Restauro dell'Ariston
di Giuseppe Garibaldi
Restauratore:
Mauro Baldazza
Garibaldi
e i suoi organetti

Forse
non tutti sanno che a Garibaldi piaceva, al tramonto,
sedere nel patio della sua modesta casa di Caprera ad
ascoltare la musica dei suoi organetti.
Esistono documenti e testimonianze dell’amore di Garibaldi
per gli strumenti meccanici. Nella casa museo della sua
amata isola ci sono ancora oggi conservati un Ariston, un
piano a cilindro e un grammofono Patè.

Garibaldi, il mitico eroe dei due mondi, nei momenti di
delusione politica si ritirava a Caprera e ascoltava le
musiche che lo avevano accompagnato in battaglia o le arie
di Giuseppe Verdi che molto amava e che ancora oggi si
possono trovare chiodate nei suoi piani a cilindro o nei
dischi dell’Ariston.
Un particolare che la storia ufficiale non cita è che
Garibaldi era talmente affezionato alla musica ed al suo
Ariston che, pare, non se ne separasse nemmeno quando era
in viaggio o in guerra, cosa che gli capitava sovente.

Il
Restauro
Nel 2003 la Soprintendenza dei Beni Culturali di Sassari
decise di restaurare l’Ariston, il piano a cilindro e il
grammofono di Garibaldi che, a causa delle pessime
condizioni in cui si trovavano, erano divenuti strumenti
musicali muti.
A causa dell’oblio prettamente italiano in cui è caduta la
musica meccanica, non è semplice trovare professionisti in
grado di restaurare in modo completo e competente gli
strumenti meccanici, ed è per questo che la soprintendenza
dei beni culturali di Sassari si rivolse all’ AMMI: unica
associazione culturale di musica meccanica in tutta Italia.
Il primo dei tre restauri ha interessato l’Ariston,
prelevato dalla casa garibaldina di Caprera nel 2003,
riconsegnato nel febbraio 2004 e restaurato da
Mauro Baldazza.
Il lavoro di restauro, rigorosamente conservativo, ha
interessato sia le parti meccaniche e di lettura, sia la
parte estetica.
Alla cerimonia di riconsegna dell’Ariston erano presenti il
restauratore Mauro Baldazza, il presidente dell’AMMI Franco
Severi, i rappresentanti della sovrintendenza dei beni
culturali di Sassari, i responsabili del Compendio
garibaldino e il direttore del museo dott.sa Willy Paris.
Qui sopra alcuni particolari dell'Ariston prima del
restauro
La
cerimonia di riconsegna dello strumento restaurato. Al
centro Wally Paris, Storico dell'arte - Direttore
responsabile scientifico del Compendio Garibaldino e
Franco Severi, presidente dell'AMMI
DESCRIZIONE
DEGLI INTERVENTI ESEGUITI:
L’ARISTON
del Compendio Garibaldino di Caprera era in disuso già da
tempo ed era assolutamente inefficiente. I lavori eseguiti
hanno avuto lo scopo di ripristinare lo stato originale e
la funzionalità dello strumento senza alterarne le
caratteristiche foniche ed i criteri costruttivi.
Lo strumento è stato prelevato dal Compendio Garibaldino il
giorno 12 nov 2003 e quindi trasferito presso il nostro
laboratorio di Longiano (FC), in via Borgo Fausto, 50.
Durante il viaggio l’Ariston era contenuto in cassa lignea
imbottita, a cui erano stati applicati i sigilli. Lo
strumento è stato coperto da assicurazione relativamente ai
trasporti ed al periodo di permanenza presso il nostro
laboratorio.
Una volta eseguiti i necessari rilievi fotografici, lo
strumento è stato smontato nelle sue parti: rimossa la
chiusura superiore fermata con viti dall’esterno, quindi
smontate le meccaniche di trascinamento del disco, i
mantici, le meccaniche della lettura, il somiere.
A questo punto le parti in legno sono state trattate contro
il tarlo; l’intervento era necessario in quanto l’azione
del tarlo aveva già interessato una parte non indifferente
del mobile. Il trattamento è stato eseguito utilizzando
specifici prodotti liquidi (Permetar della Phase), che sono
stati applicati mediante pennellatura e iniezione nei fori
di sfarfallamento.
RESTAURO del MOBILE: abbiamo considerato di eseguire un
intervento di tipo strettamente conservativo. Dopo una
prima pulitura dalla polvere è stata eseguita una
integrazione della gommalacca, limitata alle screpolature
esistenti. Abbiamo avuto cura di conservare le dorature
presenti. I fori dei tarli, che costituivano una via di
fuga per l’aria, sono stati accuratamente chiusi facendo
uso delle apposite cere colorate.
Il mobile è quindi stato protetto con cera composta da cera
d’api decerata e cera carnauba.
MANTICERIA: i due mantici alimentatori a cuneo sono stati
aperti sul lato della cerniera e sui due lati adiacenti,
quindi rimosse le pelli.
Sono state smontate le due valvole di ritegno; queste sono
formate da una striscia di pelle tesa, inchiodata ed
incollata sui due lati più distanti, che poggia su tre
fori. Le valvole sono state rifatte con nuova pelle simile
alla originale, nuovamente inchiodate ed incollate con
colla animale a caldo; sono state mantenute le tre strisce
di cartoncino di rinforzo originali. Sono state rinnovate
le pelli agli spigoli e alla cerniera, mantenendo misure e
fattura delle pelli originali.
È stato rimosso anche il mantice stabilizzatore, quindi
sostituite le pelli ai 4 spigoli ed alla valvola di sfiato,
usando sempre la tradizionale colla cervione a caldo. Il
cartoncino originale delle pieghe è stato mantenuto. È
stato necessario sostituire il filo di acciaio della molla
della valvola di sfiato, tranciato dalla ruggine.
I mantici sono stati rimontati: dopo avere nuovamente
inserito della cera per ance attorno ai fori di
aspirazione, i 2 mantici alimentatori sono stati fissati
alla parete del mobile ciascuno con le sue 4 viti
dall’esterno.
Il mantice stabilizzatore è stato fissato con le sue due
viti dall’esterno e con i suoi due chiodini dalla parte
opposta. I bordi della camera della manticeria sono stati
nuovamente sigillati con la apposita cera per ance, mentre
nel bordo superiore è stata sostituita la guarnizione di
pelle bianca di agnello. La molla è stata semplicemente
pulita, mentre si è ritenuto opportuno ricostruire la
assicella di appoggio della molla in abete (quella
presente, non originale, era troppo esile per poter
garantire la resistenza nel tempo alla forza della molla).
La MECCANICA del movimento è stata pulita dalle tracce di
grasso seccato, quindi rimontata. Sono state rinnovate le
rondelle di pelle di agnello che assicurano la tenuta
d’aria nei punti in cui il movimento passa all’esterno,
verso la manovella e verso il piattello che muove il disco.
Sono stati nuovamente ingrassati la vite senza fine e la
ruota dentata di faggio.
Il SOMIERE è stato smontato: rimosse le ance, rimossi i
ventilabri.
È risultato subito evidente che l’incollaggio delle parti
del somiere non era più affidabile. Alcune parti in larice
che facevano parte del piano di battuta dei ventilabri
erano visibilmente scollate, inoltre la colla all’interno
dei canaletti era screpolata al punto da non garantire la
separazione fra i singoli canaletti. Abbiamo provveduto a
rimuovere la colla vecchia, quindi incollare nuovamente il
piano d’appoggio delle ance e ripassare la colla a caldo
all’interno dei canaletti.
E’ stata sostituita la doppia pelle ai ventilabri con pelle
di agnello simile all’originale. È stata mantenuta la
lingua originale di pelle di capra che funge da cerniera,
ancora in buone condizioni.
I tre supporti di ancoraggio dei ventilabri sono stati
consolidati con consolidante Paraloid nei punti attaccati
dal tarlo.
I tre ancoraggi sono nuovamente stati fissati al piano del
somiere con i propri chiodi e con colla a caldo. Sono stati
rimontati i 3 listelli impellati di battuta in apertura dei
ventilabri.
Le ANCE, che erano fermate con la apposita cera, sono state
pulite dalle tracce di cera senza fare uso di prodotti
chimici o abrasivi. Di ogni ancia è stato controllato il
centraggio della linguetta rispetto all’asola in cui deve
vibrare, quindi verificata la efficienza. A parte qualche
sporadico ritocco del centraggio, le ance apparivano in
buone condizioni e tutte originali. Sono state nuovamente
collocate nelle rispettive sedi, nuovamente fermate con i
due chiodini agli estremi e fermate con l’apposita cera per
ance.
A questo punto il somierino è stato nuovamente montato
nella sua sede, fermato con le sue due viti dall’esterno e
con i suoi due chiodi sul lato opposto. La camera con le
ance è stata nuovamente chiusa superiormente con il suo
pannellino di abete incartato e quindi sigillata con
l’apposita cera nei bordi e con pece greca sul bordo del
pannellino, come era originariamente. Nel pannellino di
chiusura inferiore sono state sostituite le guarnizioni in
pelle di agnello e le viti; queste ultime, col filetto
mangiato dalla ruggine, sostituite con viti simili a testa
tonda.
La meccanica dei tastatori, pulita dalle tracce di polvere
invischiata nell’olio, è stata nuovamente rimontata. Ha
richiesto un certo lavoro la messa punto del sistema di
lettura e di apertura dei 6/6
ventilabri. L’unico modo di intervento in questo senso è
agire sulla impercettibile piegatura del filo di ottone che
collega il dente tastatore al ventilabro, fino ad ottenere
la simultanea chiusura dei ventilabri nella medesima
posizione di tutti i tastatori e ottenere la giusta forza
richiesta per il movimento dei denti.
È stato rinnovato il feltro verde di battuta dei tastatori
che mantiene allineati e limita la corsa dei denti quando
sono sollevati.
Il braccio che mantiene aderente il disco ai tastatori è
stato semplicemente pulito con essenza di trementina, per
evitare di rimuovere le piccole tracce di doratura rimaste.
È stato rimontato al suo posto, correggendo gli spessori di
cartoncino che ne determinano la giusta altezza. L’esatto
posizionamento di questo braccio è fondamentale per il
corretto funzionamento del sistema;
rappresenta una delle parti più delicate e critiche dello
strumento.
Si è passati alla verifica del corretto funzionamento dello
strumento e quindi al ritocco della accordatura. Gli
interventi hanno interessato in particolare 5 ance (Mi 2,
Re# 3, Mi 3, Fa# 3, Sol# 3) che avevano un discostamento
compreso fra 15 e 25 centesimi di semitono. Per le altre è
stato sufficiente qualche minimo ritocco, mentre 4 ance non
sono state toccate. E’ stato mantenuto il corista trovato,
che è risultato pari a 445 Hz.
Durante l’esecuzione dei lavori si ha avuto la massima cura
al fine di rispettare le caratteristiche foniche ed i
criteri costruttivi originari.