Alessandro

Alla ditta Anelli 11 febbraio 1916
Egregio Sig. Anelli, Quale Direttore della “First” ho il dovere e l’interesse a far sentire l’effetto artistico dei nostri rulli eseguiti sugli autopiani, indipendentemente dal nome che questi portano. Se ho a mia disposizione una pianola non vuoI dire con questo che io abbia cercato di deprezzare i Suoi autopiani, e la più bella prova si è che di Pianola a Cremona non c’è che la mia.23 Michele d’Alessandro

Ai sindaci della società f.i.r.s.t. 18 aprile 1917
Dopo tanti anni di esercizio ho potuto avere sottomano i tre ultimi bilanci che mi hanno confermato la disastrosa condizione di questa Società. Ho rilevato dai medesimi che mentre tutto il Personale dello Stabilimento costa £. 18.558,70 direzione compresa la sola Sede Amministrativa assorbe annualmente (ultimo bilancio) £. 19.614,82 cifra enormemente esagerata per l’importanza del movimento e del capitale. Mentre gli Azionisti attendono invano un qualche sia pur modesto dividendo, si accordano utili su tutte le vendite d’Italia all’Amministratore che viene a percepire un onorario tondo di £. 10.000, in riscontro a quello umiliante del Direttore Artistico e produttore che lavora per lire 100 nette al mese avendo la disgrazia di sottoscrivere per £. 40.000 (dico quarantamila). Ho incaricato il Sig.Consigliere Delegato di far noto all’Egr.Sig. Presidente del Consiglio in qual modo intendo protestare con- tro simili criteri economici e come Direttore e come Azionista. Colla massima osservanza. Il Direttore della First Michele d’Alessandro

A Vittorio Scotti 18 aprile 1917
Caro Vittorio Ti ritorno in piego raccomandato i documenti dai quali ho avuto la conferma della posizione disastrosa di questa Società. In compenso la dolcissima sorpresa di constatare come hai saputo farti accordare una provvigione sulle vendite anche le più sballate, mi ha finalmente il tuo entusiasmo spiegato. Bravo il mio Amministratore! Mi congratulo della tua sincerità verso l’amico. Io non mi sento diminuito nel mio orgoglio di uomo retto verso di te, ma lo sono tanto quale Direttore della First a Lire Cento nette al mese, e quale Azionista per gli infelicissimi risultati, che ti prego di leggere questa mia all’Egregio Presi- dente dell’On. Consiglio, onde sappia che in segno di protesta cesso da oggi di prestare l’opera mia ed a partire da lunedì lo Stabilimento rimarrà chiuso. Il Direttore della First Michele d’Alessandro

A Luigi Origoni 14 luglio 1917
Al Commendatore Don Luigi Origoni La di Lei graditissima visita ci ha portato un sollievo mora- le tanto apprezzato quanto da noi desiderato, ed è per tale conforto che sentiamo il bisogno di esprimerLe tutta la nostra viva gratitudine. Se negli appunti che Le abbiamo consegnato ci fossero delle lacune o delle difficoltà, saremo sempre a di Lei disposizione per qualsiasi schiarimento, pronti da parte nostra a riconosce- re gli errori se eventualmente ci dovessero essere. — Omissis — Coniugi d’Alessandro
Siccome24 in queste cose la sollecitudine ha pure fra i suoi difetti anche i suoi pregi crediamo utile inviarLe subito alcune informazioni ricavate dai nostri registri. Dividendo i modelli da 65 note in quattro categorie noi possiamo darLe lo specchietto qui accluso in base alle vendite del primo anno di esercizio sino al 31-12-1917. Dei modelli da 88 note venne cominciata la fabbricazione sul finire del 1910 ed i primi anni la vendita era molto limitata come limitatissimi riuscivano i numeri pubblicati. Il loro maggiore sviluppo si ebbe precisamente negli anni 1914-15 1916-17.25 In base alle vendite di questi quattro anni possiamo dedurre le cifre che troverà nell’accluso specchietto. Se questi dati non Le fossero sufficienti e se credesse necessaria la statistica di tre in tre anni, noi potremmo farla. ma sarà lavoro molto lungo dovendo rilevarla dallo schedario tenendo calcolo anche dell’anno di pubblicazione dei singoli modelli. In base allo specchietto dei modelli si può fare un calcolo anche della produzione di magazzeno che potrà essere divisa in quattro categorie. Abbiamo da lungo adottato la misura restrittiva di fabbricazione. Dei numeri di esito certo si fanno da 9 a 10 copie ed anche qualche edizione di scorta, ma degli altri si va giù sino alle 4 copie che si fanno al momento della richiesta per averne in giacenza solo due o tre esemplari. Negli estremi di bilancio la cifra di rulli 46.751 postisi in casellario per la vendita comprende i soli rulli regolari muniti di scatola. Fra questi vi sono edizioni purtroppo molto attempate che al momento della vendita sottoponiamo ad una prova per assicurarci che sono godibili, e succede raramente di doverli scartare.

autografo
Figura 43: Autografo di Pietro Mascagni datato 2 dicembre 1903.


Rulli di rocchetto bianco non ne abbiamo più. I rulli di carta stretta da 88 note con rocchetto verde sono tenuti separati e per verità non figurano in bilancio dato da noi (rulli 415).26 Abbiamo poi la categoria dei riservati alla lettura nella quale vengono compresi tutti i cataplasmi, ed anche questa è calco- lata a parte (1.577).27 A fine d’anno si aveva un rilevante numero di strisce (senza rocchetto e senza scatola) 8.000 circa, cifra che si venne gior- nalmente aumentando per la deficienza dei rocchetti. Se Ella crede di qualche vantaggio un calcolo della produzio- ne giacente in magazzeno, suddivisa nelle quattro categorie, noi potremo in seguito prepararla. In occasione della Sua proposta che ci si fece per l’acquisto dei materiali, l’ Amm. ci inviava i dati di prezzo di cui Le accludiamo copia. Troverà unita anche la nota circa il macchinario. Cogliamo l’occasione per accludere anche le annotazioni avu- te dall’Ingegnere. Un’ultima e forse oziosa osservazione. Nel bilancio 31 12 1916 figura un utile di £. 136.851,50 mentre il ricavo delle vendite dava una cifra di £. 114.972,15. La differenza è data dal valore dei modelli sommato in conto utili? (sic!) Siamo a di Lei completa disposizione per tutte quelle informazioni che Ella crede utili pel bene dell’Azienda, sommamente confortati di vedere finalmente persona che si occupa e si interessa seriamente a quest’industria; persona che, all’occorrenza siamo certi che, ci aiuterà con sinceri e preziosi consigli.
Statistica dei modelli in base alle vendite dal principio del- l’esercizio al 31-12-1917: da 65 note
1) categoria con vendita da 1 a 16 copie 1235 modelli una sola edizione
2) categoria con vendita da 17 a 30 copie 1.204 modelli due edizioni
3) categoria con vendita da 31 a 50 copie 822 modelli
4) categoria con vendita da 50 in avanti 1.071 modelli

Statistica dei modelli in base alle vendite dei quattro anni 1914-1915 e 1916-1917: da 88 note
1) categoria con vendita da 1 a 10 copie 2.166 modelli
2) categoria con vendita da 11 a 20 copie 933 modelli
3) categoria con vendita da 21 a 30 copie 369 modelli
4) categoria con vendita da 30 in avanti 1.070 modelli

A Ugo Finzi 4 aprile 1918
L’acclusa lista circa l’apprezzamento dei modelli ha moltissime lacune da riempire. Nei primi anni l’impianto di una nuovissima industria con la creazione di una maestranza di operaie e copisti, il macchina- rio nuovo anche per noi e sopra tutto l’urgenza di affrontare un catalogo ci hanno assorbito completamente in modo che non ci siamo occupati dei materiali dei quali sino al 1913 non si aveva neppure la nota di consegna. In seguito venne da noi richiesta la nota delle merci in arrivo pel dovuto controllo, ma non si ebbero i prezzi e mai abbiamo avuta nessuna interro- gazione sulla valutazione dei modelli. Noi non comprendiamo la differenza di valutazione dei modelli da 65 note da quelli da 88. Il cartone è il medesimo, la lavorazione è identica e conviene tener presente che solo da due anni si aggiunge ai modelli di 88 note il pedale.28 Se Le occorrono altre delucidazioni particolari saremo lietissimi se potremo soddisfarLa in tutto e per tutto. È ovvio dire anche pei rulli non abbiamo tutti gli elementi per poter stabilire quanto costano alla Società. SalutandoLa cordialissimamente mi creda di Lei Aff.mo Michele d’Alessandro

A Ugo Finzi21 febbraio 1918
Egregio Sig. Ugo, Davvero non merito ulteriori ringraziamenti per la licenza dell’ Ardemagni29 non avendo io fatto altro che spingere una porta aperta. Nei riguardi della ns. società Ella è un conoscitore profondo della situazione morale ed ha perfettamente ragione di regolarsi come dice. Ecco le annotazioni che desidera: Il Sig. Ing. Feraboli ha n° 100 azioni. Il Sig. Della Corna ha rilevato le 100 azioni del Barone De Sanna. Io ne tengo 400 comprese le 50 che figurano pel Cav. Scotti. È’ stato questo un accordo verbale pel quale non si è esteso nessun documento essendo ì certificati, appena liberati, con- segnati a me stesso.

schizzo
Figura 44: Schizzo autografo di Marco Enrico Bossi.


- Macchinario Inglese - Macchina perforatrice a 65 note £. 8750; 3 inchiostratori automatici £. 112,50; una macchina da controllo £. 125; una macchina per incollare le strisce sui rocchetti £. 150; due squadre per tagliare le punte £. 50; quattro avvolgitrici £. 200; un macchina per ritagliare le strisce adattandole ad altri autopiani di minori note £. 625; due macchinette per imperniare i rocchetti £. 1250; una dama (apparecchio dì perforazione 65 note) per cambio all’automatica £. 250. Questi furono ì prezzi della prima offerta della Perforates, non so se in seguito subirono varianti ed in quale misura. La macchina automatica inglese serve quando quella della Ditta Berthold è ferma per qualche inconveniente. Prima del- la guerra lavorarono spesso tutte e due; ora anche una sola produce più del necessario, e si dà la preferenza a quella di Berthold perchè ha il Themodist ed è più veloce e lavora con maggior precisione.30 Ad eccezione degli inchiostratori automatici che non si usarono mai avendo trovato per la linea d’espressione un sistema assai più semplice e più pratico, tutti gli apparecchi sono sempre in uso, e ci furono di grande aiuto avendoci insegnato e facilitato dal lato industriale, mettendoci in grado di fare bene e presto. Sono sempre a di Lei disposizione per tutti quei ragguagli che Le possono essere utili. Le sono obbligatissimo per il particolare interessamento che dimostra a mio riguardo pel quale unitamente alla mia Signora Le invio infiniti ringraziamenti. Coi migliori e più cordiali saluti mi creda sempre di Lei Obbl. ed aff.mo Michele d’Alessandro

A Tito Ricordi 22 maggio 1918
Il Cav. Scotti mi ha avvertito che alla fine del mese il Maestro Zandonai sarebbe stato a Milano e che avrei avuto la probabilità di fargli sentire i rulli riproducenti la suite Primavera in Val di Sole, per le eventuali modifiche prima della pubblicazione.31 In tale circostanza sarei lietissimo se Ella potesse presenziare all’audizione. — Omissis — Dev.mo Michele d’Alessandro

Destinatario incerto 30 gennaio 1919
Al commendatore. . . [Forse Tito Ricordi o Ugo Finzi] — Omissis — Nel rivedere i miei appunti mi sono accorta di aver sbagliato dicendo che i modelli mandati furono 1500. Risultano invece 1337 dei quali si ricavarono £. 5250 nette. Lusingandomi che alcuni dati La possono interessare espongo quanto segue: Vendite in Italia: rulli 17.266 ricavo £. 107.967,00 Vendita all’estero: rulli 2.413 ricavo £. 12.058,9032 Durante l’anno 1918 si sono fabbricati: Rulli per 88 note 9.281 Rulli per 65 note 6.907 Rulli (totale) 16.188 Consumo di carta Kg. 5.869. Come Ella può vedere un Kg. di carta si consuma in tre strisce, prezzo £. 6 al Kg. Se la carta fosse più leggera e più morbida noi avremmo un vantaggio assai sensibile. Io non so se nel bilancio risulta tale calcolo, così si avrebbe questo prezzo: Ogni striscia £ 2.00; Rocchetti con perni? (sic) £. 0.50 e forse di più; Scatola £. 1.25; Linguette, anellini, etichette, colla, etc. £. 0.25 Sola Manifattura £. 4.60 Senza tutte le spese generali dello Stabilimento e della Sede. Colle spese generali suddivise sui rulli venduti si potrà avere il costo reale del rullo. Se tali cifre sono già a di Lei cognizione, perdoni la noia; men- tre sono sempre a di Lei completa disposizione per qualsiasi dettaglio. Col massimo ossequio mi creda sempre di Lei. Devotissima Aminta d’Alessandro

Destinatario incerto 6 aprile 1919

schizzo-mainardi
mainardi
Figura 45: In alto notazione musicale di Enrico Mainardi e, sotto, ritratto dello stesso in età giovanile.


Al Sig. Ingegnere. . . [forse Giovanni Torreggiani] — Omissis — . . . Se le dovessi dire tutte le amarezze e le disillusioni subite dal mio Adorato e da me dovrei scrivere un volume. In questo mese venne fatta la nomina del nuovo Presidente in sostituzione al Comm. Tito Ricordi dimissionario. Poteva ora rinascere la lusinga di essere presi nella considerazione che il nostro zelo ci aveva meritata. Ma il mio tesoro non è più!. . . e sono sola. . . nominata Direttrice. . . — Omissis — Aminta d’Alessandro

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NOTE

1. Un Cecilian, purtroppo non funzionante, è presso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali in Roma.

2. Confronta La Provincia del 27 ottobre 1908. Lo stesso articolo ci informa che anche Toscanini, Puccini e Giordano possedevano un Cecilian e ne erano entusiasti.

3. Il grado di sofisticatezza della ditta tedesca (che già era attiva dal XIX secolo) permetteva addirittura di produrre un rullo già compiuto da una esecuzione pianistica. Le perforazioni non erano ancora in grado di codificare l’interpretazione del pianista, ma è certo che l’intera operazione avveniva a macchina, ciò senza alcun intervento manuale. Vedi a proposito a pagina 13.

1. Il Resto del Carlino, 27 ottobre 1908.

5. Non è chiaro di cosa parli: forse si tratta di problemi di sovraincollaggio riguardanti le etichette, dichiaranti il contenuto della scatola all’interno della quale si trova il rullo. Per pizzo si intende il gancetto iniziale.

6. È la città, situata nell’Erzgebirge, in Sassonia, dove si trovava la fabbrica dei perforatori Berthold. Allude certamente ai problemi di trascinamento della carta sul perforatore addetto alla esecuzione delle copie.

7. Si tratta certamente di un fornitore.

8. Si tratta certamente di un fornitore.

9. Si è conoscenza che al quel tempo anche la compagnia inglese Aeolian aveva il problema di rendere regolare e costante l’avanzamento della carta sui perforatori; ciò dava seri problemi alla Aeolian Company, soprattutto sulla attendibilità della linea del Metrostyle. Ma la F.I.R.S.T. aveva un problema più grave: la inattendibilità della copia rispetto al master (modello) da cui i punzoni perforavano i duplicati.

10. È questa la rivelazione che, almeno nei primi anni, la Casa cremonese copiava qualche rullo preparato da altre case.

11. La carta non sufficientemente stagionata provocava sull’autopiano seri problemi di tracciamento (tracking) che potevano causare l’ingresso di singole note (o gruppi di note) estranee e, al peggio, anche il rovinoso stracciarsi della carta.

12. Il bolognese Giovanni Racca era uno dei più celebri costruttori del tempo di strumenti meccanici. Nel 1883 inventò il Piano Melodico che funzionava a cartoni perforati continui, ripiegati e di grande spessore; il suo suono era simile a quello di un grosso mandolino, più che a quello del pianoforte. Prodotto in versione da tre a sei ottave, il piano melodico ebbe grandissimo successo commerciale in tutta Europa. La produzione dei cartoni perforati in catalogo assommava a qualche migliaia.

1. Si tratta delle note ribattute.

14. Proprio la dicitura campione è riportata all’interno di questo prototipo, miracolosa- mente tramandatoci: esso si trova nella collezione privata del Sig. Franco Severi di Cesena. Si tratta di un robot che si accosta davanti al pianoforte dotato di 65 dita meccaniche. Ho tuttavia appreso recentemente che il Sig. Adolfo Staffoni di Travagliato (Brescia) ha reperito altri due esemplari simili.

15. L’affermazione appare fondata. Le industrie impegnate nel settore erano tutte lombarde o piemontesi.

16. Questo strumento americano fu al tempo abbastanza diffuso in Italia a causa della sua costruzione robusta e del suo basso costo: nei primi del secolo se ne vendettero, al prezzo di 250 dollari ognuno, ben 1.500 all’ anno. Questo prezzo era assai concorrenziale rispetto alla Pianola della Aeolian Company, che costava da 2 a 4 volte di più.

17. Sono questi interessanti dati produttivi, sebbene parziali, dai quali apprendiamo che il volume di attività non era elevato come avrebbe potuto. E’ evidente che per modello si debba intendere “master ” è anche evidente che la esecuzione del master per il nuovo standard da 88 note non veniva fatta ex novo, ma costituiva un ampliamento del master a 65.

1. Si tratta di un miglioramento economico.

1. Vedere le due cartoline di Respighi riprodotte in figura 36.

20. Vocalist è la speciale categoria di rulli che riportano stampate sulla carta le parole del testo (di romanza, di opera, canzone, etc.) consentendo così all’operatore dell’autopiano di seguire via via la melodia insieme alle parole e, volendo, di cantare il brano facendosi accompagnare dallo strumento

1. La lettera non appare conservata

1. Opera di Riccardo Zandonai che la F.I.R.S.T. pubblicò in sette rulli.

23. Non vi è al contrario nessuna certezza che d’Alessandro possedesse l’autentica Pianola costruita dalla Aeolian Company. Qui sembra che la parola Pianola — ancora oggi assai diffusa per designare strumenti di variegata natura — stia per sinonimo di piano meccanico a rulli. Il martellamento pubblicitario della compagnia americana fu assai aggressivo al punto che fino ai nostri giorni qualsiasi pianoforte meccanico (a rullo, a cilindro, addirittura computerizzato) viene definito Pianola. La popolarità guadagnata dal nome è tale che persino una marca di formaggino è stata recentemente commercializzata sotto questa denominazione. Come appare dagli articoli dell’epoca e dalle stesse sue lettere, Michele d’Alessandro era assai fiero di possedere un Cecilian.

24. La lettera prosegue con una relazione tecnica ed economica.

25. Lo schema riportato in questa lettera offre moltissime informazioni. Anzitutto sembra di capire che a partire dal 1914 i nuovi rulli a 88 note fossero più richiesti di quelli a 65. Appare poi confermato che il numero massimo delle co- pieeseguibili in un solo passaggio erano sedici, come appare dalla fotografia di una macchina duplicatrice che era nel laboratorio di Cremona. Le statistiche appaiono poi molto significative.

26. Il rocchetto è l’anima (che poteva essere di cartone o di legno pieno) intorno a caui veniva avvolta la carta del rullo. Alle estremità veniva collocate due sponde (o perni) che potevano essere di legno o metallo.

27. Si tratta probabilmente di rulli destinati ad essere noleggiati o concessi in prova; non è chiaro se per cataplasmi s’intendano rulli contenenti musica di difficile godibilità (quindi di difficile commerciabilità) o di rulli danneggiati o pressochéinservibili.

28. È ovvio che per d’Alessandro non vi era differenza di preparazione tra i rulli a 65 e quelli a 88; infatti la differenza consisteva prevalentemente nel prezzo del rullo. Sorprende leggere che solamente nel l916 fu aggiunta sul rullo una perforazione relativa al pedale: si trattava del pedale che veniva azionato automaticamente quando la perforazione, posta in un punto preciso della scala, si presentava al pettine lettore durante lo scorrimento della carta.

1. Licenza dell’Ardemagni: questa frase appare incomprensibile.

30. Queste informazioni sui macchinari di perforazione appaiono assai interessanti. Anzitutto non sono qui menzionate le macchine italiane MacchiPassioni di cui parla nel 1908 una cronaca apparsa dopo la inaugurazione dello stabilimento. Poi la macchina inglese Perforates produceva i rulli a 65 note; per deduzione, ritengo che, viceversa, la macchina tedesca Berthold producesse i rulli a 88 note: essi erano dotati del Themodist, la perforazione a morso di serpente che serviva per l’accentazione delle note (noto che questa particolare perforazione si applicava soprattutto ai rulli con 88 note, più raramente ai rulli da 65 note). Della fabbrica Berthold abbiamo già scritto nelle note alla lettera del 17 maggio 1907.

31. Vedi dichiarazione per la F.I.R.S.T. La suite fu pubblicata (forse proprio ne11918) in cinque rulli n. 4984 -88

32. Èquesto il volume delle vendite, come sembra evidente, relativo al 1918. Appare modesta la richiesta commerciale estera.