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FRA
MUSICA MECCANICA E ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
STORIA DELLA FABBRICA ITALIANA RULLI SONORI TRAFORATI
(FIRST)
CREMONA
1904-1930
Antonio
Latanza
Direttore del Museo
Nazionale degli Strumenti Musicali in Roma
Dedicato ad
Arianna
Novembre 2008
P R E S E N T A Z I O N E
Attraverso un linguaggio ed una formulazione tecnica
diversi, ma anche attra-verso una logica identica, questo
libro si propone di dimostrare quanto analoghia quelli
recenti siano stati i primi passi della memoria artificiale:
è così chepreferisco chiamare la cibernetica, quella
scienza impalpabile il cui uso è ormaipenetrato nel tessuto
sociale di ognuno.La svolta epocale di cui parlo è
costituita dal passaggio dell’era meccanicaa quella
elettronica: dal player piano al computer il passo è stato
del tuttoconseguente.La pianola meccanica ha rappresentato,
in forma primitiva, quello che noioggi chiamiamo hardware.
Soppiantata dopo quasi mezzo secolo di vita dalgrammofono e
quindi dagli apparati ad alta fedeltà, i vecchi rulli di
carta perfo-rata hanno costituito, in un certo modo,
l’antesignano del moderno concetto disofware. Ora è l’epoca
delle avanzate applicazioni per PC fruibili tramite la
reteda parte di chiunque in svariate forme di codifica
audio, ma quest’ultime nonsarebbero state rese possibili
senza quelle ricerche e quelle tecnologie guardateoggi
troppo spesso con gratuita leggerezza.
A
L T R E P U B B L I C A Z I O N I D E L L ’ A U T O R E
Curriculum
dell’autore - Altre pubblicazioniAntonio Latanza è dal 1984
il Direttore del Museo Nazionale degli StrumentiMusicali in
Roma.Ha fatto studi pianistici sotto la guida del Maestro
Mario Ceccarelli.Nel corso della sua attività professionale
ha collaborato spesso con la RAI,tanto in sede televisiva
quanto radiofonica, ed organizzato numetrossissimiconcerti
presso la sede del Museo Nazionale da lui diretto, spesso
con strumentid’epoca.Ha inoltre collaborato al ripristino
dell’organo idraulico del Quirinale.È autore di numerose
pubblicazioni, fra cui1. Il ripristino dell’Organo
idraulico del Quirinale, Edizione dell’Istituto Poli-grafico
dello Stato, 1995;2. Ferruccio Busoni e il pianoforte
meccanico, Edizione dell’Istituto Musicale diBolzano,
1994;3. Il “player piano” fra avanguardia e salotto,
Edizione dell’Istituto Musicale diBolzano, 1995;4. Saggio
sull’esoterismo della musica, Edizione Bastogi, 1992;5. I
documenti lasciati da Scriabin su carta perforata, Edizione
in lingua russapubblicata dal comitato di Mosca per la
cultura, 1998.Ha inoltre promosso ed organizzato la
pubblicazione su Cd dell’operaintegrale di Giovanni
Sgambati, opera in sette Cd diffusa commercialmente.Ha
altresì effettuato ricerche sul futurismo nella musica e
pubblicato diversisaggi in proposito
R I N G R A Z I A M E N T I
La ricerca su
questa fabbrica cremonese è stata possibile grazie al
SignorMichele d’Alessandro, nipote del fondatore, del quale
reca il medesimo nomedi battesimo oltreché cognome.Il
Signor d’Alessandro ha posto a disposizione il materiale
documentario dalquale è stato ricavato questo volume.Un
prezioso aiuto è giunto da Michele Riva di Bresso (Milano),
che assiemea Marco Riva ha contribuito a formare queste
pagine.Un sentito ringraziamento a Iolanda Mafalda Ellena.
Parte
I
L
A P I A N O L A M E C C A N I C A
Desta non poca
sorpresa la circostanza curiosa che ha fatto del
playerpiano, innocuo intrattenitore domestico di alcuni
decenni a cavallo tra‘800 e ‘900, un mezzo espressivo
sostenuto da non pochi avanguardistidel tempo. Vediamo come
é andata.È anzitutto opportuno descrivere tecnicamente e
storicamente il pianofortemeccanico. La denominazione
inglese di “player piano” designa due tipi distrumenti che
sono assai diversi, sebbene operino sulla base di principi
comuni.I due strumenti sono il player piano, propriamente
detto, e il reproducing piano,del quale ultimo non ci si
occuperà che saltuariamente in questa sede.Il primo era di
ben più antica realizzazione. Di semplice costruzione,
eravenduto a prezzi accessibili e per questo molto diffuso.
Non aveva grandipretese, pur avendo — oggi giudichiamo più
serenamente — piena dignità distrumento musicale autonomo,
come dimostrano le numerose composizioni e trascrizioni ad
esso destinate da musicisti quali Busoni, Strawinski,
Casella,Malipiero, Hindemith, Honegger e tanti
altri.Finalità dello strumento era quella di deliziare gli
amateurs, che, pur nonessendo in grado di suonare il
pianoforte, avessero voluto far musica nelleproprie
abitazioni. Il rullo di carta perforata, contenente la
musica codificata,veniva letto sul player piano da una barra
di metallo munita di fori nella qualead ogni foro
corrispondeva un tasto del pianoforte. La forza motrice era
fornitada un congegno interamente pneumatico, azionato da
una pompa mossa dadue pedali.L’operatore, il cosidetto
player pianist, presceglie il rullo che desidera ascol-tare
e lo inserisce in un apposito alloggiamento. La carta
perforata scorre avelocità regolabile (decisa, istante per
istante, dall’operatore stesso) davantia una fila di fori
praticata in una piccola barra chiamata tracker bar (detta
initaliano, impropriamente pettine per analogia con gli
strumenti a lamelle ecilindro chiodato), a ciascuno dei
quali corrisponde un tasto del pianoforte.Dai fori, qualora
non ci fosse la carta ad impedirlo, entrerebbe
liberamentel’aria aspirata da una pompa; non appena però
compare un foro sulla carta,l’aspirazione dell’aria genera
una decompressione la quale, mediante ingegnosicongegni
pneumatici, provoca lo scatto del martello sulla corda.Il
suono che ne risulta é meramente meccanico, come dire
sprovvisto di qual-siasi espressione; in altre parole, il
peso attribuito ai singoli tasti é perfettamenteuniforme.
Il piacere soggettivo dell’amateur fin de siécle consisteva
allora nellascelta dell’espressione che — attraverso leve,
volani e/o graduando la pressionesui pedali addetti
all’aspirazione dell’aria — veniva conferita ai singoli
pezziche si desiderava ascoltare.L’interpretazione poteva
essere determinata dall’arbitrio del player pianist oda
suggerimenti stampati sulla carta del rullo che, via via
scorrendo, informavasu come manovrare la macchina al fine
d’ottenere il migliore risultato: pianissimo,forte,
ritenendo, forchette, etc.Il player piano nacque in America
durante l’ultimo decennio del secoloXIX e si deve alla
necessità di strappare al silenzio — con un minimo di
dignità musicale — tanti pianoforti che facevano bella
mostra di sé nei salotti: i genitori di figlioli non troppo
dotati erano fieri di esibire il nuovo congegnomeccanico,
attraverso pedalate più o meno estenuanti, di una tecnica
scintillanteanche se non sempre accompagnate da buon gusto
musicale.È da dire infatti che, se ben manovrato, il player
piano poteva fornire risultatiartistici di rilievo, che
potevano andare al di là di quanto immaginassero coloroche
avevano elaborato e commercializzato l’apparecchio. Se
infatti i rulli adesso destinati erano perforati a
tavolino, direttamente dalla musica scritta, conrigida
isocronia metronomica (senza tenere conto della dinamica,
del rubato edel fraseggio) ciò non impediva, al contrario,
invece, incoraggiava l’operatore atrarre il massimo profitto
utilizzando i molti comandi a sua disposizione.La
popolarità del player piano crollò in America allorché si
presentaronoi reproducing pianos, che potevano produrre una
esecuzione artistica senzal’intervento di un operatore: ciò
avvenne negli Stati Uniti intorno al 1915. InInghilterra
invece la sua popolarità continuò a restare viva, e lo è
ancora oggi,tanto che numerosi appassionati pedalano
giornalmente i loro strumenti.Nel nostro Paese il player
piano é scarsamente considerato; ad esso qualcunoguarda con
sufficienza. L’origine di questa cattiva fama si deve
soprattuttoalla scarsa abilità degli operatori che sedevano
davanti allo strumento, pernon dire addirittura di un uso
improprio del congegno lasciato a se stesso inun meccanico
macinare di note, quanto mai inappropriato ad una
macchinaelaborata per diverse finalità, specialmente
destinata, cioé, ad essere manovratadalla mano
dell’uomo.Degna di particolare nota é la considerazione che
il player piano é in gradodi superare toto coelo i limiti
imposti dall’uso delle dieci dita, poiché il rulloperforato
può, senza difficoltà, programmare l’abbassamento simultaneo
diuna grande quantità di tasti.Di notevole interesse è
notare come questa estrema libertà esecutiva fossestata già
definita con chiarezza (nel 1650) da Athanasius Kircher
nella sua descrizione tecnica dei cilindri destinati agli
organi idraulici:Certum est cylindrum nostrum phonotacticum
eas exhibere modulationes,ad quas reddendas nulla manuum
agilitas et aptitudo sufficiat.1Nel 1664 gli fece eco Caspar
Schott che in Technica curiosa (edito a Wurzburg)così
scrive:Cylinder phonotacticus ommen organaedorum industriam
agilitatemquedigitorum multis parasangis post se
relinquat.2Per quanto la ricerca storica metta in luce,
l’uso del cilindro risale già aCtesibio (circa 135 a.C.):
sul cilindro per molti secoli venivano affisse barretteo
punte, che con la rotazione del cilindro provocavano il
suono di sofisticaticongegni, ovvero muovevano martelli e
lamelle.Notizie più concrete sulla utilizzazione dei
cilindri le abbiamo con la rea-lizzazione degli organi
idraulici italiani. Di essi Giovanni Fontana nel
CodiceIconografico 242 della Biblioteca Bavarese di Monaco
(secondo Eugenio Battistida datarsi tra il 1425 e il 1432)
si vanta di essere l’inventore.Ma il cilindro era troppo
ingombrante e di confezione troppo elaborata.Alla sua
eclissi contribuirono in modo deciso le invenzioni di
Vaucanson e diJacquard che aprirono la strada ad una grande
quantità di applicazioni dellacarta perforata agli
strumenti musicali meccanici.Al 1840 risale la prima
invenzione di una striscia continua di cartone appli-cata
agli strumenti musicali. Autore del brevetto fu Felix
Seytre di Lione, che laregistrò il 24 gennaio 1842.La
novità fu applicata, fino a 1850, soltanto sugli organi, ma,
proprio nellostesso anno, Hunt e Bradish di Warren
nell’Ohio brevettarono un piccolopianoforte controllato da
una striscia di cartone perforata e azionato in
modopuramente meccanico (cioè non ancora pneumaticamente)
da una manovella.Già due anni prima, tuttavia, nel 1848,
Anthony Bain aveva brevettato inInghilterra un pianoforte,
anch’esso meccanico, che utilizzava carta di
spessorecomune.Il passaggio al sistema pneumatico si ebbe
soltanto nel 1863 per opera delfrancese Fourneaux. Lo
strumento si chiamava Pianista e fu prodotto, con ottimo
Figura 1:
La pianola meccanica dell’Aeolian Company azionata da
Michael Broadway durante un concerto presso l’Archivio di
Stato di Roma nel 1990.
successo,
commercialmente. Questa fu la vera storia se si vuole
respingere,come é doveroso, la tesi di un certo John Mc
Tammany che si autoaccreditòquale inventore del “player
piano”. Ciò accadeva durante gli ultimi due
decennidell’Ottocento, proprio mentre Gavioli iniziava a
produrre in Francia i grandiorgani da fiera, anch’essi
azionati da cartoni perforati continui.A paragone con il
reproducing piano (che in questa sede non esamineremo)il
player piano appare tecnicamente assai più primitivo. Se
infatti il primo é unasorta di grammofono sofisticatissimo
(storicamente successivo al player e daquesto elaborato) il
cui funzionamento prescinde completamente
dall’interventomanuale dell’uomo, il player piano non é che
un mezzo espressivo costruito peressere azionato e
governato dalla sensibilità dell’operatore che,
letteralmentecon le mani ed i piedi, cerca di raggiungere
un risultato artistico.Pur avendo, quindi, un’origine
comune, il player e il reproducing piano sonodue strumenti
interamente diversi. Ciò asserisco sebbene si creda
comunementeche il player sia una sorta di fratello minore
rispetto al più sofisticato congegnopneumatico espressivo.
Se insomma il reproducing é una sorta di grammofono(per
quanto estremamente più complesso), il player piano é uno
strumentomusicale provvisto di una precisa personalità e in
grado di raggiungere, seutilizzato con proprietà, risultati
artistici di rilievo.A partire dal 1897 il player piano
cominciò ad essere commercializzatonegli Stati Uniti. La
grande diffusione del player piano si dovette alla
AeolianCompany che, a partire dal 1899, convinse il
pubblico che la cosiddetta Pianola era essenziale come la
vita stessa. Nel primo anno di produzione furono
vendute2000 di queste macchine al prezzo di 250 dollari
ognuna; se gli anglosassoni lochiamarono push-up i tedeschi
più tardi dovettero ribattezzarlo Vorsetzer.La pianola
altro non era che una sorta di robot alloggiato in un
mobiledi legno e dotato di dita meccaniche che veniva
agevolmente accostato ad unqualsiasi pianoforte dal momento
che poggiava su ruote, ed era, pertanto, ingrado di suonare
automaticamente.Se il primo modello consentiva di suonare
solo 65 tasti, i modelli apparsidopo l’accordo di Buffalo3
nel 1908 le suonavano tutte 88: i produttori infattisi
accordarono per adottare questo standard comune. Sebbene
costituisse un
Figura 2:
Dichiarazione di Isaac Albeniz in favore del Metrostyle
della Aeolian Company (1905 circa).
ibrido
curioso, a metà tra meccanismo e potenzialità artistiche,
la pianolasuscitò apprezzamenti entusiastici di pubblico e
di personalità musicali dell’e-poca. Una di essa fu
Paderewski, che secondo la propaganda della aeolian nefu,
assieme a Caruso, tra i primi proprietari.Il successo fu
enorme e premiò la Aeolian Company (in Europa
OrchestrelleCompany) fino al 1920, poi anche questa assunse
la denominazione americana)almeno fino al 1915, quando i
tempi erano ormai maturi per il reproducingpiano, terreno
nel quale la Aeolian Company aveva appena esordito.Ciò
accadeva in America, mentre la produzione europea similare
si incentra-va sui prodotti Pleyel ( Francia) e Hupfeld
(Germania). Il player piano tuttavia,se usato senza
discernimento e gusto, poteva dare anche dei risultati
sgrade-volissimi. Per ovviare a questo inconveniente la
Aeolian Company arricchì lasua pianola con due poco
dispendiosi accorgimenti tecnici, il Themodist e
ilMetrostyle, che operavano in modi diversi.1.1 i l m e t r
o s t y l eIntrodotto nel 1903, consiste in una specie di
freccia metallica, fissata allaestremità della leva che
controlla la velocità di scorrimento della carta; permezzo
di essa, il player pianista, così la Aeolian definiva
l’operatore, è in gradodi seguire sul rullo una linea rossa
le cui sinuosità indicano le variazioni ditempo volute
dall’artista o suggerite dal compositore che hanno
metrostylato ilpezzo.I rulli arricchiti dal Metrostyle
venivano preparati a mano direttamentedalla musica
stampata, vale a dire senza alcun intervento da parte di
unesecutore addetto alla registrazione. Essi venivano
perforati con regolarità ditempo metronomica e, al momento
della loro utilizzazione, il player pianist erachiamato ad
aggiungervi tutta l’espressione e le variazioni di
tempo.Muovendo allora la leva addetta alla regolazione del
tempo, l’operatore faseguire all’indicatore del Metrostyle
l’andamento della linea rossa; ciò facendoil medesimo,
oltre a influire sulla velocità di scorrimento della carta,
aggiun-ge per mezzo di altri comandi il fraseggio
appropriato, o secondo il gustodell’operatore o secondo le
indicazioni grafiche riportate sulla carta del rullo.La
Aeolian Company prese assai sul serio la trovata del
Metrostyle cercandodi convincere il pubblico della
affidabilità delle indicazioni stilate, più o
menopersonalmente, da grandi musicisti dell’epoca,
precedute da dichiarazionisperticate, autorevolmente
firmate, attestanti che la linea rossa si conformava
alproprio modo di interpretare il brano. Così scrisse
Albeniz:
Figura 3:
Dichiarazione di Ferruccio Busoni in favore del Metrostyle
della Aeolian Company.
“Avec
le plus grand plaisir j’ai indiquè les mouvements de cette
oeuvre,rendue par le Pianola Metrostyle telle que je l’ai
concue” In sostanza il Metrostyle costituiva una ciambella
di salvataggio per il vastopubblico che, amando la musica
pur non essendo musicista, non era in gradodi pervenire ad
una espressione musicale dignitosa e appropriata.R. Hunter
di Philadelphia concepì per primo, nel 1891, l’idea di
apporresulla carta del rullo una striscia che suggerisse
all’operatore l’andamento delladinamica. Dieci anni più
tardi F .L. Young della Aeolian Company, ideò ilMetrostyle.
La realizzazione pratica, tuttavia, risale soltanto al
1903.Se, tuttavia, in teoria il congegno doveva apparire di
una certa utilità , lospirito commerciale lo fece invece
scadere in una “farsa”, come scrive ReginalReynolds nelle
sue memorie.5Figura di primo piano nella filiale inglese
della Aeolian, Reynolds, curò per-sonalmente e con grande
precisione diverse centinaia di rulli Metrostyle. Ma,quando
il rullo master veniva riprodotto, le copie che ne
risultavano recavanodelle linee ormai irriconoscibili,
quanto mai inaccurate. Ciò avveniva perchéle addette al
tracciamento della linea rossa (ragazze pochissimo
remunera-te) venivano modestamente compensate per ogni
singolo rullo finito, con leimmaginabili conseguenze.Oltre a
ciò il rumore terrificante prodotto dalle macchine
perforatrici, cheoperavano dentro un unico grande ambiente,
era quanto mai inadatto a con-sentire la tranquillità
necessaria per un lavoro di quella delicatezza, come
laapposizione della linea.Quand’anche, tuttavia, la ragazza
avesse seguito fedelmente l’andamentodella linea rossa, un
altro grande problema interveniva a rendere
l’operazioneancora più precaria: la velocità di scorrimento
dei rulli copia, la cui cartascorreva su ripiani diversi,
era quanto mai incostante: ora più veloce ora piùlenta, con
la conseguenza che i pennini mentre coincidevano con
l’indicatore(pointer) scrivevano sulle copie in luoghi
diversi rispetto a quelli fissati nelmaster originale.Per
descrivere la validità e l’originalità del Metrostyle
furono scomodatedecine di prestigiosissime firme, la
maggioranza delle quali collaborò con laAeolian Company
nella produzione dei nuovi rulli.Nel libro d’oro della
ditta angloamericana appaiono numerosi illustri nomi.Tra i
compositori: Arditi, Balakirev, Chaminade, Charpentier,
Debussy, Faurè,Grieg, Hahn, Moszkowski, Puccini,
Rimsky-Korsakov, Saint-Saëns, Sarasate, eR. Strauss; tra i
direttori d’orchestra Chevillard, Mottl, Nikish, Richter,
Figura 4:
Autocaricatura di Enrico Caruso che mostra il tenore
impegnato a manovrare la pianola. La didasclia originale
reca: Caruso s’ispira suonando la pianola.
Weingartner;
tra i cantanti Emma Calvè, Litvine, la Aktè, Caruso
Chaliapin; tra ivirtuosi Bauer, Dièmèr, Joachim, Hofmann,
Kowalski, Kubelik, Leschetizky,Paderewski, Plantè, Pugno,
Reinecke, Sauer e Busoni.Il 21 giugno del 1905 Busoni segnò
personalmente alcune linee per il Me-trostyle della Ballata
n.1 di Frédéric Chopin; (la più tarda versione a 88 note
ènumerata 35006) scrivendo sul rullo The line represent my
tempo interpretation ofthis work: vedi figura 3.Del tutto
sconosciuto nel nostro paese è anche che Luigi Mancinelli
segnòlinee per il Metrostyle; si tratta della Quinta
sinfonia di Beethoven trascrittada Liszt (i 4 rulli sono
numerati 72823 /-31-33-41). Lo stesso deve dirsi
diAlessandro Bustini (Chopin, Valzer op. 64 n. 1 e n. 2:
rispettivamente 74591e 75593), e perfino di Giovanni
Sgambati, che firmò ben otto rulli recanti
suecomposizioni.Nel vasto archivio della collezione
Sgambati è apparsa a Roma una minutaautografa nella quale
il Maestro descrive l’importanza del Metrostyle che qui si
riporta:
Il Pianola,
meccanismo pianistico conosciuto già da qualche
tempo,acquista con l’applicazione del Metrostyle un valore
che sempre più ver-rà riconosciuto.Per esso resteranno
eliminate le molteplici incertezze intorno alle intenzio-ni
dell’autore, riguardo ai movimenti più o meno accellerati o
rallentati.Alcune composizioni, particolarmente nei
cambiamenti episodici, da meaccuratamente metrostylate,
preferisco ascoltarle rese da questa ingegnosamacchinetta,
anzichè da un buon numero di abili esecutori, da me
uditi,fatte rarissime eccezioni, perché oltre alla fedeltà
nelle varie gradazioni dimovimento, da me volute, essa
raggiunge una chiarezza, una impeccabili-tà che molto
sovente mancano ai migliori pianisti.Tutto sommato in
conclusione, il “Pianola Metrostyle” può essere
consi-derato, sotto un certo aspetto, come: “Il Maestro
custode della tradizione”
A.
Sgambati
L’originale
della dichiarazione è mostrata in figura
5.
Figura 5:
Minuta autografa della dichiarazione con cui Giovanni
Sgambati formula un apprezzamento per il Metrostyle
introdotto dall’Aeolian Company (1903-1908 circa).
1.2
Il Themodist
Il Themodist fu introdotto, nella sua prima forma, nel
1905. Attraverso di essovenivano poste automaticamente in
risalto e con possibilità di graduazionele note della
melodia (theme) dell’opera eseguita. Ciò era possibile
attraversouna perforazione aggiuntiva operata sul lato
destro della carta, che rendevafinalmente possibile
svincolare l’intensità sonora delle note del canto da
quelledell’accompagnamento. La perforazione aveva l’aspetto
di due forellini appaiati,detti morso di serpente.Ben due
invenzioni avevano contribuito alla sua nascita: la
divisione dellatastiera in due zone espressive e
l’accentazione delle note che si desiderava farrisaltare
sulle altre. L’idea di dividere l’estensione della tastiera
dal player pianoin due parti autonome era stata elaborata
per la prima volta dalla Hupfelddi Lipsia, che la realizzò
sui congegni denominati Phonola e Claviola. Il
suofunzionamento non si allontanava troppo dagli antichi
sistemi utilizzati neipiani a cilindro, che, ovviamente
utilizzavano una tecnica puramente meccanica,non ancora
pneumatica.Questa suddivisione poteva consentire di far
risaltare le note del theme(canto): il somiere comprendeva
due distinte sezioni, theme e accompainementsulle quali
veniva esercitata una diversa pressione pneumatica. In tal
modo unadelle due metà — normalmente quella dei bassi —
veniva subordinata a quelladegli acuti.Il sistema
largamente adottato consisteva nell’esaltare certe note del
temaindipendentemente dal livello generale delle altre
note: ciò veniva attuato permezzo di appositi congegni
pneumatici, posti ad una delle estremità del
pettine,corrispondenti a particolari perforazioni ai lati
del rullo, destinate a conferireun forte impeto pneumatico
alle note desiderate.Il sistema descritto fu brevettato nel
1900 da J. W. Crooks di Boston.Un altro brevetto,
registrato nello stesso anno da E. M. Skinner di
Dorche-ster, apportava al primo brevetto un
perfezionamento. Assai significativamenteentrambi i brevetti
furono acquistati dalla Aeolian Company. In essi un
unicosomiere era controllato da un foro posto sul lato
sinistro del rullo. La realizza-zione commerciale del
brevetto si ebbe soltanto dopo il 1905, e destò un
grandeinteresse sia nel pubblico sia presso la
concorrenza.La Hupfeld di Lipsia introdusse nello stesso
anno il Solodant, che aveva unasostanziale identità con il
Themodist. Nel 1910 il Themodist venne perfezionatocon
l’aggiunta delle perforazioni relative anche ai bassi, ciò
che consentiva alplayer pianist una più versatile
operatività del congegno, il cui schema ebbeun grande
successo anche presso altre compagnie che vollero
acquistarne ilbrevetto.Nella Pianola, ormai capace (dopo la
convenzione di Buffalo del 1908) disuonare 88 tasti, la
divisione è attuata tra il 44° e il 45° tasto, mi e fa dopo
il docentrale.La risposta dei mantici del Themodist è
estremamente rapida, essendo essi ingrado di aprirsi e
chiudersi nello spazio di una frazione di secondo. Va
tuttavianotato che è impossibile che le diverse note di un
accordo vengano suonate conintensità diversa, a meno che
l’accordo non cada esattamente sulla divisionedei due
settori, ovvero che le perforazioni dell’accordo non siano
rigorosamenteallineate sulla carta del rullo.Il problema
non fu mai risolto nè dall’introduzione del Duo-art, nè
daglialtri pianoforti espressivi.Questa limitazione tecnica
veniva spesso superata con un ingegnoso e sem-plice
accorgimento adottato durante la preparazione del rullo:
esso consistevanell’anticipare l’entrata della nota da
accentare, rispetto alle altre onde limitarel’intervento
del meccanismo di accentazione solo a questa nota.Per
completare lo sguardo sul tema dell’origine del Player
Piano (Americae Inghilterra) bisogna dire che la Aeolian
Co. americana e la inglese Orchestrelle Co, per quanto le
più importanti del settore, non agivano in regime
dimonopolio.
Figura 6:
Pubblicità per il Cecilian, Da Ars et labor, Milano,
dicembre 1908.
Altri
congegni in competizione erano il Simplex, l’Angelus, il
Triumph, il Rex e il Cecilian; in particolare quest’ultimo
godette, anche in Italia, di una certa reputazione: vedi
figura 6.
1.3 Il player piano in Italia
In Italia
vennero importate diverse migliaia di player piano, ma ne
vennero
costruiti pochi esemplari. La F.I.P. (Fabbrica Italiana
Pianoforti) di Torino ne produsse un tipo dotato di
costruzione massiccia e accurata. Nel settore opera vano
anche la A.P.I. (Autopiani Pianoforti Italia) la I.N.A.P.
(Industria Nazionale Autopiani e Pianoforti) e la ditta del
Cav. Vincenzo Restagno, tutti operanti in Torino. Da
segnalare anche i Fratelli Zari di Milano.
Anche la Ditta Racca di Bologna aveva l’intenzione di
entrare nel campo. Il Sig. Franco Severi di Cesena possiede
un prototipo di pianola a 65 note; esso
Figura 7:
Pubblicità della FIP (Fabbrica Italiana Pianoforti) di
Torino, 1910 circa
è
certamente il prototipo di uno strumento mai realizzato
commercialmente:una stampigliatura all’interno lo definisce
campione: vedi figura 8 e lettera del18 XII 1909 a pagina
46.Moltissimi rulli vennero prodotti in Italia: la fabbrica
più importante era aCremona; si chiamava F.I.R.S.T.
(Fabbrica Italiana Rulli Sonori Traforati) e il suocatalogo
era di tutto rispetto. Alla storia di questa ditta sarà
riservato il capitoloseguente.Di dimensioni molto più
limitate era la ditta Cigna di Biella.
1.4
Il player piano i n Germania
Prima della introduzione del reproducing piano (1904) da
parte della Welte diFreiburg im Breisgau, la ditta Hupfeld
(la più grande e la più importante traquante operavano nel
campo degli strumenti musicali automatici) introdussesul
mercato i rulli firmati; la Hupfeld fu cioè la prima in
assoluto a scritturarepianisti e compositori per la
produzione di rulli di carta perforata che quindi
Figura 8:
Prototipo di pianola meccanica a 65 note costruita a
Bologna dalla ditta Racca (1909 circa).
resero
obsoleto (ma non del tutto né definitivamente) il vecchio
sistema di tra-sposizione della musica tradotta
direttamente nelle perforazioni senza l’ausiliodi un
esecutore.Era questo soltanto l’ultimo perfezionamento del
player piano appena ad unpasso — quello decisivo — dalla
elaborazione del reproducing piano, quellostrumento idoneo
cioè di recare in codice perforato non solo le note, ma
anchel’espressione. Nel 1902 la Hupfeld introdusse il
Phonola congegno assai simile al push-up della Aeolian che,
come questo, consisteva in una apparecchiatura autonomache
veniva accostata ad una tastiera di pianoforte, ed era così
in grado disuonare con le dita meccaniche.Suonava 73 tasti
(otto in più rispetto all’Aeolian) ed era azionato da
manticimossi dai piedi dell’operatore, che come
sull’Aeolian questi stesso conferival’espressione
attraverso i comandi appositi e graduando la pressione
generatacon i pedali.Nel 1908 il Phonola, costruito anche
all’interno dei pianoforti, venne arric-chito fino a suonare
88 note. I diversi rulli che vennero prodotti nella
nuovaserie Animatic (la cui numerazione si estende da
50.000 a 60.200 circa) erano spesso dotati del Solodant, un
sistema di accentazione automatica delle note(cui di
passaggio si è già accennato) in tutto simile al Themodist
(introdottodalla Aeolian in America intorno al 1908 e in
Germania già nel 1905 ad operadella Choralion Co., che era
una filiale berlinese della Aeolian).Anche i tardi Phonola a
88 note erano spesso datati delle
perforazioniSolodant.Proprio nello stesso anno in cui la
Welte introdusse il suo Mignon, la Hup-feld introdusse
appunto i Künstspielrollen, i “rulli d’artista”, che, pur
essendo dei normali rulli per player piano, non erano
perforati attraverso procedimen-ti meccanici, ma, al
contrario, la loro perforazione proveniva
direttamentedall’esecuzione del pianista. Ancora oggi non
si sa bene quando esordì la loro registrazione: con una
certaprobabilità si iniziò tra il 1901 e il 1902; il primo
catalogo Hupfeld Künstspielrollendi una certa importanza
apparve nel 1907.In sostanza, come già detto, questo tipo
di rullo costituisce una via di mezzotra i rulli player e i
rulli reproducing.La contaminatio è evidentissima nelle
parole di Busoni: . . . i rulli d’artista nonvengono
prodotti a macchina, ma direttamente dalla esecuzione del
pianista su uncongegno che li registra; essi riproducono
ritmicamente la esatta esecuzione dell’artista,così che
l’operatore ha bisogno soltanto di manovrare le leve
addette alle sfumature,restituendo pertanto quasi una copia
precisa dell’esecuzione originale.Detto in altre parole, i
rulli Phonola e Animatic della Hupfeld debbonoscorrere
davanti al lettore a velocità costante (da non mutarsi
assolutamente)mentre la dinamica è regolata, come al
solito, dalla pressione diversa esercitatasui pedali e dal
controllo delle leve; il tutto secondo i suggerimenti che
appaionovia via sulla carta del rullo che scorre.È certo
quindi che l’operatore tedesco gode di una libertà (e di un
arbitrio)assai minore rispetto a quello inglese e
americano; con la conseguenza, tuttavia,che il risultato
artistico è più sicuro.Questo criterio venne solo
parzialmente applicato anche ai rulli francesi
dellaPleyela, una ditta in qualche modo collegata alle
Aeolian Co. inglese, ditta cheiniziò ad operare intorno al
1920
1.5
Musiche per strumenti meccanici nel xx secolo: avanguardia
e retroguardia
Tre delle grandi ditte impegnate nella produzione dei rulli
perforati destinaronoal player piano delle apposite
composizioni o appositi arrangiamenti per ilrullo: la
Aeolian Company americana (insieme alla sua consorella
inglese, laOrchestrelle Company) e la Pleyela francese.Non
sorprende che alcuni musicisti del Novecento abbiano
scritto musicaappositamente per il pianoforte meccanico.
Due ne furono gli stimoli: unopassatista, l’altr o
futurista per dirla come Marinetti.La consuetudine di
destinare composizioni appositamente agli
strumentimeccanici, se da una parte vanta antichi e nobili
precedenti (Haydn, Hän-del, Mozart. . . ), dall’altra
sembrò curiosamente, addirsi ad alcuni obiettiviperseguiti
da molti musicisti del Novecento, e
assecondarli.All’aprirsi del secolo ventesimo una diversa e
nuovissima sensibilità dovevasuggerire l’impiego degli
strumenti musicali meccanici nella musica moderna.Se pure
qualche compositore — sia di avanguardia come di
retroguardia —scrisse per organi automatici (Hindemith e
Toch ma anche Saint-Saëns e Mosz-kowski), è tuttavia sul
pianoforte meccanico che si appuntarono i più viviinteressi
nell’arco dei primi tre decenni del secolo XX.Il
precorritore della rinnovata sensibilità per gli strumenti
meccanici fu — ela cosa sorprende solo in parte — Ferruccio
Busoni. A lui si debbono una composizione Für die Pianola e
una trascrizione, quelladell’ouverture del Flauto Magico di
Mozart.Non sono noti i presupposti che spinsero il Maestro
ad occuparsi di questolavoro; certo è che nel 1923 egli
pubblicò una diversa trascrizione della mede-sima ouverture
in una versione per due pianoforti, che, a detta dello
stessotrascrittore, risolveva il gravoso problema di
trascrivere il brano per pianoforte,idea questa che lo
intrigava fin dal 1894.È di tutta evidenza che la
trascrizione originaria destinata specificatamente
alpianoforte meccanico fa del rullo (Aeolian L 1153 e L
30151) una testimonianzadi prim’ordine sui propositi che
Busoni si prefiggeva. Purtroppo non è statopossibile
controllare il manoscritto autografo (perchè attualmente
irreperibile).La disinvoltura con la quale Busoni utilizza
il pianoforte meccanico, lapossibilità concessagli da
questo strumento di prescindere dalla destrezzadigitale,
reputo che sia in relazione con la teoria di una musica
oggettiva, cheesiste e vive autonomamente a prescindere
dall’esistenza dell’uomo. Il rullo fu pubblicato in
Inghilterra in una prima edizione destinata al
modelloPianola, dotato di sole 65 note, fra il 1905 e il
1908 (n. L 1153). Una secondaedizione per la Pianola
eprovvista di 88 note, apparve presumibilmente intornoal
1909 (n. L 30151).Nonostante i due diversi standard, le
versioni alle 65 e a 88 note sonoidentiche, e ciò fa
credere che la trascrizione busoniana fosse destinata
origina-riamente alle 65 note.Ciò che però più conta
rilevare è che con questo lavoro Busoni anticipal’interesse
che il pianoforte meccanico avrebbe suscitato di lì a poco
in moltimusicisti del Novecento. A questo proposito è
interessante notare che il Maestroaveva in animo di
scrivere un’altra composizione per il pianoforte
meccanico.Lo riferisce il periodico inglese Fortune
(dicembre 1934), precisando che lamorte del musicista
sopravvenne prima che iniziasse il lavoro.La notizia non è
facilmente controllabile. Lo studioso busoniano oggi
piùaccreditato, Anthony Beaumont, in una comunicazione
privata mi ha dichiaratodi non avere alcuna notizia al
riguardo. Appare comunque del tutto coerentecon la
convinzione busoniana seconda la quale la musica vive
autonomamentedall’sistenza dell’uomo: occorre un veicolo
umano per farla diventare tempo.Tuttavia, nella primavera
de1 1992, la rivista inglese edita dalla North WestPlayer
Piano Associaton ha pubblicato — del tutto inaspettatamente
— un articoloa firma di Francis Bowdery che rivela
l’esistenza di alcuni sconosciuti schizzibusoniani che si
riferiscono ad una progettata composizione per
pianofortemeccanico. Il manoscritto si trova, con il numero
261, presso la Staatsbibliothekdi Berlino (ex orientale),
con il titolo originale Für die Pianola.Con fondamento
Bowdery arguisce che:
. . . appare logico che gli schizzi potrebbero essere nati
da meditazioni coeve all’arrangiamento per pianola
dell’ouverture dal Flauto Magico, ovvero da un contatto con
Edwin Evans, che nel 1917 commissionò pezzi per la pianola
a Strawinski, Malipiero ed altri. I criteri di numerazio-
ne dei manoscritti della Staatsbibliothek di Berlino sono,
grosso modo, cronologici e sembrano collocare gli schizzi
di Busoni tra l’opera “Die Brautwahl” e la “Fantasia
contrappuntistica”. Ciò suggerisce una data di composizione
tra il 1906 e il 1910; il linguaggio armonico degli stessi
schizzi mi suggeriscono una data precedente alle Elegie del
1907. Tutto considerando, la prima possibilità è la più
giustificata; ciò fa di Busoni la prima figura di rilievo che
tentò di comporre musica specificamente per il pianoforte
meccanico.
Con presupposti
concettuali assai simili avrebbe più tardi operato tutta
una pletora di compositori che manifestarono interesse per
il pianoforte meccanico. Il fascino che questo strumento
esercitava era duplice: da una parte vi era la possibilità
di estendere la tecnica della tastiera al di là delle
limitazioni date dall’impiego manuale (possibilità di
arpeggiare in modo funambolico e di produrre accordi
multipli e contemporanei, quali nessun pianista potrebbe
sognare): dall’altra il desiderio di raggiungere una sfera
oggettiva, del tutto scevra da emozioni e accenti
personali; beninteso, ciò rientrava nel tentativo, che fu
di una stagione dell’arte, di spersonalizzare, di congelare
la musica fino a privarla del suo interprete. Questa
bramosia di oggettività costituiva una risposta polemica
degli albori del secolo allo sfrenato ego tardo romantico.
Assai condiviso fu questo atteg- giamento, dai futuristi
italiani a quelli russi, da certo neoclassicismo, a certo
espressionismo, sino ai macchinisti. Per raggiungere questo
obiettivo il pianoforte, strumento a percussione per
natura, vide ancor più accentuare (a volte addirittura con
ferocia) questa sua caratteristica strutturale: le
composizioni per pianoforte meccanico, infatti
privilegiavano di gran lunga la sonorità percussiva a
scapito delle inflessioni liriche e cantabili: d’altronde
questa preferenza non era che un segno dei tempi mutati.
. . .
Infatti se un player piano non può competere con un buon
pianista nel- la trascrizione della “Morte di Isotta”, lo
stesso si sentirà disperatamente oltraggiato e surclassato
da una “Saga della primavera”.
Queste parole (ancora di Edwin Evans) apparvero nell’aprile
del 1924 sul perio- dico inglese The Chesterian (ristampato
sul bollettino n. 87, aprile 1983 del Player Piano Group);
lo stesso Evans suggerì alla Aeolian Company di
commissionare ad alcuni musicisti lavori destinati in modo
specifico alla Pianola.
1.6 L’ uso del player piano
Molti articoli e addirittura dei libri apparvero all’estero
impegnati su questo tema. Come già accennato, ripeto che
l’interpretazione poteva essere determinata dalle scelte
personali del player pianist, oppure da suggerimenti grafici
stampati sulla carta del rullo che, via via scorrendo,
informava su come manovrare la macchina al fine di ottenere
il miglior risultato: pianissimo, forte, ritenendo,
forchette, crescendo,. . . Se prima ci siamo occupati della
linea rossa del Metrostyle, esaminiamo ora la funzione di
una linea tratteggiata nera che suggeriva il volume del
suono (cioè la pressione) da ottenere attraverso i pedali
addetti alla alimentazione pneumatica. Anche qui però, come
per il Metrostyle, debbono avanzarsi riserve sulla
funzionalità della linea tratteggiata, che dovrebbe
suggerire al player pianist la dinamica della espressione.
La linea ha un andamento sinuoso da sinistra (pianissimo) a
destra (fortissimo); per meglio illustrarla sono stampate
sulla carta indicazioni come cresc., dim., pp., p., mf.,
f., ff..
Queste
linee6 sono insufficienti e imprecise. Quand’anche fossero
stampate correttamente sul rullo, il sistema della linea è
troppo grossolano per offrire una idea adeguata di tutti
gli impercettibili cambiamenti di tocco, e di volume sonoro
richiesti dalla composizione. Effetti quali le
accentuazioni e gli sforzando non possono essere indicati
appropriatamente da una semplice linea tratteggiata che
corre da sinistra a destra sulla carta del rullo. Quando
poi la linea è apposta con la stessa inattendibilità di
quella già menzionata a proposito del Metrostyle, la cosa
diventa disperatamente fuorviante e seguirla diventa peggio
che abbandonare l’espressione alla benevolenza (o al gusto
barbaro) del player pianist. Eppure, non sarebbe stato
difficile riportare accuratamente sui comuni rulli per la
Pianola le più essenziali indicazioni relative
all’espressione, fornendo all’operatore un aiuto per
suonare con proprietà. Un Manager della fabbrica dei rulli
ammise che ciò avrebbe comportato un aggravio di spesa di 6
pence a rullo (forse errava per eccesso ), ma anche questa
modesta cifra era considerata non commerciale dalla Aeolian
Company.
Ulteriori mezzi
per disciplinare l’esecuzione sono offerti dal controllo di
velocità dalla carta, che è indefinito, e dal controllo del
pedale destro effettuato attraverso una leva; tuttavia,
alcuni rulli presentano una perforazione specifica per il
suo azionamento automatico.
1.7 Il manuale dell’ Aeolian company a corredo delle
proprie pianole.
In appendice è riprodotta la brochure della Aeolian Company
che descrive il funzionamento e l’uso della sua Pianola
meccanica. La pubblicazione non è datata, ma con molta
probabilità risale al 1905.
Vai alla Seconda parte
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____________________________________________________________
NOTE
1. “È indubbio che il nostro cilindro fonotattico sia in
grado di esibire delle tali modulazioni sonore che nessuna
mano, per quanto agile, sarebbe mai in gradi di rendere”.
Traduzione dell’autore. Athanasius Kircher, Musurgia
Universalis, pag. 329 -Libro IX, Paradigma VI; Roma,
Corbelletti, 1650.
2. La capacità del cilindro fonotattico è tale che fa
dimenticare la più abile capacità dei più valenti
strumentisti. Traduzione dell’autore.
3. Con la Convenzione di Buffalo le principali case
costruttrici di piani automatici adottarono un sistema di
standardizzazione delle esecuzioni del player piano,
adottando da allora in poi la convenzione dei rulli con
capacità di suonare tutte e 88 le note.
4. “È con il più grande piacere che ho specificato i
movimenti di questo lavoro reso dal sistema metrostyle
sulla pianola tale e quale io l’ho concepito”. Traduzione
dell’auore; vedi figura 2.
1.
Confronta Player Piano Group Bulletin, n.° 65.
6. È ancora R. Reynolds che lo afferma, (PPG bull. 65, apr,
67)