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Parte II
FRA MUSICA
MECCANNICA E ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
2.1
Introduzione
Nei secoli che hanno preceduto l’invenzione del fonografo,
la musica non veniva riprodotta (come il disco più tardi
consentì) ma pro dotta. La sua espressione era affidata
normalmente ad una manualità esecutiva di tipo
tradizionale; più eccezionalmente alla meccanizzazione
dello strumento attraverso la quale lo strumento poteva
suonare in completo o parziale automatismo. Le
realizzazioni del genere costituiscono un affascinante
capitolo della intera storia della musica e dell’ingegno
umano. È questo il dominio della Musica Meccanica. L’Italia
ha fornito grandi contributi a questa storia; se le notizie
sui meccanismi dell’era antica sono assai lacunose, molte
invenzioni geniali costellarono gli ultimi cinque secoli di
realizzazioni sbalorditive. Nel XVI secolo destarono
sensazione gli organi idraulici automatici ed i numerosi
prodigi musicali e non musicali collocati in parchi e
giardini dei quali appena oggi si ritrovano alcune tracce.
Nel XVII secolo la Wunderkammer, il gabinetto delle
meraviglie creato e costruito a Roma da Michele Todini,
stupì per la esibizione di una spettacolare ingegneria
meccanica in grado di collegare sette strumenti (tre
spinette, un clavicembalo, un organo, un violino e una lira
ad arco) ad una sola tastiera. Tra i secoli XIX e XX
apparvero i piani a cilindro (che furono popolari fino
all’ultimo dopoguerra) e gli spettacolari organi da fiera,
ideati dal modenese Ludovico Gavioli. Quando nel primo
decennio del XX secolo vennero prodotti dalla F.I.R.S.T. in
Italia i primi rulli per pianoforte meccanico, le parole
più importanti su questo tema erano state già dette in
Germania e negli Stati Uniti. Se quindi l’iniziativa
cremonese non si poneva come operazione storica di assoluta
novità, nondimeno essa merita davvero di essere raccontata.
Se più tardi Tito Ricordi fiutò la validità commerciale
dell’iniziativa, essa si deve tuttavia per intero alla
intraprendenza di una brillante coppia: Michele
d’Alessandro e Aminta Manfredi.
2.2 Nascita della F.I.R.S.T.
Michele d’Alessandro era nato il 14 dicembre 1859 nel
Sannio,in provincia di Campobasso (circondario di Larino,
nel Molise), da Pasquale e Teresa Scocchera. Avendo vinto
il posto di prima cornetta presso la banda di Cremona,
trasferì la sua residenza in quella ittà dal 15 agosto
1882. Michele suonava anche la tromba e il violino. Nel
1897 succedette a Raffaele Coppola nella direzione della
Banda Municipale di Cremona; e più tardi ad Amilcare
Ponchielli. Michele d’Alessandro fu anche compositore: a
lui si deve un’opera teatrale, della musica vocale da
camera, diverse trascrizioni per banda e un brano in morte
di S. M. Umberto I, un’elegia, pubblicata da Ricordi. Nella
nuova residenza conobbe Aminta Manfredi, che presto divenne
sua moglie. Dalla coppia doveva nascere, oltre al figlio
Alessandro, una preziosa collabo razione. Essa fu un poco
inusuale per i motivi che tra poco vedremo. Egli volse
presto la sua attenzione al mercato degli autopiani, e a
poco a poco gli maturò l’idea di d’iniziare con una propria
ditta la produzione di rulli sonori traforati, tenendo
soprattutto presente quella che era in quel momento la
situazione del mercato.
Figura 9:
Affiche pubblicitaria della F.I.R.S.T. del 1914.
Infatti, grazie ad una robusta penetrazione commerciale, la
americana Farrand Organ Company di Detroit aveva quasi
monopolizzato il mercato italiano del pianoforte meccanico,
nella sua doppia versione di pianoforte con la meccanica
automatica incorporata e di robot a pedali, modello
Cecilian1 (denominato come abbiamo più volte ricordato —
push-up in inglese e Vorsetzer in tedesco), entrambi
azionati da rulli di carta perforata. Michele d’Alessandro
già dal 1903 aveva acquistato appunto un Cecilian e sembra
che lo adoperasse con notevole perizia, conoscendo lo
strumento già dal 1898, ed essendone perdutamente
innamorato.2 A proposito di questo strumento così scrive
nel novembre 1908 il periodico Natura e Arte:
Figura 10:
Contenitore di un rullo F.R.S.T.
Il
Cecilian — lo saprete — è una specie di strumento
supplementare che si colloca davanti alla tastiera del
pianoforte: mettendolo in movimento, coi due pedali; una
serie di dita di legno corrispondenti ciascuna a un tasto
del pianoforte, sostituiscono le dita del manovratore, e
tali dita, occorrendo, possono essere molte più di quelle
delle due mani, e dare una fusione di suoni irraggiungibile
in altro modo. Le mani nel Cecilian come nella Pianola ed
in altri simili strumenti sussidiari, non servono che a
dare l’espressione al pezzo eseguito, coi piano, i forte,
ogni sfumatura indicata sul rotolo che si svolge attorno a
un cilindro dentato (sic!) in movimento, come quello degli
organetti girovaghi.
È interessante
notare come l’articolista di quel tempo, dopo aver
descritto con una certa precisione il funzionamento di
quello che ancora non era in Italia uno strumento diffuso,
confonda più avanti il meccanismo del nuovo congegno con
quello del piano a cilindro che nel nostro paese era
estremamente popolare da almeno cinquanta anni; il cilindro
non è che l’anima di cartone intorno alla quale si avvolge
la carta del rullo, che l’articolista definisce rotolo.
L’aggressività della Farrand Organ Company è da ammirare
quanto più il mercato internazionale era a pieno
appannaggio della americana Aeolian Company che, quale
prima produttrice del modello Pianola, aveva facile gioco
già dal 1898. Due fotografie (databili tra il 1902 e il
1904: vedi figure 11 e 12) documentano i primi passi della
non ancora nata F.I.R.S.T. Aminta d’Alessandro è al tavolo
di lavoro nella sua abitazione privata di Corso Garibaldi,
21. Essa assolve alla preparazione di un master (allora
definito modello); l’operazione avviene con estrema
artigianalità: un punzone, percosso da un martello, esegue
i fori uno ad uno.
Figura 11:
Aminta d’Alessandro al lavoro: vedi testo.
Alle
perforazioni lunghe (asole) Aminta procedeva con l’impiego
di temperini e coltelli. Un giornale del tempo menziona fra
gli strumenti usati: un bulino da calzo- laio, un
temperino, un minuscolo martelletto. La presenza di un
martello lascia arguire che il master veniva realizzato con
un cartone abbastanza spesso. Questa manualità lenta e
paziente faceva un grande contrasto con la com- plessa
tecnologia di cui si giovava — proprio tra il 1901 e il
1902 — la fabbrica tedesca Hupfeld.3 Le due fotografie di
Aminta d’Alessandro documentano il vero inizio delle
migliaia di perforazioni che sarebbero state in seguito
eseguite dalla F.I.R.S.T. Sotto una delle due fotografie
(12)si legge un attestato di stima da parte di alcune
operaie della ditta: All’attività del lavoro, unendo la
soavità dell’affetto - Le collaboratrici della First
all’Artefice iniziatrice. Nel 1903 Michele d’Alessandro
aveva già posto le basi della F.I.R.S.T. quando unì le sue
forze con quelle di un altro cremonese, Pietro Anelli, e
acquistò all’estero un macchinario primitivo (così almeno
riportano gli articoli del tempo). Il primo sostegno
commerciale venne da questi in quanto già da anni l’Anelli
era impegnato nella costruzione di pianoforti e di organi.
Nel gennaio 1904 d’Alessandro acquistò poi una macchina
perforatrice tedesca; il laboratorio dove essa era ospitata
si trovava in una cameretta attigua all’appartamento dove i
coniugi abitavano, in corso Garibaldi, 21. I primi rulli
uscirono nell’aprile 1904 sotto la ragione Fabbrica Rulli
Musicali Traforati Anelli e C. . La produzione — a leggere
gli articoli apparsi al tempo — si basava su una
suddivisione dei compiti piuttosto precisa: Michele
d’Alessandro si occupava della parte artistica (cioè degli
arrangiamenti dal pentagramma al linguaggio perforato),
Figura 12:
Altra foto di Aminta d’Alessandro al lavoro: vedi testo.
Aminta seguiva
tutta l’attività meccanica, ed Anelli era invece occupato
nel settore commerciale. Ciò rivela che i coniugi
d’Alessandro potevano fidare soltanto sul loro entusiasmo e
sul loro potere di iniziativa.
2.2.1 La questione dei diritti d’autore e la vertenza
con la casa Ricordi
All’inizio non vi era un preciso programma nelle
perforazioni, ma una parte importante della produzione
concerneva le musiche di Ponchielli e di Franchetti, meglio
conosciuti a Cremona. Per queste, come per altre musiche
prodotte su rulli non venivano pagati i diritti d’autore.
Fu proprio la problematica del diritto d’autore a destare
le attenzioni della casa Ricordi che nel 1906 intentò una
causa per rivendicare i propri diritti, che allora — per la
prima volta in Italia — venivano applicati alla traduzione
grafica (cioè alla carta perforata). La controversia legale
scatenata dalla casa editrice milanese aveva certamente dei
fondamenti giuridici, ma la dice lunga sull’interesse
suscitato — dopo solo appena 4 anni di attività — dalla
pioneristica impresa cremonese. Ricordi vinse la causa (la
sentenza, citata su Ars et Labor del Marzo 1906, è
riportata nella pagina successiva e successive), ed in
questo modo la casa editrice entrò nella società. Di essa
facevano parte: il Sig. Sonzogno, il Cav. Ugo Finzi, il
banchiere Sullam, il duca Visconti di Modrone, essendone
lui stesso il presidente, ed il cav. Vittorio Scotti,
consigliere delegato.4 Il nome di Michele d’Alessandro
appare in secondo piano poiché il respon- sabile del tempo
era Pietro Anelli, il noto costruttore di cui abbiamo
appena detto sotto il cui nome furono pubblicati i primi
rulli cremonesi. Poco più tardi i rulli furono prodotti
dalla F.I.R.S.T.
Figura 13:
Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio
1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa
dall’editore Ricordi. (Segue)
In
figura 30 è presente il primo supplemento dei Rulli musicali
traforati prodotti dalla Anelli & Co. di Cremona. Il
formato dei rulli F.I.R.S.T. e la loro formulazione tecnica
erano quelli del Cecilian. Le prime difficoltà dell’impresa
consistettero, da una parte, nel superare una certa
diffidenza da parte del pubblico, dall’altra, nel produrre
un rotolo affidabile nel tempo, in quanto la carta, che
spesso non era di eccelsa qualità, risentiva sensibilmente
delle variazioni atmosferiche. La società fu ufficialmente
costituita nel 1906. Nel 1907 il Consiglio di Am-
ministrazione (presieduto da Tito Ricordi) deliberò
l’acquisto di un terreno presso l’allora Teatro Concordia
(oggi Teatro Ponchielli). Le lettere di Michele
d’Alessandro ci faranno sapere (vedi più avanti) che i
primi passi della F.I.R.S.T. risalivano al 1902. Tra il
marzo 1907 e l’ottobre 1908 quantunque con macchinario
limitatissimo la F.I.R.S.T. pubblicò un migliaio di numeri
che compongono il suo primo catalogo e i relativi
supplementi. Il capitale sociale di £. 200.000 fu portato
più tardi a £. 300.000.
2.3
Lo stabilimento della f.i.r.s.t.
Nel frattempo si dava mano alla costruzione dello
stabilimento (su progetto di Giovanni Feraboli) e alla
messa in opera di un importante macchinario, che avrebbe
costituito la base per aumentare sensibilmente la
produzione.
Figura 14:
Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio
1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa
dall’editore Ricordi.
Il grande fabbricato, appositamente costruito, aveva linee
eleganti, ed al- l’interno esibiva , lo stabilimento
esibiva una serie di prestigiosi macchinari (figure 21, 22 e
23), e di appositi banchi di lavorazione (figure 24, 25 e
26). Nell’immagine a pagina 33 è visibile un reparto di
distribuzione dei rulli. È da sottolineare come
l’iniziativa cremonese fosse per quel tempo una assoluta
novità per l’ltalia, ciononostante, il catalogo generale
edito (senza data) tra il 1910 ed 1912 elenchi 3767 titoli
(rulli a 65 note) su 258 pagine. Si arrivò finalmente alla
solenne inaugurazione della fabbrica (vedi figure a pagina
27) che, ampiamente pubblicizzata, ebbe luogo il 24 ottobre
1908 alle ore 14. In figura 18 è riprodotto un biglietto
d’invito a presenziare all’inaugurazione. Vi partecipò la
Banda Comunale, si ascoltò poi un pianoforte Apollo
costruito da Anelli ed azionato dal Marchese Marano che
suonava i rulli F.I.R.S.T. Un articolo ci informa che le
macchine perforatrici erano delle Macchi-Passioni italiane.
Nei procedimenti meccanici furono adoperate in seguito
macchine
Figura 15:
Sentenza del Tribunale civile di Cremona dell’8 febbraio
1906 che condanna la Ditta Anelli nella causa promossa
dall’editore Ricordi.
tedesche, inglesi e italiane, ma con quale successione
cronologica non è chiaro. Le 15 operaie, tutte giovani
ragazze, provvedevano alle operazioni di produ- zione
(notare che anche le altre fabbriche, segnatamente la
Aeolian Company inglese, si giovavano di maestranze
femminili, che a quel tempo erano pagate pochissimo: nel
1919 tre lire al giorno). Lo stabilimento cremonese era in
via del Teatro n 3; la sede legale di Milano in via S.
Maria della Porta n. 5 (più tardi in via Berchet, 2). Nei
documenti raccolti da Pietro Anelli appare quello che è il
primo catalogo che ci è stato conservato datato — per mano
stessa di Anelli — 1905, e il primo master fatto da Aminta
appare essere — con il n°103 — il terzo della produzione;
con maggiore precisione veniamo informati che il primo
master si riferiva a due estratti dal Carnaval op. 9 di
Schumann, precisamente il n. 16 comprendente il valse
allemande e l’intermezzo (Paganini). L’inaugurazione della
F.I.R.S.T. costituì per Cremona un avvenimento e vi
parteciparono le più illustri personalità locali e
dell’editoria musicale: vedi figure 17, 19 e 20 Dopo
l’inaugurazione, la F.I.R.S.T. cercò il consenso estero di
autori ed editori. Per quanto riguarda il nostro Paese, era
ampiamente prevedibile che essa ottenesse in esclusiva i
diritti di proprietà di casa Ricordi e Sonzogno: come
abbiamo visto, fu in realtà la Ricordi a esercitare la sua
longa manus sulla F.I.R.S.T. attraverso un vincolo
commerciale.
(a)
Stabilimento della F.I.R.S.T.
(a)
Altra vista dello stabilimento della F.I.R.S.T.
(b)
(c)
Figura 16:
Viste dell’epoca (1908) dello stabilimento F.I.R.S.T.
Per
il centenario verdiano del 1913 fu pubblicato un catalogo
di tutti i rulli disponibili con la musica del bussetano
(vedi figura 31), iniziativa questa che si aggiunse alle
campagne pubblicitarie a favore della F.I.R.S.T. già da
tempo in atto: vedi figura 9. 2.4 l a p r o d u z i o n e m
u s i c a l e d e l l a f. i . r . s . t. Se all’estero
erano attive da circa dieci anni le grandi case che
producevano pianoforti meccanici e rulli, si rimane oggi
sorpresi nel constatare che la pro- duzione della
F.I.R.S.T. fosse destinata prevalentemente ad una nazione
dove i pianoforti meccanici erano tutti di importazione.
Solo più tardi la Anelli, la FIP (Fabbrica Italiana
Pianoforti) e altre ditte ne intrapresero la costruzione.
La Racca di Bologna, da parte sua, dopo aver realizzato un
prototipo (o campione) di robot a rulli di carta di cui s’è
già detto al capitolo precedente, non promosse mai la sua
produzione commerciale (vedi anche lettera del 18 dicembre
1909, a pagina 46.). La F.I.R.S.T. impiantò invece delle
rappresentanze anche all’estero, segnata- mente in
Argentina.
Figura 17:
Inaugurazione della F.I.R.S.T., Cremona 1908. Da sinistra:
una scono- sciuta, Tito Ricordi, il Marchese Morano, Aminta
d’Alessandro, un giornalista, quattro ignoti, un’operaia.
Michele d’Alessandro svolgeva il suo lavoro con grande
entusiasmo, ma, certamente non poteva da solo reggere il
grande impatto della preparazione dei master, specie se si
tiene presente che dal 1906 al 1929 i numeri prodotti
furono ben 5564. È più che evidente allora che molti
arrangiamenti venivano curati da Michele d’Alessandro,
mentre tanti altri erano prodotti, occorre dirlo, — con
risultati più modesti — da altri arrangiatori o adattatori,
rimasti, così sembra oggi, anonimi. Vi erano poi, come
risulta dal carteggio del manager della F.I.R.S.T. dei
casi, non sappiamo quanto numerosi, in cui alcuni rulli
venivano copiati da rulli prodotti all’estero da altre
ditte. Ecco perché, nonostante la conclamata
professionalità della ditta, alcuni rulli della casa
cremonese risultano poveri nell’arrangiamento in codice
perforato. Il catalogo del 1914 elencherà poi 4557 rulli
(65 e 88 note su 256 pagine, quello del 1920 ne listerà
5040 rulli, e quello del 1926 presenterà 5525 titoli su 123
pagine. I frontespizi dei cataloghi sono riportati alle
figure 28, 29.
Figura 18:
Biglietto d’invito all’inaugurazione della F.I.R.S.T. -
1908.
Figura 19:
Inaugurazione della F.I.R.S.T.: Michele d’Alessandro (al
centro) spiega il funzionamento della macchina per
preparare i modelli (o master.)
Figura 20:
Inaugurazione della F.I.R.S.T.: si distinguono, da
sinistra: E. Bozzotti, U. Finzi, Q. Sulam, L. Origoni, Tito
Ricordi, V. Scotti, A.d’Alessandro.
Oltre
al catalogo di 1000 numeri, prima nominato, apparso nel
1908, appar- vero i cataloghi prima detti del 1910-12
circa, del 1914, del 1920 e del 1926: in molti di essi
erano compresi i rulli Vocalist (che recavano stampato
sulla carta perforata il testo delle romanze o delle
canzoni) i rulli comprendevano entrambi i formati (65 e 88
note) e vi erano versioni specialmente destinate agli
autopiani Angelus e Simplex. Se i rulli classici erano
generalmente ben fatti, qualche defaillance si nota
sopratutto nei brani relativi a canzonette, ballabili del
tempo o canzoni popolari italiane, inni, marce, canti
celebrativi di avvenimenti sociali o politici e così via.
Restando in questo settore, occorre dire che alcune piccole
iniziative commer- ciali italo-americane del tempo
producevano rulli di esecuzione tecnica assai doviziosa
(fino al punto da essere a volte eccessiva), nei quali gli
arrangiamenti erano assai più ricchi, avendo davvero
considerazione per le possibilità illimi- tate che
l’esecuzione meccanica consentiva. In questo i riduttori d’
America
Figura 21:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: macchine
perforatrici (1914).
Figura 22:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: macchine
perforatrici (1914).
dei brani musicali (che erano di origine italiana) avevano
ben presenti gli ar- rangiamenti (ricchi ben oltre
qualsiasi virtuosismo) delle musiche per i piani a cilindro
che a migliaia — tra la seconda metà dell’Ottocento e i
primi del Novecento — attraversavano le strade di città e
paesi. La materia tematica era la stessa, ma la
riproduzione assai diversa: sul cilindro di legno si
trattava di martellare dei chiodi, sulla carta di operare
dei fori. Assai emblematiche le denominazioni commerciali
delle ditte italo-americane che producevano dei rulli di
grande qualità: Italianstyle Music Roll Company, I Quattro
Siciliani, Artista, E. Pennino, La Canzonetta Napoletana,
Schettino Music Roll Company, Virtuoso Music Roll Company,
Edizione Riccio, Connazional (sic!) Music Roll Company,
Music Rolls E. Rossi, Vittoria Music Publishing Company,
Rialto Rolls, Mongillo Rolls, Cusenza e Risalvato, Lo
Bianco Special, Voco Word- Roll, Biondo Special, Pagani
Roll, Carpiniello Special, Il Canzoniere Moderno,
Tommasello and Co., Guida Special, Russo’s Music Roll,
Avitable Bros, Le Due Sicilie Music, Buffa
Figura 23:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T. Macchine perforatrici
(1914).
Figura 24:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di
lavorazione (1914).
Bros. Special, Calafiura Special. Sul tema
dell’arrangiamento così bene si esprime un articolo apparso
su La Patria degli Italiani il 22 novembre 1908: Gli è che
il d’Alessandro non si serve delle solite trascrizioni per
pianoforte, come i produttori inglesi, nordamericani e
tedeschi, sebbene delle partiture, dalle quali egli cava
ogni effetto, moltiplicando le note come non è possibile
fare con solo dieci dita, e fondere i suoni come quelli di
diversi strumenti di un’orchestra. Con accenti insistenti,
l’articolista dell’epoca calcavano la mano sulla pretesa
superiorità dei rulli italiani dovuta alla doviziosità
degli arrangiamenti, tema ricorrente. Sempre nel 1908, il
già citato articolo apparso su Natura e Arte così
riporta: La
superiorità dei rotoli cremonesi su quelli nordamericani
consiste appun- to nella moltiplicazione e nella fusione
dei suoni, col moto interpretativo di un artista come il
Maestro d’Alessandro, il quale nel preparare gli originali,
guarda sulle partiture, sfruttandone abilmente e con
risultati meravigliosi, sinora mai ottenuti, ogni effetto
orchestrale.
Figura 25:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di
lavorazione. Seconda immagine (1914).
Figura 26:
Interno dello stabilimento F.I.R.S.T.: i banchi di
lavorazione. Terza immagine (1914).
Il procedimento di produzione dei rulli avveniva sotto la
direzione e super- visione di Michele d’Alessandro, che
veniva coadiuvato da operaie, quelle che negli articoli del
tempo vengono definite, con termologia antiquata, graziose
operaiette. Ecco il procedimento descritto in Natura e Arte
del novembre 1908.
Tracciato
l’originale, a matita, egli lo passa a una graziosa
operaia, la quale, coi begli occhi neri appuntati sulla
zona cartacea, fa su di esso, a macchina, i tagli delle
note che, per mezzo del cilindro dentato, dovranno esser
battute sulla docilissima tastiera del Cecilian. La zona
cartacea, dopo un’accurata revisione del Maestro, passa a
un’altra macchina, dove un’altra graziosa operaietta la
moltiplica senz’alcuna difficoltà e quindi un’altra
operaietta l’avvolge, sempre meccanicamente, compiendo
l’opera- zione, e i rotoli vanno depositati a decine e a
centinaia negli scaffali del magazzino in altrettante
scatole di cartone col titolo del pezzo riprodotto. Le
macchine sono, nella loro base, le stesse adoperate in
Inghilterra, dove i coniugi d’Alessandro si recarono
appositamente per studiarle; ma il loro ingegno provvide
alle modificazioni da apportare ad esse, perchè meglio
rispondessero alle esigenze del loro gusto e dessero quel
risultato che mette il nostro Paese, anche per questa
produzione, alla testa di tutti gli altri
Figura 27:
Interno dello stabilimento: reparto di distribuzione della
produzione. Appaiono i nomi delle località di destinazione:
Milano, Roma, Palermo, Napoli, Torino, America ed altre
etichette illeggibili (1908).
che
la preparano e la diffondono. Il titolo “First”, dunque fu
ben scelto e ben augurante, e come il “Fiat” volerà
trionfalmente per il mondo, tanto più che la benemerita
fabbrica cremonese ha ottenuto il diritto esclusivo della
musica delle Case editrici Ricordi e Sonzogno, sì che alcun
altro rullo potrà effondersi, deliziando, il genio melodico
italiano.
In questo scritto notiamo ancora una volta l’equivoco tra
cilindro dentato e carta perforata già prima notato in un
articolo apparso nel 1908.
Figura 28: A
sinistra, catalogo F.I.R.S.T. (1910 - 1914 circa); a
destra, istruzioni per l’operatore dallo stesso catalogo.
Figura 29: A
sinistra, catalogo F.I.R.S.T. del 1920, a destra catalogo
F.I.R.S.T. del 1926
2.5
Crisi della f.i.r.s.t. e chiusura dello stabilimento
L’attività della F.I.R.S.T. fu ininterrotta fino al 1930
quando (vedi documenti riprodotti a pagina 37 e a pagina
38) la grande crisi di Wall Street, che aveva determinato
le ben note difficoltà in tutto il mondo, colpì anche la
fabbrica cremonese. Sembra che poco prima o poco dopo la
cessazione dell’attività, le macchine furono trasportate da
Cremona a Milano, in locali che facevano capo alla ditta
Ricordi. Secondo notizie fornitemi da Luigi Nazzari di
Cremona, le macchine furono colpite nel bombardamento di
Milano. Michele d’Alessandro scomparve a Cremona nel 1918
quando la direzione dell’intero stabilimento fu assunta
dalla vedova Aminta. Il vecchio edificio liberty dove era la
fabbrica è stato profondamente rimaneggiato: esso è
visibile in figura 34.
2.6 Il repertorio dei rulli f.i.r.s.t. (1907-1929)
Fra Salotto Borghese e Novecento Industriale
Prima ancora di esaminare i cataloghi generali della ditta,
mi attendevo di trovare una stragrande maggioranza di rulli
dedicati al tradizionale repertorio lirico italiano ( che
difficilmente si muoveva in aree precedenti a Bellini e suc-
cessive a Mascagni) e da quel repertorio classico assai
masticato che al tempo

Figura
30: Supplemento al catalogo della F.I.R.S.T.
era ritenuto dare corpo alla vera cultura musicale: molto
Bach (50 rulli), moltis- simo Beethoven (195), moltissimo
Chopin (138), poco Mozart (32), abbastanza Schubert(42),
moltissimo Schumann (105) e molto Mendelsshon (53). Questi
compositori sono posti nella sezione “classici”. Una
successiva sezione definita “composizioni originali” elenca
una serie di autori cronologicamente vicini a quel 1926 in
cui venne pubblicato il catalogo. Diversissima è
l’estrazione e la levatura di questi autori: si va dal
cremonese G. Anselmi (ben 25 rulli) a Marco Enrico Bossi (6
rulli), nientemeno a Brahms (38 rulli) e a Bruckner (V
sinfonia in sei rulli); ma ci sono anche Jules Burgmein
(alias Giulio Ricordi) (34 rulli), e Cecile Chaminade (25
rulli). In questa sezione Debussy conta 16 rulli, Faurè ne
conta 25 e Godard ben 34; è ovvio che, per il
Figura 31:
Frontespizio del catalogo F.I.R.S.T.
dei rulli dedicati a Giuseppe Verdi in occasione del I
centenario della nascita (1813 – 1913). gusto del tempo,
Grieg fosse rappresentato da 35 titoli, ma è meno
prevedibile che Liszt sia rappresentato da soli 36 rulli;
mentre Saint-Saëns figura con ben 55 rulli; ben
rappresentato è anche Moszkowski (20 rulli), che all’estero
godeva di una considerazione ben maggiore che in Italia, e
Anton Rubinstein con 16 rulli. Se in questa curiosa
graduatoria antecedente al 1926, l’autore più perforato
risulta Beethoven, è scontatissimo che dopo di lui appaiano
i mostri sacri del melodramma che al tempo dividevano
opposte fazioni: Verdi (135 rulli) e Wagner (80 rulli).
Discretamente rappresentati sono i compositori che operano
tra la fine del secolo XIX ed il primo del XX: Sgambati (5
rulli) Martucci (15 rulli), Bazzini (3 rulli), Rendano (1
rullo), Mancinelli (4 Rulli), Faccio (1 rullo), Sinigaglia
(2 rulli), Busoni (1 rullo). Ma le vere soprese arrivano
nel repertorio cinque-settecentesco e nel reper- torio
moderno. I 4 rulli di Frescobaldi (pubblicati negli anni
Venti si pongono come la prima operazione di riscoperta del
ferrarese; ma sorprendono anche i 31 rulli dedicati alle
sonate di Domenico Scarlatti che a quel tempo (anni dieci e
venti) sembravano esclusivo dominio di quelle che Bruno
Barilli avrebbe poco più tardi definite vecchie beghine del
clavicembalo, sospettandole di d’annunzia- nesimo
estetizzante; ma vi sono anche Boccherini (3 rulli),
Cimarosa (4 rulli), Clementi (15 rulli) e persino Paër (2
rulli). Per ragioni più che comprensibili, pur trattandosi
di un compositore cremonese, è assente del tutto il nome di
Monteverdi:. La musica seria coeva a quella stagione appare
dignitosamente rappresentata: Respighi (23 rulli), Pick
Mangiagalli (7 rulli), Pizzetti (2 rulli), Perosi (10
rulli) e persino de Sabata, Alaleona e Dudreville, che si
segnalò anche come pittore vicino alla tematica futurista.
La produzione successiva, dal 1926 al 1929 merita alcune
considerazioni. Da uno sguardo generale ci interessa
comprendere il mercato a cui la F.I.R.S.T. si indirizzò
durante i suoi ultimi tre anni di vita; ciò aiuta a
comprendere quali fossero le predilezioni del tempo o, più
ancora a comprendere come la casa di Cremona contribuisse a
diffondere la musica di alcuni giovani autori. Appaiono:
Victor de Sabata (tre pezzi per pianoforte e Juventus),
Respighi (Antiche danze e arie, Trittico botticelliano,
Vetrate di Chiesa, Gli Uccelli, ouver- ture Belfagor), Pick
Mangiagalli (Basi e Bote, Casanova a Venezia), Castelnuovo
Figura 32:
Lettera di casa Ricordi che decreta la fine della
F.I.R.S.T.:destinataria Aminta d’Alessandro.
Tedesco (Piedigrotta 1924), Casella (toccata e barcarola),
Pizzetti (concerto dell’estate). La produzione della
F.I.R.S.T. termina nel 1929 con i cinque rulli dedicati al
concerto dell’estate di Ildebrando Pizzetti (5521-2-3-4-5).
Essa si era affacciata intorno al 1908 con l’aria dal II
atto della Manon Lescaut di Puccini: è infatti questo il
rullo n. 1. Il repertorio europeo novecentesco è
scarsamente rappresentato. Compaiono soltanto i nomi di
Richard Strauss (17 rulli), Strawinski (4 rulli), Sibelius
(4 rulli), Rachmaninov (4 rulli), De Falla (2 rulli) e
Widor (4 rulli). Nessun rullo fu dedicato a musiche di
Bartok, Hindemith, Schönberg, Scriabin. L’esame generale
del repertorio classico perforato rivela insomma un
passati- smo deciso che d’altronde, riflette fedelmente il
clima culturale dell’epoca. Sono rimasto meravigliato nel
leggere 1’annunciazione del rullo n.4279: W. J. Paans:
Aereophone -captif: la ronde des aèreoplanes; se reperissi
il rullo mi troverei forse davanti a un piacevole pezzo
salottiero. Nondimeno, potrebbe essere un titolo futurista,
creato da un compositore peraltro del tutto sconosciuto.
Figura 33:
Lettera della casa Ricordi che decreta la fine della
F.I.R.S.T.: destinatario Ing. d’Alessandro.
È doveroso informare, infine, che la casa di Cremona fu
attivissima anche nel repertorio non classico. Accanto a
ben 59 titoli di musica araba si trovano: tanghi (94), 200
tra two-step, one-step, fox trot, blues, etc. e alcuni inni
nazionali: russo, inglese, egiziano, venezuelano, inno
detto la Quadruplice e Inno dei lavoratori. Figura anche
con il numero 5490 l’Inno pontificio, prodotto — con
tempestività — nel febbraio del 1929, quando furono siglati
i patti lateranensi. Una larga produzione (circa 100
titoli) fu dedicata anche a rulli di accompa- gnamento per
canto ma anche per violino. Ben 600 furono i rulli Vocalist
sulla cui carta erano stampati i testi delle arie, delle
romanze o delle canzoni. Appaiono infine molti inni e marce:
tra essi due composizioni dello stesso Michele
d’Alessandro: Un saluto a Larino (n. 2897) e Salve Cremona!
Inno e marcia (n. 4763). Questi due titoli, considerata la
tarda numerazione, sembrano essere stati curati quando la
vedova era direttrice dello stabilimento intorno al 1925.
Reperire questi due rulli e suonarli sarebbe il migliore
omaggio alla memoria di Michele e Aminta d’Alessandro.
2.7 Michele d ‘Alessandro animatore della f.i.r.s.t.
Una serie di 134 lettere del fondatore della ditta (ma
l’ultima decina è della vedova Aminta) mi sono state
gentilmente sottoposte dai nipoti di questo vero e proprio
personaggio del tempo.
Figura 34: Il
fabbricato ex F.I.R.S.T. come si presentava nel 1988 dopo
il rimaneggiamento del secondo piano.
Esse rivelano non solo un uomo appassionato del suo lavoro,
dedito ad una disciplina musicale particolarissima, bensì
anche un profondo legame con la propria moglie, ed altresì
una mente attenta a quanto accadeva intorno a lui dal punto
di vista tecnico, artistico e sociale. Le sue attenzioni di
carattere commerciale erano finalizzate esclusivamente alla
possibilità di svolgere la propria attività. Infatti, la
ineludibilità del diritto d’autore che la Ricordi reclamava
attraverso vie legali e la necessità che la F.I.R.S.T.
aveva di appoggiarsi ad un solido capitale ( come quello
dell’editore Ricordi stesso) costrinsero il fondatore della
F.I.R.S.T. ad accettare il ruolo di impiegato-manager, ciò
che gli permetteva una vita soltanto decorosa. Nel 1912 lo
stipendio per lui e la moglie ammontava a 900 lire mensili.
Tuttavia egli, quale socio, aveva diritto agli utili che
nondimeno raramente venivano distribuiti. Da alcune
ricevute apprendiamo che per ogni trimestre del 1913 la
coppia d’Alessandro riceveva 1350 lire, mentre, a seguito
di motivate richieste di miglioramenti economici, la
Ricordi decise di devolvere la somma di £. 1600 a titolo di
qualificazione per prestazioni relative al 1912. Il primo
trimestre del 1914 vide per la coppia un ulteriore
miglioramento a £. 1500. Nella lettera del 19 febbraio 1909
(più avanti riportata integralmente) Michele d’Alessandro
così precisa i compiti suoi e della moglie per gestire
l’attività della F.I.R.S.T.: . . . tutto ciò che viene
fatto dal personale deve essere da noi preparato, corretto
e controllato. . . , soffermandosi anche a menzionare i
suoi doveri nel lavoro intellettuale e nella riduzione nei
singoli rulli. Alla morte di Michele d’Alessandro la
direzione del laboratorio fu assunta dalla vedova Aminta.
Quale riduttore (o arrangiatore) fu prescelto, a 300 lire
mensili, un certo Maestro Agresti, membro dell’orchestra
(probabilmente del Teatro dell’Opera). È stato motivo di
grande interesse leggere le dichiarazioni di gradimento dei
rulli della F.I.R.S.T. scritte da musicisti più o meno
illustri e rinomati dell’epoca. Se sono ben note le
dichiarazioni, più o meno sperticate, per il pianoforte
meccanico espressivo (reproducing piano), assai meno note e
ben più rare sono le dichiarazioni relative agli
arrangiamenti per player piano: non vi è dubbio che questa
documentazione costituisca un unicum storico.
Figura 35:
Cartolina autografa di Riccardo Zandonai. Trascrizione del
testo nella lettera del 25 settembre 1918.
Tra gli autografi ne appaiono qui dieci:
1. cartolina autografa di Riccardo Zandonai, del 1918 (vedi
trascrizione
testo nella lettera relativa);
2. autografo di Umberto Giordano -1915;
3. lettera autografa di Francesco Cilea, del 1915;;
4. autografo di Giacomo Puccini del 1916;
5. autografo di Marco Enrico Bossi del 1915;
6. lettera autografa di Felice Boghen del 1916;
7. due cartoline autografe di Ottorino Respighi del 1914;
8. dichiarazione autografa di Enrico Mainardi del 1919;
9. dichiarazione autografa di Riccardo Pick-Mangiagalli.
2.8 Testimonianze di musicisti
Qui appresso
presento dunque le lettere di musicisti illustri del tempo
alla F.I.R.S.T. Le lettere sono presenti nella loro (quasi)
totale integrità: sono state omesse soltanto alcune parti
di nessun interesse e gli scritti illegibili.
Lettera di Riccardo Zandonai
Pesaro 25 settembre 1918 Al Maestro Michele d’Alessandro -
Cremona
Caro
Maestro, tornato ieri qui dopo un po’ di campagna, ho
trovato il pacco da Ella fattomi spedire contenente i 5
rulli di Primavera in Val di Sole. Mentre La ringrazio del
graditissimo dono e aspetto il momento di poter risentire
sull’autopiano di qualche mio amico quella Suite a ricordo
dei miei monti. Le rinnovo i miei rallegramenti per la Sua
veramente magistrale riduzione e Le invio i miei affettuosi
saluti. Suo Zandonai
Lettera di Ottorino Respighi 16 maggio 1914 Al Maestro
d’Alessandro
Egregio
Signore,sarò felicissimo di avere alcuni pezzi della mia
Semirama riprodotti coi celebri rulli sonori e sono molto
lusingato del- la di Lei proposta. Lei potrà scegliere
nell’opera i pezzi che crederà opportuni e più adatti per
la riproduzione: io posso consigliare il duetto finale del
primo atto, la danza dell’amore (II atto) ed il finale del
terzo. Potrò indicare anche le pagine dell’edizione
Sonzogno, cioè il punto preciso ove si potrebbe cominciare
e finire il pez- zo appena avrò un esemplare dello spartito
che in questo momento non ho con me ma l’avrò quanto prima.
Mi farà piacere d’avere, dirò così, un bozza della
riproduzione per poterla provare avanti che sia licenziata.
Qua a Roma troverò certamente un autopiano sul quale
poterla provare. La ringrazio e La saluto distintamente.
(Non ho ancora ricevuto il catalogo che Ella mi scrive
d’aver spedito) Ottorino Respighi Liceo S. Cecilia -Via dei
Greci, 18
Figura 36: Cartoline autografe di Ottorino Respighi. Testo
nelle lettere del 16 e del 20 maggio 1914.
Lettera di
Ottorino Respighi
Roma 20
maggio 1914 Egregio Sig. Rag. Scotti, eccole le indicazioni
delle pagine di Semirama. per i pezzi che io ho proposto:
per il duetto dell’atto I: cominciare a pag. 42 dal n. 32
fino alla fine dell’atto ( oppure per essere più brevi
dall’Adagio sulla pag. 50 fino alla fine). Danza dell’amore
al principio della 4 riga (pag. 103) levando il fa nel
basso ecc. sino a tutta la pag. 109). Per il III atto: a
pag. 184 (Più presto) (la 2a in testa dal n. 153 sino alla
fine)
Figura 37:
Dichiarazione autografa di Riccardo Pick-Mangiagalli.
In
quanto alla partitura d’orchestra non credo che l’editore
Sonzogno abbia difficoltà a lasciarla al loro Direttore
artistico; in ogni modo può dirgli che per parte mia sono
felicissimo che alla povera riduzione per piano si possano
aggiungere le parti o gli accordi come nell’orchestra. Ho
ricevuto i cataloghi (anche il primo inviatomi). Grazie
mille. La saluto distintamente. (da domani 6 giugno sarò a
Bologna: via Castagnoli, 23) suo Ottorino Respighi
2.9
Lettere di Michele ed Aminta d ‘Alessandro .1907-1919
Delle lettere rimasteci, abbiamo scelto alcune lettere
selezionandole secondo un criterio storico, tecnico,
commerciale e umano: confidiamo che le note di corredo,
allegate in fondo, diano le spiegazioni appropriate. Nelle
lettere sono riportate fedelmente le dizioni originali del
tempo, qualche virgola mancante e così via. Abbiamo la
concreta speranza che, con l’aiuto dei discendenti di
Michele d’Alessandro, nuovi documenti storici appaiano per
rivelarci la storia completa di questa coppia appassionata,
prima del 1907 e dopo il 1919. I destinatari di queste 24
lettere sono, oltre ai titolari della Ricordi:
Figura 38:
Lettera autografa di Umberto Giordano.
a)
Vittorio Scotti, ragioniere, contabile dello stabilimento;
b) Ugo Finzi, al tempo della corrispondenza socio della
Casa Ricordi; c) Origoni, presidente della Casa Ricordi
dopo il 1918; d) Pietro Anelli, costruttore di pianoforti.
A Vittorio Scotti17 maggio 1907
Egregio Sig. Rag. Vittorio Scotti - Milano Ho ricevuto or
ora la tua graditissima contenente vaglia di Lire Mille
delle quali segnerò £. 500 in conto copia e £. 500 pei mesi
di aprile, maggio come tu mi suggerisci, per conto mio e
delle quali ti accludo regolare ricevuta. “Etichette” Per
tutti i nuovi numeri faccio fare le etichette col nome. di
battesimo dell’autore, cosa che non troverai nei pezzi che
tengo già confezionati, perché sostituendo una nuova
etichetta, si corre il rischio di rovinare la punta al
pizzo.5 Le etichette in bianco delle officine Ricordi erano
pochissime specialmente quelle di grande misura, e le più
occorrenti. Farò ripetere le esaurite e le farò applicare
doppie alle scatole. I pezzi che si fabbricano ora sono
tutti con carta di diversi spessori e di diversa larghezza.
Riesce perciò difficilissimo con questi ultimi scampoli di
carta far correre i fogli perfetta- mente, e dubito che
troverai nella musica che mando, qualche copia difettosa.
Noi non possiamo ripassarli essendo assorbiti entrambi
completamente nella preparazione del lavoro del personale,
perciò ti prego di fare tenere i pezzi difettosi da parte
ché li sostituiremo colle nuove riproduzioni. Attendo da
Klingenthal6 dei rocchetti di metallo per evitare appunto
gli spostamenti delle carte che precedono con quelli di
legno che si applicano alla perforatrice. Se il Barozzi7
crede di mandarmi il rimanente del campione di Carta la
useremo almeno pei pezzi piccoli. In tal caso ce la mandi
subito. Darò subito ordinazione a Ziegler per 20 o 25
quintali. Contemporaneamente alla tua gradita ho ricevuto
risposta dal fabbricante della macchina da tagliare la
carta. Dall’elenco numerosissimo delle forniture fatte da
altra casa in Europa rileviamo che in Milano ce ne sono due
e cioè una alla ditta E. Bertetti & Co., l’altra, E.
Lambertenghi & Co. [?] Essendo il prezzo un po’ elevato
non sarebbe il caso che tu potessi vederla in azione?
“Rocchetti” Al Davoglio8 abbiamo mandato espresso da alcuni
giorni e speriamo non ci farà più oltre attendere.
“Rendiconto cassa” Nel rivedere i bollettini può capitare,
che tu possa trovare qualche errore e nel caso ti prego di
segnare la differenza, per- chè il registro viene tenuto
dalla ns. Signorina ed il più delle volte non posso
controllare. Come pure sul registro mi venne all’occhio la
notazione di danaro consegnato all’ortolano che mia moglie
aveva fatto segnare per nostro conto particolare e che in
sbaglio venne messo a registro per la First. Ho ricevuto
pure l’avviso del nuovo versamento e se non avrò occasione
di venire a Milano spedirò a te con preghiera di provvedere
all’operazione. Sono impaziente di una tua visita che potrà
assodare molte cose, specialmente sulla necessità dei nuovi
ed adatti locali, da approntare pel prossimo inverno. Nel
contraccambiare i doveri da parte di mia moglie, ricevete
un saluto affettuoso dal tuo aff.mo Michele d’Alessandro
A Giulio Ricordi 20 luglio 1907
— Omissis — Il pezzo difettoso n. 1021 lo farò sostituire
con un altro esem- plare e purtroppo siamo ben lungi
dall’avere pel momento un macchinario perfetto che ci
permetta di far procedere le carte coll’assoluta
indispensabile precisione; e fosse soltanto questo! Ogni
lavoro che la macchina riproduce deve essere corretto non
trovandosi in perfetto accordo l’avanzamento del cartone
dei modelli col movimento dei ponzoni (sic!).9 At- tendo
una seconda macchina che mi si promette più perfetta.
Speriamolo! — Omissis —
Michele d’Alessandro
Figura 39:
Lettera autografa di Francesco Cilea.
A Giulio Ricordi
21 febbraio
1908
Leggo la di Lei pregiatissima del 20 e mi affretto a
rispon- derLe a volta di corriere. Il quartetto del
Rigoletto venne fatto dietro ripetute ed insi- stenti
richieste e perciò copiato integralmente da un pezzo
americano del Cecilian. Per quanto mi spiaccia d’averLe
pro- curato uno scatto di giustissima indignazione, mi
sento forte- mente confortato che Ella abbia potuto
constatare con quali differenze d’intendimenti si lavori da
Case industriali che sono ritenute le più importanti. Di
queste barbare riduzioni ne abbiamo in catalogo altre tre o
quattro che vennero ripro- dotte da pezzi americani10 per
le stesse urgenti ed insistenti richieste, ma che verranno
col nuovo sistema di riproduzione completamente eliminate.
Sarò felicissimo avere la partitu- ra d’orchestra che Le
richiederò appena mi sarà possibile per ridurre il
quartetto del Rigoletto, e sarà mia cura farLe dimenticare
con questo la disgustosa impressione provata dall’infelice
riproduzione americana. Riguardo ai difetti della carta
posso dirLe solo che questa è una nostra principale
afflizione, non avendo la possibilità di adoperare carta
sufficientemente stagionata, e perciò sensibi- lissima alla
differenza di temperatura. Abbiamo fiducia che presto
risolveremo anche questo problema che ci preoccupa
grandemente.11 Sempre disposto e onorato di soddisfarLa in
ogni suo desi- derio mi pregio di ossequiarLa distintamente
e segnarmi con profonda stima di Lei. Dev.mo Michele
d’Alessandro
A Vittorio
Scotti 19 febbraio 1909
— Omissis —
Allo stabilimento non si viene ad ore perse, ma vi si filano
10, 11 ore al giorno non escluse le feste, perchè tutto ciò
che viene fatto dal personale deve essere da noi preparato,
corretto e controllato. L’iniziare un’industria affatto
nuova con personale completamente digiuno di ogni cosa e
giungere a dare una produzione che non teme concorrenza non
è compito tanto lieve come si può supporre e pertanto
desidero che mi sia concesso da codesto On. Consiglio uno
onorario adeguato alla mia responsabilità di Direttore ed
al lavoro intellettuale non lieve di riduttore e di
correzione, inoltre un equo compenso a mia moglie che
indipendentemente dal mio lavoro deve dirigere la
pubblicazione dei rulli, formare la maestranza, che non
costa poca fatica e sorvegliare continuamente il lavoro e
l’andamento generale dello stabilimento. — Omissis —
Michele d’Alessandro
A Vittorio Scotti 18 dicembre 1909
Per
assecondare il desiderio da te espresso e a maggiore
conferma di quanto ti ho verbalmente riferito dopo la
visita allo stabilimento Racca di Bologna,12 mi affretto a
scriverti quanto in appresso. Mercoledì della corrente
settimana ho conosciuto il Sig. Racca e venuto al suo
stabilimento, abbiamo passato insieme la giornata.
Esaminammo la sua produzione, le macchine, nonchè i due
autopiani avendo io avuto cura di spiegargli i vantaggi e i
difetti degli autopiani affinchè procurasse di evitarli
nella costruzione del suo. Al giorno appresso, vale a dire
quindi, in compagnia dello stesso Racca siamo andati a
Bologna e dedicai tutto il tempo disponibile alla visita di
quello stabilimento, ma più che tutto alla prova
dell’autopiano. Come ti dissi a voce le mie impressioni
riuscirono conformi perfettamente alle tue perché provato e
riprovato l’autopia- no lo trovai buono come pedali perché
sensibile e pronto a trasmettere le gradazioni della forza
alla tastiera leggero e obbedientissimo alla ripercussione
delle note a brevissima distanza.13 Ho desiderato di vedere
anche la costruzione per formarmi un concetto della
diversità dei mantici interni in confronto degli altri
autopiani e parmi siano ben studiati nei loro par-
ticolari, ma non potrei dire precisamente della loro bontà
di costruzione non essendo tecnico in proposito. Ritengo
però che la nota capacità del Racca, visti anche gli
strumenti che già sin da oggi sanno fabbricare, molto più
definiti che non siano gli autopiani, è facile prevedere che
sappia lo stesso stabilimento costruire già bene un
autopiano, il quale poi in fondo è molto meno difficile di
quanto si possa credere in linea di una stima. Il Racca ha
studiato il suo autopiano in tutti i particolari pro-
curando d’assicurarsi il materiale buono e nello stesso
tempo non molto costoso. Anche dal lato estetico il nuovo
strumento si presenta bene per la semplicità della linea
che ricorda il Cecilian il primo modello senza gli
ornamenti che oggi sono in massima ab- bandonati dalla
ebanisteria. Il modello presentato è di colore nero, ma
potrà essere fatto anche di altro colore se si desidera
dipendendo dall’impelliciatura (sic!) Ritengo che nella
costruzione su vasta scala l’istrumento mi- gliorerà perchè
è opportuno ricordare che questo è stato fatto in diverse
riprese e da persone che non avevano sufficiente pratica
come avviene sempre per un campione.14 La Racca è
impaziente di mettersi all’opera per questo nuovo ramo
d’industria che gioverà allo stabilimento senza dubbio
potendo presentare un gran margine di utile. Alla mia volta
faccio voti che il nuovo istrumento che come tu dicevi
potrebbe chiamarsi “First” abbia ad aprire un varco ai
nostri rulli che ormai da troppo tempo attendono di essere
conosciuti. Ed ora che comincio a vedere la possibilità che
si avverino i tuoi pronostici io e mia moglie ringraziamo
il Cielo d’aver avuto un Consigliere Delegato che ci ha
ripetutamente sostenuti moralmente durante questi due anni,
giacchè diversamente tutto il nostro entusiasmo sarebbe
stato completamente soffocato dall’apatia dei committenti,
e questa industria che ha raccolto tutta la nostra energia
morale e materiale, sarebbe miseramente perita. Il nuovo
autopiano così a lungo sospirato sarà senza dubbio
argomento di diffusione degli autopiani e dei rulli
insieme, specialmente in Italia dove, ad eccezione della
Lombardia,15 gli autopiani sono pressoché sconosciuti. E
visto che siamo alla fine d’anno chiudo con un augurio e
cioè che il 1910 segni l’inizio di quelle soddisfazioni
morali e di quelle ricompense materiali alle quali dopo
tante cure e tanto lavoro riteniamo di avere ormai il
diritto se non altro di aspirare, non solo noi ma anche tu
che fino ad oggi hai lavorato in gran parte. . . per la
gloria. Sempre in attesa di frequenti tue lettere che ci
fanno sempre un gran bene mi pregio di inviarti i migliori
saluti anche per incarico della mia Signora. Sempre con
affetto credimi sempre tuo. Michele d’Alessandro
A Ugo Finzi 8 febbraio 1910
In risposta
alla di Lei graditissima del 7 corrente posso dirLe che
venni informato dal mio amico Ing. Luigi Ricci che suo
fratello Adelio Ricci (Capitano di Fregata) voleva acqui-
stare un autopiano, ma che desiderava prima sentire la mia
opinione sui vari istrumenti che figurano in commercio con
detto nome. In risposta al detto Ing. Ricci,scrissi che fra
gli autopiani il Cecilian16 è per me l’ideale, e che mi
riserbava a convincerlo

Figura
40: Lettera autografa di Felice Boghen (prima parte) -
1916.
di
persona se avesse avuto occasione di venirmi a trovare come
per una sua promessa. Altro non posso dire. Forse si sarà
deciso per il Cecilian ed avrà accennato il mio nome
lusingan- dosi d’un trattamento di favore per la scelta
dell’istrumento. Mi è grata l’occasione per riverirLa
distintamente anche per parte della mia signora e
dichiararmi sempre di Lei aff.mo. Michele d’Alessandro
A Ugo Finzi 24 aprile 1911
— Omissis —
. . . giovedì mi recherò a Milano per sottoporLe i campioni
dei nuovi rulli da 88 note. In quella circostanza Le sarò
preciso in proposito.
Figura 41:
Lettera autografa di Felice Boghen (seconda parte) - 1916.
Sempre
al piacere di leggere tue graditissime ti saluto affet-
tuosamente e credimi il tuo Michele d’Alessandro
A Vittorio Scotti 24 febbraio 1912
Carissimo
Vittorio, Ho ricevuto la tua carissima ove parmi scorgervi
un velato rimprovero sul mio apprezzamento. Ti assicuro
invece che non mi sono mai inteso di mettere in dubbio lo
zelo, la volontà e l’abilità benintese ad allargare lo
sviluppo di quest’industria — anzi i risultati delle
recenti commissioni mi spingevano a mandarti un plauso di
cuore con l’augurio che questa tua opera sia coronata da
pieno successo ed apprezzata come si merita —. Dal canto
mio non mi sento più la forza di attendere di anno in anno
quei lati utili che dovevano migliorare il mio modesto
bilancio che invece si ritrae. Col lavoro sempre crescente
e col continuo pensiero nascente del medesimo, che si vuol
conseguire, sono costretto a perdere sempre più terreno
verso la banda alla quale non mi dedico più con quella
passione e con quell’attività necessaria a sostenere il
prestigio, e potrei fermarmi dall’oggi al domani di fronte
alla necessità di dare anche le dimissioni come Maestro,
per non transigere col mio amor proprio. Anche l’ingegno
continuo di mia moglie nello stabilimento la obbliga ad
abbandonare completamente la casa a persone mercenarie. . .
(parole illegibili). Sono ormai dieci anni che io e mia
moglie ci siamo dedicati a questo lavoro, e tu sai con
quanta abnegazione e non si arriva ancora a ritrovare un
provento sufficiente ai bisogni della famiglia pur lavorando
in due, senza alcuna garanzia di contratto e di qualunque
altra promessa e affidamento. Qui il capitalista va
completamento digiuno da colui che lavora. Come socio
quindi non ho niente a ridire sulle deliberazioni del
Consiglio al quale tributo l’intera mia fiducia approvando
senza eccezione ogni suo operato. Come lavoratore desidero
mi si metta nella condizione di attendere con tranquillità
il cammino più o meno fortunato di questa nostra azienda
col darmi il modo di sbarcare il calendario senza guai.
Queste sono le ragioni del mio scoraggiamento che intendo
esporre al nostro Egregio Presidente alla prima occasione.
Sempre al piacere di leggere tue graditissime ti saluto
affettuosamente e credimi il tuo Michele
A Tito Ricordi 21 gennaio 1913
— Omissis —
Nello scorso 1912 senza aumento di personale si sono
fabbricati 10.000 rulli in più dell’anno precedente e 1000
modelli di 88 note pei quali io faccio un lavoro di
preparazione (dalle strisce da 65) onde evitare la spesa di
una nuova disegnatura.17 Con questo buon risultato e col
movimento di vendita dell’annata, davvero incoraggiante, mi
ero lusingato di un risveglio finanziario, invece il deficit
di cassa è rimasto costante sino ad oggi, e mi si è fatto
intravvedere che l’utile dell’esercizio è stato assorbito
dalla spesa del cartone!. . . Di questo passo sono convinto
che di utili non ne avremo mai, utili sui quali io facevo
assegnamento per provvedere senza preoccupazioni al
bilancio della mia famiglia. Per quanto tempo mi dovrò
accontentare del solo stipendio assegnatomi di £. 3600,
lavorando senza limiti di orario ed anche di festa per
mantenere costantemente il lavoro preparato al personale? —
Omissis — Quest’industria dato l’appoggio di Casa Ricordi a
quest’ora avrebbe dovuto conseguire ben altro successo
finanziario. Come socio subirò la bassa marea, ma come
lavoratore ho bisogno di essere incoraggiato,
indipendentemente dall’esito del bilancio per continuare
nel mio compito colla passione e coll’entusiasmo che mi
hanno guidato sin qui. — Omissis — Michele d’Alessandro a t
i t o r i c o r d i 18 marzo 1913 Sentiamo profondamente il
dovere di esprimere a cotesto On. Consiglio ed a Lei
specialmente i nostri più vivi sensi di riconoscenza per
aver preso in considerazione i nostri desideri ed averli
pienamente esauditi.18 — Omissis — Michele d’Alessandro
A Vittorio
Scotti 11 settembre 1914
Caro
Vittorio, Sono ossequiente agli appunti che il Maestro
Respighi19 ha
Figura 42:
Biglietto autografo di Giacomo Puccini.
fatto
sulla riduzione della sua opera Semirama. Egli l’ha scritta
e ne ha impressi nella mente, come nessun altro, tutti i
più piccoli particolari, i tempi e gli effetti e le
eventuali convenzioni che si stabiliscono prima
dell’esecuzione fra autori e direttori. Non posso quindi
far nessuna obiezione alla sua critica. Però dalla prima
riduzione ne ricevetti un effetto così meschino da farmi
richiedere insistentemente la partitura, fiducioso che
coll’aiuto della medesima avrei potuto ottenere un effetto
migliore. Anche della II edizione non fui contento per la
troppa confusione ed ho cercato di eliminare ed adattare
sino ad ottenere un risultato che credeva soddisfacente. Il
rilievo e l’effetto delle varie parti dipendono
principalmente dall’abilità dell’autopianista e non so se
il Maestro Respighi ne ha ricavato tutto il contenuto.
Inoltre essendo troppe vaghe le indicazioni che mi giungono
pel tuo tramite non potrei neppure volendo modificare ciò
che all’autore è parso difettoso. Dovrai anche tu
necessariamente convenire che in nessun altra occasione
come nelle manifestazioni artistiche le osservazioni sia
anticipate che posteriori devono essere fatte direttamente,
onde venga immediatamente trasmesso il concetto
dell’ideatore a chi debba attuarlo. Per conseguenza lo
scopo morale di questi lavori, essendo il finanziario molto
dubbio, i Maestri compositori dovrebbero sentire le loro
opere (in rulli eseguiti da chi sa sfruttare e dominare
l’autopiano ritraendone tutti gli effetti che può dare solo
la riduzione). Solo a questa condizione potrai ottenere
dalla prima impressione che ne riceverà l’autore, la
dichiarazione che ne desideri ed io non avrò di questi
magri risultati a tanta fatica. Se questa volta lo scopo è
andato fallito, speriamo che l’accaduto serva
d’ammaestramento pel futuro. Coi più cordiali saluti
credimi sempre il tuo Aff.mo Michele
A Vittorio Scotti 30 settembre 1914
Caro
Vittorio, i tristi momenti che la politica internazionale
ci fa attraversare rendono anche gli animi più calmi
sospettosi ed aspri, e perciò forse a torto io mi allarmo e
sento il bisogno di aprirti l’animo. Da un po’ di tempo in
qua ogni tua lettera contiene un rimprovero o una
imposizione inopportuna o delle osservazioni ancora più
inopportune in quanto esse tentano di entrare in un campo
esclusivamente mio. Col sistema diplomatico di tacere
sempre per quieto vivere adottato sino dalla famosa
rappresentazione della Francesca a Torino, finiremo per
reazione coll’arrivare ad una rottura dannosa per ambo le
parti. Ad evitare questa minaccia dobbiamo venire ad una
spiegazione senza reticenze onde mettere le cose a posto e
riprendere ognuno le proprie attribuzioni fondendole in un
accordo perfetto indispensabile al bene della Società. Con
la lettera del 31 agosto mi dicesti che Casa Ricordi non
licenzia il personale. Da qui la necessità di usufruire del
lavoro già ridotto alla metà nel miglior modo possibile.
Non si devono fare lavori di autori sconosciuti e sta bene,
ma si direbbe che i Vocalist20 su musica di Verdi, Puccini
e Leoncavallo appartengano a questa categoria, così dalla
tua lettera di stamane, dalla quale si capisce che non
ricordi più i rulli Vocalist proposti con lettera del 14
Agosto.21 Sul Grillo del Focolare22 dissi già altra volta,
che il nostro Presidente aveva segnato i punti da farsi, e
che era lavoro di pregio. Queste contraddizioni mi
confermano il dubbio che troppo poco si sappia a Milano ciò
che conviene di fare a Cremona, e che si dimentica con
troppa facilità l’esperienza mia nata dalla vita trascorsa
da 12 anni in qua in una fabbrica che da me è sorta,
esperienza che ho il dovere di possedere ed il diritto di
far riconoscere. Non mi sono mai permesso d’intromettermi
menomamente nell’ambito amministrativo ed ho quindi il
diritto di pretendere che non venga menomata la mia dignità
di Direttore. Come azionista sono anch’io interessato, e
forse più degli altri, affinché non un metro di cartone nè
un minuto di lavoro siano consumati, quindi anch’io so
applicare l’economia senza però passare ad eccesso di
ribadire l’appunto per la stampa ben giustificata di qualche
indirizzo di spedizione. Io da te in special modo accolgo
con vero piacere ogni impressione, giacché so che è
l’impressione dì un fine buongustaio, ma non tollero la
proibizione di fare, oltre i lavori ordinatimi, qualche
rullo dì mia soddisfazione, pel valore artistico e per
opportunità o per altre ragioni che però non sono mai dì
interesse personale. Ricordati della Messa di Verdi per la
quale ho dovuto insistere non poco, ed ora si ripete il
caso col Grillo del Focolare, per il quale mi si costringe
a ripetere il come il quanto ed il perché. Ho lavorato
parecchi anni senza retribuzione, pago della sola
soddisfazione morale. Se questa mi dovesse venire anche in
minima parte menomata, non ci sarà nessuna cifra di
stipendio che me ne ricompensi. Ho piacere che a risparmio
di tempo mi siano stabiliti i brani da ridurre o dal nostro
Presidente o dagli autori stessi, ma i rulli li faccio io
esclusivamente io, e se devono provocare qualsiasi
apprezzamento da parte degli autori, questo deve essere
fatto a me direttamente senza intermediari. Coi migliori
saluti Michele d’Alessandro
Alla ditta Anelli 11 febbraio 1916
Egregio
Sig. Anelli, Quale Direttore della “First” ho il dovere e
l’interesse a far sentire l’effetto artistico dei nostri
rulli eseguiti sugli autopiani, indipendentemente dal nome
che questi portano. Se ho a mia disposizione una pianola
non vuoI dire con questo che io abbia cercato di deprezzare
i Suoi autopiani, e la più bella prova si è che di Pianola
a Cremona non c’è che la mia.23 Michele d’Alessandro
Ai sindaci della società f.i.r.s.t. 18 aprile 1917
Dopo tanti
anni di esercizio ho potuto avere sottomano i tre ultimi
bilanci che mi hanno confermato la disastrosa condizione di
questa Società. Ho rilevato dai medesimi che mentre tutto
il Personale dello Stabilimento costa £. 18.558,70
direzione compresa la sola Sede Amministrativa assorbe
annualmente (ultimo bilancio) £. 19.614,82 cifra
enormemente esagerata per l’importanza del movimento e del
capitale. Mentre gli Azionisti attendono invano un qualche
sia pur modesto dividendo, si accordano utili su tutte le
vendite d’Italia all’Amministratore che viene a percepire
un onorario tondo di £. 10.000, in riscontro a quello
umiliante del Direttore Artistico e produttore che lavora
per lire 100 nette al mese avendo la disgrazia di
sottoscrivere per £. 40.000 (dico quarantamila). Ho
incaricato il Sig.Consigliere Delegato di far noto
all’Egr.Sig. Presidente del Consiglio in qual modo intendo
protestare con- tro simili criteri economici e come
Direttore e come Azionista. Colla massima osservanza. Il
Direttore della First Michele d’Alessandro
A Vittorio
Scotti 18 aprile 1917
Caro Vittorio Ti ritorno in piego raccomandato i documenti
dai quali ho avuto la conferma della posizione disastrosa
di questa Società. In compenso la dolcissima sorpresa di
constatare come hai saputo farti accordare una provvigione
sulle vendite anche le più sballate, mi ha finalmente il tuo
entusiasmo spiegato. Bravo il mio Amministratore! Mi
congratulo della tua sincerità verso l’amico. Io non mi
sento diminuito nel mio orgoglio di uomo retto verso di te,
ma lo sono tanto quale Direttore della First a Lire Cento
nette al mese, e quale Azionista per gli infelicissimi
risultati, che ti prego di leggere questa mia all’Egregio
Presi- dente dell’On. Consiglio, onde sappia che in segno
di protesta cesso da oggi di prestare l’opera mia ed a
partire da lunedì lo Stabilimento rimarrà chiuso. Il
Direttore della First Michele d’Alessandro
A Luigi Origoni
14 luglio 1917
Al
Commendatore Don Luigi Origoni La di Lei graditissima
visita ci ha portato un sollievo mora- le tanto apprezzato
quanto da noi desiderato, ed è per tale conforto che
sentiamo il bisogno di esprimerLe tutta la nostra viva
gratitudine. Se negli appunti che Le abbiamo consegnato ci
fossero delle lacune o delle difficoltà, saremo sempre a di
Lei disposizione per qualsiasi schiarimento, pronti da
parte nostra a riconosce- re gli errori se eventualmente ci
dovessero essere. — Omissis — Coniugi d’Alessandro
Siccome24 in queste cose la sollecitudine ha pure fra i
suoi difetti anche i suoi pregi crediamo utile inviarLe
subito alcune informazioni ricavate dai nostri registri.
Dividendo i modelli da 65 note in quattro categorie noi
possiamo darLe lo specchietto qui accluso in base alle
vendite del primo anno di esercizio sino al 31-12-1917. Dei
modelli da 88 note venne cominciata la fabbricazione sul
finire del 1910 ed i primi anni la vendita era molto
limitata come limitatissimi riuscivano i numeri pubblicati.
Il loro maggiore sviluppo si ebbe precisamente negli anni
1914-15 1916-17.25 In base alle vendite di questi quattro
anni possiamo dedurre le cifre che troverà nell’accluso
specchietto. Se questi dati non Le fossero sufficienti e se
credesse necessaria la statistica di tre in tre anni, noi
potremmo farla. ma sarà lavoro molto lungo dovendo
rilevarla dallo schedario tenendo calcolo anche dell’anno
di pubblicazione dei singoli modelli. In base allo
specchietto dei modelli si può fare un calcolo anche della
produzione di magazzeno che potrà essere divisa in quattro
categorie. Abbiamo da lungo adottato la misura restrittiva
di fabbricazione. Dei numeri di esito certo si fanno da 9 a
10 copie ed anche qualche edizione di scorta, ma degli
altri si va giù sino alle 4 copie che si fanno al momento
della richiesta per averne in giacenza solo due o tre
esemplari. Negli estremi di bilancio la cifra di rulli
46.751 postisi in casellario per la vendita comprende i
soli rulli regolari muniti di scatola. Fra questi vi sono
edizioni purtroppo molto attempate che al momento della
vendita sottoponiamo ad una prova per assicurarci che sono
godibili, e succede raramente di doverli scartare.
Figura 43:
Autografo di Pietro Mascagni datato 2 dicembre 1903.
Rulli di rocchetto bianco non ne abbiamo più. I rulli di
carta stretta da 88 note con rocchetto verde sono tenuti
separati e per verità non figurano in bilancio dato da noi
(rulli 415).26 Abbiamo poi la categoria dei riservati alla
lettura nella quale vengono compresi tutti i cataplasmi, ed
anche questa è calco- lata a parte (1.577).27 A fine d’anno
si aveva un rilevante numero di strisce (senza rocchetto e
senza scatola) 8.000 circa, cifra che si venne gior-
nalmente aumentando per la deficienza dei rocchetti. Se Ella
crede di qualche vantaggio un calcolo della produzio- ne
giacente in magazzeno, suddivisa nelle quattro categorie,
noi potremo in seguito prepararla. In occasione della Sua
proposta che ci si fece per l’acquisto dei materiali, l’
Amm. ci inviava i dati di prezzo di cui Le accludiamo
copia. Troverà unita anche la nota circa il macchinario.
Cogliamo l’occasione per accludere anche le annotazioni
avu- te dall’Ingegnere. Un’ultima e forse oziosa
osservazione. Nel bilancio 31 12 1916 figura un utile di £.
136.851,50 mentre il ricavo delle vendite dava una cifra di
£. 114.972,15. La differenza è data dal valore dei modelli
sommato in conto utili? (sic!) Siamo a di Lei completa
disposizione per tutte quelle informazioni che Ella crede
utili pel bene dell’Azienda, sommamente confortati di
vedere finalmente persona che si occupa e si interessa
seriamente a quest’industria; persona che, all’occorrenza
siamo certi che, ci aiuterà con sinceri e preziosi
consigli.
Statistica
dei modelli in base alle vendite dal principio del-
l’esercizio al 31-12-1917: da 65 note
1)
categoria con vendita da 1 a 16 copie 1235 modelli una sola
edizione
2) categoria con vendita da 17 a 30 copie 1.204 modelli due
edizioni
3) categoria con vendita da 31 a 50 copie 822 modelli
4) categoria con vendita da 50 in avanti 1.071 modelli
Statistica
dei modelli in base alle vendite dei quattro anni 1914-1915
e 1916-1917: da 88 note
1)
categoria con vendita da 1 a 10 copie 2.166 modelli
2) categoria con vendita da 11 a 20 copie 933 modelli
3) categoria con vendita da 21 a 30 copie 369 modelli
4) categoria con vendita da 30 in avanti 1.070 modelli
A Ugo Finzi 4
aprile 1918
L’acclusa
lista circa l’apprezzamento dei modelli ha moltissime
lacune da riempire. Nei primi anni l’impianto di una
nuovissima industria con la creazione di una maestranza di
operaie e copisti, il macchina- rio nuovo anche per noi e
sopra tutto l’urgenza di affrontare un catalogo ci hanno
assorbito completamente in modo che non ci siamo occupati
dei materiali dei quali sino al 1913 non si aveva neppure
la nota di consegna. In seguito venne da noi richiesta la
nota delle merci in arrivo pel dovuto controllo, ma non si
ebbero i prezzi e mai abbiamo avuta nessuna interro-
gazione sulla valutazione dei modelli. Noi non comprendiamo
la differenza di valutazione dei modelli da 65 note da
quelli da 88. Il cartone è il medesimo, la lavorazione è
identica e conviene tener presente che solo da due anni si
aggiunge ai modelli di 88 note il pedale.28 Se Le occorrono
altre delucidazioni particolari saremo lietissimi se
potremo soddisfarLa in tutto e per tutto. È ovvio dire
anche pei rulli non abbiamo tutti gli elementi per poter
stabilire quanto costano alla Società. SalutandoLa
cordialissimamente mi creda di Lei Aff.mo Michele
d’Alessandro
A Ugo Finzi21
febbraio 1918
Egregio
Sig. Ugo, Davvero non merito ulteriori ringraziamenti per
la licenza dell’ Ardemagni29 non avendo io fatto altro che
spingere una porta aperta. Nei riguardi della ns. società
Ella è un conoscitore profondo della situazione morale ed
ha perfettamente ragione di regolarsi come dice. Ecco le
annotazioni che desidera: Il Sig. Ing. Feraboli ha n° 100
azioni. Il Sig. Della Corna ha rilevato le 100 azioni del
Barone De Sanna. Io ne tengo 400 comprese le 50 che figurano
pel Cav. Scotti. È’ stato questo un accordo verbale pel
quale non si è esteso nessun documento essendo ì
certificati, appena liberati, con- segnati a me stesso.
Figura 44:
Schizzo autografo di Marco Enrico Bossi.
-
Macchinario Inglese - Macchina perforatrice a 65 note £.
8750; 3 inchiostratori automatici £. 112,50; una macchina
da controllo £. 125; una macchina per incollare le strisce
sui rocchetti £. 150; due squadre per tagliare le punte £.
50; quattro avvolgitrici £. 200; un macchina per ritagliare
le strisce adattandole ad altri autopiani di minori note £.
625; due macchinette per imperniare i rocchetti £. 1250;
una dama (apparecchio dì perforazione 65 note) per cambio
all’automatica £. 250. Questi furono ì prezzi della prima
offerta della Perforates, non so se in seguito subirono
varianti ed in quale misura. La macchina automatica inglese
serve quando quella della Ditta Berthold è ferma per
qualche inconveniente. Prima del- la guerra lavorarono
spesso tutte e due; ora anche una sola produce più del
necessario, e si dà la preferenza a quella di Berthold
perchè ha il Themodist ed è più veloce e lavora con maggior
precisione.30 Ad eccezione degli inchiostratori automatici
che non si usarono mai avendo trovato per la linea
d’espressione un sistema assai più semplice e più pratico,
tutti gli apparecchi sono sempre in uso, e ci furono di
grande aiuto avendoci insegnato e facilitato dal lato
industriale, mettendoci in grado di fare bene e presto.
Sono sempre a di Lei disposizione per tutti quei ragguagli
che Le possono essere utili. Le sono obbligatissimo per il
particolare interessamento che dimostra a mio riguardo pel
quale unitamente alla mia Signora Le invio infiniti
ringraziamenti. Coi migliori e più cordiali saluti mi creda
sempre di Lei Obbl. ed aff.mo Michele d’Alessandro
A Tito Ricordi
22 maggio 1918
Il Cav.
Scotti mi ha avvertito che alla fine del mese il Maestro
Zandonai sarebbe stato a Milano e che avrei avuto la
probabilità di fargli sentire i rulli riproducenti la suite
Primavera in Val di Sole, per le eventuali modifiche prima
della pubblicazione.31 In tale circostanza sarei lietissimo
se Ella potesse presenziare all’audizione. — Omissis —
Dev.mo Michele d’Alessandro
Destinatario
incerto 30 gennaio 1919
Al
commendatore. . . [Forse Tito Ricordi o Ugo Finzi] —
Omissis — Nel rivedere i miei appunti mi sono accorta di
aver sbagliato dicendo che i modelli mandati furono 1500.
Risultano invece 1337 dei quali si ricavarono £. 5250
nette. Lusingandomi che alcuni dati La possono interessare
espongo quanto segue: Vendite in Italia: rulli 17.266
ricavo £. 107.967,00 Vendita all’estero: rulli 2.413 ricavo
£. 12.058,9032 Durante l’anno 1918 si sono fabbricati:
Rulli per 88 note 9.281 Rulli per 65 note 6.907 Rulli
(totale) 16.188 Consumo di carta Kg. 5.869. Come Ella può
vedere un Kg. di carta si consuma in tre strisce, prezzo £.
6 al Kg. Se la carta fosse più leggera e più morbida noi
avremmo un vantaggio assai sensibile. Io non so se nel
bilancio risulta tale calcolo, così si avrebbe questo
prezzo: Ogni striscia £ 2.00; Rocchetti con perni? (sic) £.
0.50 e forse di più; Scatola £. 1.25; Linguette, anellini,
etichette, colla, etc. £. 0.25 Sola Manifattura £. 4.60
Senza tutte le spese generali dello Stabilimento e della
Sede. Colle spese generali suddivise sui rulli venduti si
potrà avere il costo reale del rullo. Se tali cifre sono
già a di Lei cognizione, perdoni la noia; men- tre sono
sempre a di Lei completa disposizione per qualsiasi
dettaglio. Col massimo ossequio mi creda sempre di Lei.
Devotissima Aminta d’Alessandro
Destinatario
incerto 6 aprile 1919
Figura 45: In
alto notazione musicale di Enrico Mainardi e, sotto,
ritratto dello stesso in età giovanile.
Al
Sig. Ingegnere. . . [forse Giovanni Torreggiani] — Omissis
— . . . Se le dovessi dire tutte le amarezze e le
disillusioni subite dal mio Adorato e da me dovrei scrivere
un volume. In questo mese venne fatta la nomina del nuovo
Presidente in sostituzione al Comm. Tito Ricordi
dimissionario. Poteva ora rinascere la lusinga di essere
presi nella considerazione che il nostro zelo ci aveva
meritata. Ma il mio tesoro non è più!. . . e sono sola. . .
nominata Direttrice. . . — Omissis — Aminta d’Alessandro
<--------- Vai alla Prima parte
____________________________________________________________
NOTE
1. Un Cecilian, purtroppo non funzionante, è presso il
Museo Nazionale degli Strumenti Musicali in Roma.
2. Confronta La Provincia del 27 ottobre 1908. Lo stesso
articolo ci informa che anche Toscanini, Puccini e Giordano
possedevano un Cecilian e ne erano entusiasti.
3. Il grado di sofisticatezza della ditta tedesca (che già
era attiva dal XIX secolo) permetteva addirittura di
produrre un rullo già compiuto da una esecuzione
pianistica. Le perforazioni non erano ancora in grado di
codificare l’interpretazione del pianista, ma è certo che
l’intera operazione avveniva a macchina, ciò senza alcun
intervento manuale. Vedi a proposito a pagina 13.
1. Il Resto
del Carlino, 27 ottobre 1908.
5. Non è chiaro di cosa parli: forse si tratta di problemi
di sovraincollaggio riguardanti le etichette, dichiaranti
il contenuto della scatola all’interno della quale si trova
il rullo. Per pizzo si intende il gancetto iniziale.
6. È la città, situata nell’Erzgebirge, in Sassonia, dove
si trovava la fabbrica dei perforatori Berthold. Allude
certamente ai problemi di trascinamento della carta sul
perforatore addetto alla esecuzione delle copie.
7. Si tratta certamente di un fornitore.
8. Si tratta certamente di un fornitore.
9. Si è conoscenza che al quel tempo anche la compagnia
inglese Aeolian aveva il problema di rendere regolare e
costante l’avanzamento della carta sui perforatori; ciò
dava seri problemi alla Aeolian Company, soprattutto sulla
attendibilità della linea del Metrostyle. Ma la F.I.R.S.T.
aveva un problema più grave: la inattendibilità della copia
rispetto al master (modello) da cui i punzoni perforavano i
duplicati.
10. È questa la rivelazione che, almeno nei primi anni, la
Casa cremonese copiava qualche rullo preparato da altre
case.
11. La carta non sufficientemente stagionata provocava
sull’autopiano seri problemi di tracciamento (tracking) che
potevano causare l’ingresso di singole note (o gruppi di
note) estranee e, al peggio, anche il rovinoso stracciarsi
della carta.
12. Il bolognese Giovanni Racca era uno dei più celebri
costruttori del tempo di strumenti meccanici. Nel 1883
inventò il Piano Melodico che funzionava a cartoni
perforati continui, ripiegati e di grande spessore; il suo
suono era simile a quello di un grosso mandolino, più che a
quello del pianoforte. Prodotto in versione da tre a sei
ottave, il piano melodico ebbe grandissimo successo
commerciale in tutta Europa. La produzione dei cartoni
perforati in catalogo assommava a qualche migliaia.
1. Si
tratta delle note ribattute.
14. Proprio la dicitura campione è riportata all’interno di
questo prototipo, miracolosa- mente tramandatoci: esso si
trova nella collezione privata del Sig. Franco Severi di
Cesena. Si tratta di un robot che si accosta davanti al
pianoforte dotato di 65 dita meccaniche. Ho tuttavia
appreso recentemente che il Sig. Adolfo Staffoni di
Travagliato (Brescia) ha reperito altri due esemplari
simili.
15. L’affermazione appare fondata. Le industrie impegnate
nel settore erano tutte lombarde o piemontesi.
16. Questo strumento americano fu al tempo abbastanza
diffuso in Italia a causa della sua costruzione robusta e
del suo basso costo: nei primi del secolo se ne vendettero,
al prezzo di 250 dollari ognuno, ben 1.500 all’ anno.
Questo prezzo era assai concorrenziale rispetto alla
Pianola della Aeolian Company, che costava da 2 a 4 volte
di più.
17. Sono questi interessanti dati produttivi, sebbene
parziali, dai quali apprendiamo che il volume di attività
non era elevato come avrebbe potuto. E’ evidente che per
modello si debba intendere “master ” è anche evidente che
la esecuzione del master per il nuovo standard da 88 note
non veniva fatta ex novo, ma costituiva un ampliamento del
master a 65.
1. Si
tratta di un miglioramento economico.
1. Vedere
le due cartoline di Respighi riprodotte in figura 36.
20. Vocalist è la speciale categoria di rulli che riportano
stampate sulla carta le parole del testo (di romanza, di
opera, canzone, etc.) consentendo così all’operatore
dell’autopiano di seguire via via la melodia insieme alle
parole e, volendo, di cantare il brano facendosi
accompagnare dallo strumento
1. La
lettera non appare conservata
1. Opera di
Riccardo Zandonai che la F.I.R.S.T. pubblicò in sette
rulli.
23. Non vi è al contrario nessuna certezza che d’Alessandro
possedesse l’autentica Pianola costruita dalla Aeolian
Company. Qui sembra che la parola Pianola — ancora oggi
assai diffusa per designare strumenti di variegata natura —
stia per sinonimo di piano meccanico a rulli. Il
martellamento pubblicitario della compagnia americana fu
assai aggressivo al punto che fino ai nostri giorni
qualsiasi pianoforte meccanico (a rullo, a cilindro,
addirittura computerizzato) viene definito Pianola. La
popolarità guadagnata dal nome è tale che persino una marca
di formaggino è stata recentemente commercializzata sotto
questa denominazione. Come appare dagli articoli dell’epoca
e dalle stesse sue lettere, Michele d’Alessandro era assai
fiero di possedere un Cecilian.
24. La lettera prosegue con una relazione tecnica ed
economica.
25. Lo schema riportato in questa lettera offre moltissime
informazioni. Anzitutto sembra di capire che a partire dal
1914 i nuovi rulli a 88 note fossero più richiesti di
quelli a 65. Appare poi confermato che il numero massimo
delle co- pieeseguibili in un solo passaggio erano sedici,
come appare dalla fotografia di una macchina duplicatrice
che era nel laboratorio di Cremona. Le statistiche appaiono
poi molto significative.
26. Il rocchetto è l’anima (che poteva essere di cartone o
di legno pieno) intorno a caui veniva avvolta la carta del
rullo. Alle estremità veniva collocate due sponde (o perni)
che potevano essere di legno o metallo.
27. Si tratta probabilmente di rulli destinati ad essere
noleggiati o concessi in prova; non è chiaro se per
cataplasmi s’intendano rulli contenenti musica di difficile
godibilità (quindi di difficile commerciabilità) o di rulli
danneggiati o pressochéinservibili.
28. È ovvio che per d’Alessandro non vi era differenza di
preparazione tra i rulli a 65 e quelli a 88; infatti la
differenza consisteva prevalentemente nel prezzo del rullo.
Sorprende leggere che solamente nel l916 fu aggiunta sul
rullo una perforazione relativa al pedale: si trattava del
pedale che veniva azionato automaticamente quando la
perforazione, posta in un punto preciso della scala, si
presentava al pettine lettore durante lo scorrimento della
carta.
1. Licenza
dell’Ardemagni: questa frase appare incomprensibile.
30. Queste informazioni sui macchinari di perforazione
appaiono assai interessanti. Anzitutto non sono qui
menzionate le macchine italiane MacchiPassioni di cui parla
nel 1908 una cronaca apparsa dopo la inaugurazione dello
stabilimento. Poi la macchina inglese Perforates produceva
i rulli a 65 note; per deduzione, ritengo che, viceversa,
la macchina tedesca Berthold producesse i rulli a 88 note:
essi erano dotati del Themodist, la perforazione a morso di
serpente che serviva per l’accentazione delle note (noto
che questa particolare perforazione si applicava
soprattutto ai rulli con 88 note, più raramente ai rulli da
65 note). Della fabbrica Berthold abbiamo già scritto nelle
note alla lettera del 17 maggio 1907.
31. Vedi dichiarazione per la F.I.R.S.T. La suite fu
pubblicata (forse proprio ne11918) in cinque rulli n. 4984
-88
32. Èquesto il volume delle vendite, come sembra evidente,
relativo al 1918. Appare modesta la richiesta commerciale
estera.