Un restauro complesso:
un organetto senza scala.
Restauratore:
Leonardo Perretti

Alla relazione del restauro di questo strumento, stilata da
Leonardo Perretti, vi sono da aggiungere alcune note che il
restauratore ha omesso forse per troppa modestia:
Chi non restaura strumenti musicali o non è fra gli
"addetti ai lavori", come si dice in genere, non sa che gli
strumenti musicali meccanici, a differenza di quelli
classici, non hanno una scala musicale universale.
Ogni costruttore decideva la propria scala musicale, ovvero
quali note far suonare allo strumento e in quale ordine
(generalmente dalla più grave alla più acuta), e raramente
le diverse tipologie di strumenti che venivano fabbricate
nella stessa ditta mantenevano l'ordine delle note
inalterato.
Generalmente quando si compra uno strumento antico
quest'ultimo è mal ridotto: nel caso di uno strumento
cordofono spesso le corde sono mancanti o totalmente
stonate, mentre per gli aerofoni, come in questo caso, le
canne hanno subito tanti e tali danni da suonare note
totalmente diverse da quelle per cui erano state costruite.
Per le motivazioni appena esposte si sconsiglia sempre di
acquistare unicamente strumenti musicali meccanici che
abbiano la scala musicale ben contrassegnata (in generale
dietro ogni canna o accanto alle caviglie delle corde sono
leggibili le lettere della scala musicale antica o tedesca)
poichè, tranne nel caso in cui si disponga di uno strumento
identico in buone condizioni, è praticamente impossibile
ritrovare la giusta accordatura delle terminazioni sonore.
Nel caso dello strumento ora in questione, l'acquirente
sapeva che esso non era una strumento da comprare poichè,
oltre al non suonare, non disponeva della propria scala
musicale. Lo strumento venne ugualmente acquistato per via
della particolarità costruttiva (é piuttosto raro
incontrare spalloni-così viene detto questo strumento- che
abbia delle canne al posto delle corde, terminazioni ben
più consone in questa tipologia di strumento).
Questo strumento è stato inviato da numerosi restauratori
italiani ed europei senza che nessuno di questi riuscisse a
trovarne la giusta scala musicale.
Ogni speranza sembrava perduta sinchè lo strumento non
venne affidato agli studi di Leonardo Perretti, eccellente
e noto restauratore italiano, che trovò la chiave per
risolvere il problema in un modo eccezionale ed
innovativo...
Preannunciato tutto questo lasciamo il racconto dei fatti a
colui che ha ridato voce al nostro spallone a canne:
Leonardo Perretti.
Un
restauro complesso
E' in via di completamento il restauro di un piccolo ma
interessante organo da
strada; si tratta di uno strumento piuttosto inusuale,
conformato alla stessa maniera dei cosiddetti "spalloni",
cioè strumenti trasportati a spalla, con delle cinghie di
cuoio, ma in questo caso, anziché essere a corde, esso è un
piccolo organo a canne.Questo strumento era stato
recuperato dal nostro Presidente Franco Severi e si trovava
in uno stato di completo abbandono, le canne asportate e
accantonate, molte mancanti, al punto che non si aveva
neanche la possibilità di determinarne la scala.

Fig.
2- Cartello indicante il restauratore Borneto Giovanni
('800)
Sulla sua origine nulla ci è dato sapere; la tecnica
costruttiva riporta alla seconda metà dell'800 e l'unica
indicazione documentaria disponibile è un cartellino,
incollato sulla canna più grande, di un
"riparatore-accordatore" genovese, tale Borneto Giovanni
(fig. 2)
Il cartellino, a stampa, reca decorazioni stilizzate di
stile liberty. Dopo alcuni tentativi infruttuosi di
ripristino, si è deciso di tentare la ricostruzione della
scala partendo dall'analisi del cilindro, ripercorrendo
cioè, in un certo senso, a ritroso le tappe della
notazione, utilizzando tecniche informatico-digitali. Il
metodo utilizzato è stato il seguente. Si è partiti da una
ripresa fotografica con macchina digitale (Minolta Dimage 7
Hi), suddividendo il cilindro in tre fasce
(sinistra-centro-destra); per ogni fascia sono state
scattate 65 fotografie, tenendo la macchina fotografica
fissa a distanza costante di circa 3 metri dal cilindro e
ruotandolo, per ogni scatto, di circa 5,6 gradi (la 65a
foto serviva solo per completare la copertura
sovrapponendosi alla prima).

Fig.
3- Il cilindro.
Nel particolare le linee di riferimento per la trascrizione
delle note.
Il passo successivo è consistito nel "ritagliare"
digitalmente le fasce centrali di ciascuna foto,
perpendicolari all'obiettivo, per un'altezza di circa 1
centimetro, in modo da minimizzare l'errore di prospettiva,
e poi unirle a quelle adiacenti, così da ottenere
l'immagine completa del cilindro "srotolato" suddivisa
nelle tre fasce longitudinali.
La fig. 4 è l'immagine di una delle fasce. L'alta
risoluzione utilizzata nelle riprese fotografiche permette
di ingrandire i chiodi e la superficie del cilindro in modo
da visualizzarne i dettagli più minuti. Le immagini
complessive sono state poi inserite in un programma di
grafica

Fig.
4- Immagine complessiva "srotolata" della fascia destra del
cilindro.
vettoriale, inquadrate all'interno di una griglia
dimensionale, evidenziando le linee dei chiodi da
analizzare. Si è deciso di rilevare i primi due brani (il
cilindro contiene 10 brani) trascrivendo, per ciascuna
linea di chiodi, le posizioni iniziale e finale di ciascun
chiodo rispetto alla linea iniziale. Poiché nell'utilizzo
normale il cilindro ruota con velocità costante, le
distanze dei chiodi dalla linea iniziale sono proporzionali
al tempo, e indicano, a meno di una costante di
proporzione, l'istante esatto in cui la nota verrà
eseguita. Una volta rilevate le posizioni di ciascun chiodo
o ponte, queste misure sono state trascritte all'interno di
un programma di composizione musicale (Cakewalk Metro) come
eventi MIDI. Questo programma possiede una funzione molto
utile per il nostro caso, e cioè consente di visualizzare
il brano come fosse un "rullo perforato", il cui aspetto è,
ai fini pratici, identico al cilindro chiodato (vedi fig.
5) Il programma permette inoltre di spostare in blocco le
note corrispondenti a un determinato tasto (=linea di
chiodi) da un tasto all'altro della tastiera virtuale.

Fig.
5- Il diagramma delle note del brano ricostruito in MIDI
A questo punto abbiamo il nostro brano ricostruito nel
programma di composizione, ma non conosciamo le note
corrispondenti alle varie linee di chiodi, e qui comincia
la parte più
delicata e incerta dell'indagine. Si è cercato di
recuperare tutti gli indizi ed elementi utili allo scopo;
una prima indicazione è venuta dalla disposizione delle
canne sul somiere. Poiché le canne, come si è detto, erano
asportate dall'organo, e molte di esse erano mancanti, non
era possibile determinarne l'esatta posizione, tuttavia
alcune di esse hanno caratteristiche tali per cui la loro
posizione è obbligata; inoltre, sopra le canne erano
apposte varie numerazioni, delle quali una, apparentemente
la più antica e quindi verosimilmente quella tracciata dal
costruttore originale, fornisce ulteriori indicazioni;
infine, esiste una regolarità nell'andamento delle canne,
che indica una disposizione a cuspide per quelle dei bassi,
e a cuspide rovesciata per quelle acute. Va anche detto che
il cilindro reca, in prossimità del margine sinistro, due
numerazioni parallele che suddividono la circonferenza una
in 48, l'altra in 32 parti, corrispondenti evidentemente
alla suddivisione delle battute dei brani, e questo
costituisce un ulteriore elemento che aiuta nella loro
reinterpretazione. Riorganizzando opportunamente le file di
chiodi sulla base di questi dati si è ottenuta una prima
ipotesi di scala, che è stata verificata ascoltando i
brani, sintetizzati dal computer; operando successivamente
vari spostamenti e verifiche delle note, si è arrivati ad
un'ipotesi finale ragionevolmente congrua, considerato che
i due brani presi in considerazione erano ignoti, per lo
meno al restauratore. La scala che ne è risultata è quella
diatonica con l'aggiunta del Sib, estesa dal Do di 4' al Mi
di 1/4'. Una volta determinata la scala, le canne sono
state accordate di conseguenza, utilizzando molte di quelle
già ricostruite nei tentativi precedenti per completare le
lacune.
Leonardo Perretti