Intervista a Franco Severi


Quando e come nasce il tuo interesse per gli organetti?

Il mio incontro con la musica meccanica fu del tutto occasionale. Nel 1990 andai assieme ad altri, a visitare un Museo, a Savio di Ravenna. Era il Museo Marini. Fu una folgorazione, un’emozione incredibile nel vedere e ascoltare questi strumenti a me sconosciuti che, con dei cilindri pieni di chiodi o srotolando cartoni forati, producevano fantastiche armonie.

Ma non finì così. Vero?

Ovviamente no. Dopo giorni l’emozione non era ancora sfumata, anzi continuavo a ripensare a quegli strani oggetti e così un giorno mi ritrovai davanti al Museo. Era aperto, entrai e mi presentai alle proprietarie, le sorelle Marini, Maria Grazia e Marinella. Manifestai loro il desiderio di acquistare uno strumento che rappresentasse al meglio la musica meccanica e in particolare quella italiana. Dopo tanta insistenza le sorelle Marini, ancora oggi care amiche, si resero disponibili cedermi un Piano a Cilindro che il papà Marino Marini, fondatore del museo e deceduto nel 1985, conservava in una casa di vacanza.
Era un de Vecchi, Michele de Vecchi di San Michele Extra di Verona. Il più bravo e il più importante fra i circa cento costruttori nazionali, soprattutto per la qualità dei suoi arrangiamenti.


E così ti portasti a casa il primo organetto. Il primo di un’importante collezione. Lo conservi ancora suppongo?
Naturalmente. Questo pezzo che ancora amo profondamente, allora scatenò in me la passione per la musica meccanica. Iniziai a visitare musei in Europa, ad associarmi a vari club dedicati, a frequentare eventi, visitare mercatini e quindi ad acquistare strumenti.

Prima appassionato, poi collezionista e infine arriva Giovanni. Giovanni Racca. Il tuo autore preferito.

Fu un vero colpo di fulmine, rimasi subito affascinato dal Piano Melodico costruito da Racca. Mi misi subito alla ricerca dei venti modelli da lui costruiti in tutta la sua vita. Oggi la mia collezione è completata, posseggo almeno un pezzo per ogni modello da lui ideato e costruito. La mia raccolta è unica al mondo ed è corredata da oltre venti chilometri di cartoni perforati e da tanti documenti originali che metterò a disposizione di chi volesse fare delle ricerche.


Cosa ti ha affascinato e colpito di Racca?

L’eleganza delle linee, la melodia del suono e la unicità del suo progetto. Una vera rivoluzione nel mondo della musica meccanica.


E come nasce l’AMMI nel 1998. Dieci anni fa..

Era il completamento e la realizzazione di un progetto. Ebbi la fortuna di avere il sostegno di alcuni amici che mi aiutarono in questa mia follia. Eravamo allora solo cinque compagni di bevute, ora invece siamo tanti, qualche centinaia e l’AMMI è la più importante associazione di m.m. italiana e una delle prime nel mondo.


Che progetti hai in mente nell’immediato?


Continuare a recuperare e a diffondere in Italia la m.m. che grazie a noi non è più sconosciuta. Approfondire la ricerca musicologia in collaborazione con giovani studiosi e con il supporto di macchinari che stiamo realizzando.Incrementare il rapporto e la collaborazione fra le varie associazioni mondiali.

E tante altre cose che per ora non mi dici.

Si. Ma il giornale avrebbe bisogno di tante altre pagine. E non ce le possiamo permettere.


Grazie Franco e buon lavoro. E che Giovanni ti assista!